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Tra Brescia e Bergamo un impianto per riciclare i rifiuti fino al 95%

Alla cerimonia di posa simbolica della prima pietra del maxi impianto che sorgerà tra Grumello e Chiuduno c'era la campionessa paralimpica palazzolese Veronica Yoko Plebani, madrina dell'evento.

Tra Brescia e Bergamo un impianto per riciclare i rifiuti fino al 95%
Attualità Sebino e Franciacorta, 10 Ottobre 2022 ore 19:47

Un impianto-giardino che rigenera i rifiuti raccolti tramite la differenziata fino al 95% e che si integra con il territorio circostante e i suoi abitanti. E’ il progetto innovativo della Servizi comunali Spa di Sarnico, società nata 25 anni fa con la partecipazione di 16 Comuni che oggi serve un bacino di 114 paesi, compresi il Basso Sebino e la Franciacorta (Coccaglio e Cologne sono due degli ultimi entrati a far parte della partecipata).

Un impianto per riciclare i rifiuti fino al 95%

Nel corso della cerimonia per l’anniversario di fondazione, svoltasi nella sede tra Grumello e Chiuduno, nella bergamasca, è stata posata la prima pietra del nuovo impianto sostenibile, unico in Europa. Per la realizzazione serviranno 40 milioni di euro, venti dei quali già accantonati e 6 già investiti per l’acquisto dei terreni circostanti. Il progetto è in lizza per ottenere i fondi del Pnrr per la Transizione ecologica.

"E’ sempre un’emozione confrontarsi con la propria storia, perché significa confrontarsi con la stratificazione giornaliera di tutto quello che ci ha riguardato - ha dichiarato l’amministratore delegato Enrico De Tavonatti - Guardare indietro e vedere quanto ci siamo allontanati da quello che ci sembrava un cammino iniziale condivisibile, in realtà ci racconta dell’infinita distanza che abbiamo raggiunto dal punto in cui eravamo partiti".

Madrina dell’evento, cui hanno preso parte gli amministratori del territorio e dei Comuni serviti dalla società, la campionessa paralimpica Veronica Yoko Plebani di Palazzolo. A benedire la prima pietra, invece, il vescovo di Vigevano, monsignor Maurizio Gervasoni, originario di Sarnico.

"Stiamo parlando di un impianto che dal punto di vista meccanico, e cioè dal punto di vista di quello che fa, non è innovativo in senso estremo: abbiamo migliorato ciò che altri hanno già fatto - ha proseguito De Tavonatti - Quello che è veramente innovativo ed eccezionale è lo scopo che abbiamo dato a questo progetto. Tutto ciò che viene chiamato economia circolare e smaltimento a chilometro zero... noi lo abbiamo fatto. Abbiamo costruito un impianto-giardino all’interno di una comunità e di una condizione urbana in cui questo impianto convive con le necessità dei cittadini. Abbiamo scommesso di non dare noia a nessuno, non fare rumori, polveri e odori e contribuire a migliorare la qualità dei residui di raccolta differenziata. Un atto di civiltà dovuto è imparare a smaltire, riciclare e riusare i propri rifiuti: non stiamo facendo un’operazione esclusivamente industriale, ma stiamo facendo un’operazione che è l’adempimento di un dovere morale che riguarda gli esseri umani e la nostra sopravvivenza sul pianeta".

Tre linee di trattamento a km 0

Tre le linee di trattamento a chilometro zero che verranno attivate per plastica, carta e ingombranti, per un totale di 100mila tonnellate annue di rifiuti che verranno riciclati e rimessi in circolo sul mercato fino al 95%.
Sui 100mila metri quadrati circa di insediamento sorgeranno anche coltivazioni, un biolago e un centro didattico universitario e di ricerca, per provare che tutto ciò che avviene durante il ciclo di trattamento dei rifiuti è compatibile con la vita e l’ambiente. Un impianto fotovoltaico da un megawatt, inoltre, permetterà all’azienda di essere energeticamente autonoma al 90%.

Una scommessa che vedrà la luce entro i prossimi anni. "Il pionierismo riguarda la compatibilità ambientale e lo smaltimento a chilometro zero - ha concluso De Tavonatti - Affiniamo i rifiuti per renderli più compatibili economicamente e più appetibili per il mercato, alzando l’asticella della differenziata al 95%".

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