Cronaca

Dolore al tallone o alla pianta del piede? Come riconoscere la fascite plantare

Dolore al tallone o alla pianta del piede? Come riconoscere la fascite plantare
Cronaca 04 Novembre 2021 ore 14:30

La cosiddetta fascite plantare è una malattia infiammatoria della fascia che riveste la muscolatura della pianta del piede. Si concretizza con un dolore al tallone (tallonite o tallodinia). Si tratta di una problematica abbastanza diffusa. Particolarmente fastidiosa, può determinare un netto peggioramento della qualità di vita di chi ne è colpito. Ce ne parla il dottor Guido Carbone, medico chirurgo ortopedico in Franciacorta, punto di riferimento sul territorio bresciano, specializzato nelle tecniche chirurgiche mini invasive più evolute.

Le cause della fascite plantare

Tecnicamente la fascite plantare si manifesta con infiammazione e dolore al legamento arcuato, ovvero la fascia fibrosa che unisce la zona plantare interna del calcagno con la base delle dita.
Si tratta di un legamento importante per via del ruolo che ricopre nella trasmissione del peso corporeo al piede mentre si cammina e si corre.
Il legamento arcuato (o fascia plantare) ha la funzione di ammortizzare il peso del corpo adattandosi alla superficie del terreno. Quando i carichi che sollecitano la fascia sono eccessivi possono provocare infiammazione e microlesioni dolorose del legamento stesso con un vero disagio durante la camminata (con temine medico detta deambulazione).
La malattia potrebbe essere determinata da attività sportive come la corsa, il tennis e il calcio. Altra causa potrebbe essere il calzare scarpe non idonee, soprattutto se dotate di suola piatta e rigida non in grado di sostenere la concavità anatomica con conseguente stress durante il cammino.
Anche piedi con struttura anatomica alterata possono provocare questa fastidiosa malattia.

Dott Guido Carbone

Fascite plantare, i sintomi

Il dolore plantare spesso si presenta con il risveglio durante i primi passi e si localizza alla pianta del piede in vicinanza del tallone dando luogo alla cosiddetta tallonite. E’ un dolore relativamente elevato che influenza negativamente la camminata del paziente.
Solitamente il dolore è localizzato al tallone, ma talvolta anche nel centro della pianta del piede. L'ortopedico noterà al semplice sguardo la tensione della fascia plantare che appare come una corda sottocutanea, sporgente e sottesa all’arco plantare. Tale fascia duole alla pressione. Quando la patologia raggiunge uno stadio avanzato, a livello del calcagno è palpabile una tumefazione corrispondente alla borsite neoformata. Il dolore nella gran parte dei casi si sviluppa gradualmente: più acuto al mattino tende ad attenuarsi dopo aver effettuato i primi movimenti. Il dolore si riacutizza poi, dopo essere stati seduti a lungo

La diagnosi

Chiaramente è l'ortopedico a effettuare la diagnosi al termine di una visita specialistica. In caso di dubbio, possono rendersi necessarie indagini strumentali. Le radiografie spesso evidenziano i cosiddetti «speroni» al calcagno che sono espressione della reazione infiammatoria cronicizzata e reattiva dell’osso all’insulto continuo nella sede in cui la fascia si inserisce sul calcagno.
Anche l’ecografia è in grado di mostrare ispessimenti nelle dimensioni della fascia plantare tipici di questa patologia indirizzando il medico sulla corretta diagnosi.

Terapia

Sono cinque i passi fondamentali per curare la malattia. In primo luogo occorre fare lo stretching del tendine achilleo e della fascia plantare per riabituarli a ritrovare la necessaria elasticità.
Quindi è necessario tornare a fare uso di calzature idonee e ricorrere a plantari anatomici personalizzati sul proprio difetto, in modo da ridurre la possibilità di insorgenza della patologia. Le calzature devono avere la caratteristica di essere molto ammortizzanti e anche morbide.
Terzo step è il ricorso a terapie mediche e fisiche, per esempio sottoponendosi a cicli di onde d’urto e Tecar terapia.
I farmaci anti-infiammatori, infine, possono, se associati alle terapie fisiche, ridurre il dolore plantare.
Molto utilizzate poi le terapie infiltrative, utili soprattutto nei casi più dolorosi e cronicizzati.
Sono infiltrazioni con steroide nella sede del dolore per spegnere localmente il processo infiammatorio e il dolore collegato.

Quando ricorrere alla chirurgia

Quando pur praticati con con costanza, nessuno dei percorsi precedenti ha dato esito positivo e la patologia si dimostra particolarmente resistente ai trattamenti per un periodo di oltre 6 mesi, l’ultima spiaggia è rappresentata dalla chirurgia.
La tecnica tradizionale consiste nella sezione della fascia alta (o legamento arcuato) effettuando un’incisione medio-plantare; quella mini-invasiva, invece, comporta un solo mini-accesso cutaneo con strumenti adeguati asportando, se necessario, anche l’ésostosi ossea calcaneare per un più rapido e completo recupero funzionale. Questo intervento si esegue senza incisioni chirurgiche in appena 7/8 minuti. L'operazione è indolore, non lascia cicatrici, permette di tornare a camminare immediatamente (facendo attenzione a non appoggiare troppo sul tallone interessato).
Il recupero avviene velocemente e le complicanze sono eventualmente minime, ma a dire il vero in quasi tutti i casi assenti.
L'importante è sempre affidarsi a specialisti qualificati, che sappiano indicare un percorso terapeutico efficace.

Fascite plantare: i soggetti predisposti

Non c’è un’età precisa in cui può insorgere la fascite plantare, ovvero l’infiammazione della fascia plantare o del cosiddetto legamento arcuato, cioè di quella struttura fibrosa che si trova nella regione plantare del piede con decorso che va dal calcagno alla base delle dita.
Ci sono piuttosto dei soggetti predisposti: gli sportivi, i pazienti in sovrappeso, le donne in gravidanza e molti di coloro che, soprattutto per lavoro, utilizzano scarpe rigide.
Pazienti che praticano corsa, basket, tennis e calcio, sollecitando in modo eccessivo la pianta del piede, se predisposti, possono sviluppare più facilmente la malattia. Lo stesso dicasi per tutti coloro che sono soliti, sul lavoro, portare calzature anti-infortunistiche.

A chi rivolgersi?

Tra i punti di riferimento sul territorio bresciano e in Franciacorta per la cura delle patologie dell’avampiede oggi c’è il dottor Guido Carbone, medico chirurgo ortopedico, specializzato nelle innovative terapie mini-invasive. Ogni giorno al servizio dei pazienti all’Istituto Sant’Anna di Brescia (030.31971119), al Poliambulatorio San Matteo di Roncadelle (030.2585435), al Poliambulatorio San Gregorio di Cologne (030.7156761), presso il poliambulatorio Corte dei Disciplini di Travagliato (030.6862404) e, infine, a Travagliato nel suo studio privato.

Per maggiori informazioni: 335.6635217 o visitare il sito dottorguidocarbone.it

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