bassano bresciano

Una protesta a suon di striscioni: “La Dad non è scuola”

La scritta ha fatto la sua comparsa questa mattina, appesa all'ingresso del plesso delle medie.

Una protesta a suon di striscioni: “La Dad non è scuola”
Cronaca Bassa, 18 Gennaio 2021 ore 17:36

Protesta a suon di striscioni: è successo oggi a Bassano bresciano dove fuori dal cancello delle scuole medie è comparso uno striscione contro la didattica a distanza.

Protesta a suon di striscioni: “La Dad non è scuola”

Sarebbero dovuti tornare a scuola, come ogni mattina, assieme ai compagni e ai propri docenti. E invece no: perché fra le imposizioni della zona rossa, una misura decisa dal ministro Speranza venerdì e entrata in vigore ieri, domenica 17 gennaio, nonostante le proteste sul fronte politico, c’è anche la didattica a distanza non solo per gli studenti degli istituti superiori, ma anche per i ragazzi della seconda e della terza media.

A qualcuno, però, non è andata giù. E così vicino all’ingresso del plesso, appeso sulla ringhiera da mani che per ora rimangono ancora anonime, ha fatto la sua comparsa uno striscione che recita: “La Dad non è scuola”. Un messaggio forte e chiaro, che porta con sè la voce di tanti studenti (ma anche professori e genitori), preoccupati delle ripercussioni che questa questa didattica a distanza “forzata” potrà avere livello formativo, ma anche relazioni, sui giovani che altro non vogliono se non tornare a scuola.

Le proposte

Lo striscione è saltato anche all’occhio del sindaco di Bassano bresciano, Michele Sbaraini, contrario all’applicazione della didattica a distanza anche per gli studenti dei primi due anni delle medie. Lo stesso pensiero anche di molti sindaci del territorio, fra i quali stanno maturando una serie di proposte.

“Per ora non c’è ancora nessun documento ufficiale, ma tra le idee avanzate è emersa anche quella di chiedere all’Ufficio Scolastico (magari in collaborazione anche con gli istituti d’istruzione) delle deroghe per i paesi più piccoli – ha spiegato Sbaraini – La situazione dovrebbe essere valutata anche in base ai numeri della popolazione scolastica. In una realtà di piccole dimensioni, dove i ragazzi che frequentano la seconda e la terza media sono davvero una piccola percentuale, che differenza può fare mandarli a scuola? L’incidenza è davvero limitata, se non pari a zero”.

 

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