La fine di un'era

Il saluto del sindaco Alida Potieri alla sua Comezzano - Cizzago

L'intervista di fine mandato al primo cittadino uscente che non si candiderà

Il saluto del sindaco Alida Potieri alla sua Comezzano - Cizzago
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"Non posso dire di aver fatto tutto giusto, ma con sincerità affermo di averci provato e di aver agito sempre per il bene della mia comunità". Con queste parole si possono racchiudere al meglio i cinque anni di mandato targati Alida Potieri. Primo cittadino uscente di Comezzano - Cizzago, non si ricandiderà e farà un passo di lato, ma senza mai voltare le spalle alla sua squadra, quella di "Insieme si può".

Il saluto del sindaco Alida Potieri alla sua Comezzano - Cizzago

Di esperienza ce n’è tanta, ma per le interviste c’è ancora la timidezza di sempre. Martedì mattina, però, il sindaco uscente, come altri prima di lei, è entrata dalla porta del ChiariWeek e si è seduta al tavolo per fare il bilancio di questi cinque anni (che, in verità, sono stati solo il culmine di un’esperienza di più di 20 anni).

Come sono stati questi cinque anni?

Interessanti, ma non nego che sono stati anche difficili. Abbiamo avuto la supercella e poi il Covid, le prime avvisaglie in paese sono arrivate già il 22 febbraio del 2020. Non è stato un periodo semplice, non sapevamo nemmeno come muoverci. Però, comunque, non posso negare. E’ stata una bella esperienza, che mi ha dato e lasciato tanto. E anche io ci ho messo tutta me stessa.

Quali sono le difficoltà che ha trovato al momento dell’insediamento?

Quando ci siamo insediati abbiamo fin da subito capito che non sarebbe stato semplice. Abbiamo dovuto, in primo luogo, affrontare la mancanza di dipendenti comunali. Ce n’erano solo 5 e l’Ufficio tecnico era completamente sprovvisto. E poi bisognava subito affrontare la questione della mensa: la richiesta era maggiore a quella della capienza ed era necessario affrontare il problema della palestra. In tutto ciò, piano piano, oltre alla pandemia, si è inserito il problema dell’aumento dei prezzi, dell’energia e delle materie prime, mentre il 110 ha portato una serie di richieste ancor maggiore all’Ufficio tecnico che, senza personale, non poteva rispondere al meglio. Abbiamo iniziato, piano piano, a mettere in ordine quanto potevamo, ragionando per priorità. Oggi, per dirne una, il Comune ha 9 dipendenti.

Le sue esperienze di vita e l’impiego in un altro Comune l’hanno aiutata ad affrontare questo ruolo?

Sono nata a Barbariga, proprio di fronte al Comune. Ho sempre pensato, anche in modo divertente, che questo fosse il mio destino. Fin da giovane ho iniziato a spendermi per la comunità, inizialmente nell’ambito parrocchiale e poi nella raccolta della carta e tanto altro ancora. La volontà di fare qualcosa per gli altri non mi ha mai abbandonata. Poi ci sono state una serie di circostanze: mia mamma Angela, per esempio, già da piccola mi faceva compilare i bollettini, mi mandava in posta e a fare le commissioni: mi ha insegnato a fare da sola, anche ad attendere il mio turno. Di seguito ho avuto la fortuna di conoscere una persona, che oggi non c’è più, che mi ha insegnato che non dovevo vergognarmi o avere timore quando mi spendevo per gli altri. Così, ho iniziato a capire cosa volesse dire fare effettivamente parte di una comunità. Quando nel 1983 mi sono sposata con Piero e sono venuta a vivere a Comezzano – Cizzago, inizialmente mi sono trovata spaesata, mi mancava qualcosa. E poi, una serie di eventi che si sono concatenati tra loro, mi ha portata prima ad avvicinarmi alla parrocchia, e poi alla politica. Ma il mio modo di vedere la politica è sempre stato quello di mettersi a disposizione degli altri.

Cosa le ha dato maggiori soddisfazioni, a livello umano e di opere?

I rapporti umani sono sempre stati la mia priorità e posso dire di aver dato tanto, ma di aver ricevuto ancor di più. Ci sono cose che mi emozionano, come per esempio le persone che si ricordano di una semplice telefonata fatta durante il periodo del Covid, l’interesse dei più piccoli durante gli incontri a scuola, ma anche la perseveranza, l’impegno e la dedizione che ho visto nel mio gruppo che in questi anni ha saputo restare insieme nonostante le difficoltà. Le cose sono state chiare fin da subito: nessun favoritismo o preferenze, e questo, si sa, porta anche a scontrarsi con persone vicine. Invece, ognuno ha agito per il meglio e insieme abbiamo affrontato le criticità, decidendo sempre a maggioranza. Questo mi rende fiera. Per quanto riguarda, invece, opere e progetti, nonostante le avversità incontrate, la mensa e la palestra mi rendono orgogliosa, ma non come sindaco o Alida. Sono contenta perché è stato dato un servizio alla comunità. Inoltre, abbiamo sempre cercato di agire al meglio per garantire la sicurezza dei nostri concittadini, in diversi ambiti.

Non ci sarà un secondo mandato. Cosa c’è nel futuro? Cosa dice a chi resta? Ci sono dei ringraziamenti da fare?

Con un po’ di incoscienza e molto coraggio, proprio come abbiamo fatto con le decisioni della palestra, 10 anni fa prima e cinque anni fa poi, è stata quasi una casualità che io fossi il candidato. Dal ruolo in minoranza, fino a quello di presidente della Biblioteca, non mancava l’impegno ma non pensavo che sarei arrivata a ricoprire tale ruolo. Oggi posso dire che è stato un grande onore, ma le parentesi si chiudono e io sono pronta a fare un passo di lato. Ad esserci se avranno bisogno di me, ma allo stesso tempo senza fare ombra a nessuno con la mia figura. E’ stata una decisione difficile, ma sono certa essere quella giusta. Colgo l’occasione per dire grazie. Grazie in primis alla mia famiglia, a mio marito Piero, a mia figlia Marta, a mia mamma Angela e a tutti coloro che mi sono stati accanto in questi anni. Un grazie, enorme, alla mia squadra: mi ha dimostrato che davvero «Insieme si può» non è solo uno slogan, ma che anche quando non si riesce a centrare subito l’obiettivo, l’importante è restare insieme. Grazie agli uffici, al segretario, agli incaricati vari e a tutti i volontari che si sono sempre spesi per la comunità. Ci sarebbe così tanto da dire, ma chiudo dicendo che ho sempre pensato che la preparazione sia alla base di tutto: in questi anni mi sono spesa affinché si potesse continuare a imparare e capire il funzionamento della macchina comunale. Il mio obiettivo è stato fare in modo che quelli intorno a me potessero capire che la politica, intesa come la intendo io, è davvero mettersi a disposizione degli altri. Il sindaco non è “padre padrone”, ma una persona che fa, al servizio. Lascio sapendo che il messaggio è passato e che la mia squadra saprà fare ancora meglio. La sento ancora la mia squadra, il mio gruppo. Sono certa che Emanuele e gli altri possano intraprendere la strada giusta, partendo dalla continuità e portando l’innovazione. Abbiamo gli stessi valori.

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