Brescia

Meloni a Brescia per Coldiretti: “Per noi l’agricoltura è una priorità assoluta”. E attacca l’Europa “dei burocrati”

"Serve un cambio di passo, se non vogliamo che l'UE sia consegnata alla irrilevanza della storia. Chi combatte queste battaglie è oggi il vero europeista"

Meloni a Brescia per Coldiretti: “Per noi l’agricoltura è una priorità assoluta”. E attacca l’Europa “dei burocrati”

“Fresca come una rosa…” ironizza lei stessa: la premier Giorgia Meloni sbarca a Brescia direttamente dalla Sicilia, a Niscemi, dove era tornata a visitare per la terza volta il paese colpito dall’agghiacciante frana. Ma anche se visibilmente stanca, ieri sera, giovedì, non ha comunque risparmiato le forze sul palco dell’assemblea annuale di Coldiretti, davanti ad un PalaLeonessa gremito. Sul palco, con lei, il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini,  il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, e il giornalista Maurizio Belpietro. Davanti,   un parterre de rois, con il governatore lombardo Attilio Fontana, la sindaca di Brescia Laura Castelletti, e decine di parlamentari, consiglieri regionali, europarlamentari e amministratori locali.   Nel lungo discorso (circa 28 minuti) ha galvanizzato più volte la platea, riprendendo da un lato i temi più “caldi” del “prandinismo” – sicurezza alimentare, sburocratizzazione dell’Europa – ma dall’altro anche il dibattito sul piano di riarmo europeo.

Per noi l’agricoltura è una priorità assoluta

“L’agricoltura per questo Governo è una priorità assoluta, l’abbiamo dimostrato con i fatti” ha esordito, raccontando di quando dopo le ultime Politiche fu proprio Ettore Prandini ad “ispirare” l’inserimento del concetto di “sovranità alimentare” nel nome del Ministero. Proprio del lungo e consolidato rapporto con il bresciano che guida Coldiretti a livello nazionale, Meloni ha parlato a lungo (“anche volendo, è impossibile dimenticare l’agricoltura quando hai a che fare con lui e con Lollobrigida” ha scherzato, facendo scoppiare un fragoroso applauso). E ha a lungo ringraziato il mondo dell’agricoltura “per la caparbietà, lo studio, e per offrire soluzioni alla politica”.

“L’agricoltore custodisce la terra, non la sfrutta”

Del resto, continua, “siamo stati i primi a vietare la commercializzazione del cibo sintetico”, e abbiamo rimesso al centro l’agricoltura” decidendo stanziamenti “senza precedenti nella Storia”. Segue un lungo elenco dei provvedimenti in materia di agricoltura, accomunati da un fil rouge. “Siamo tornati a considerare l’agricoltore per quello che è, quando non si indossano le lenti distorte dell’ideologia: come il primo custode dell’ambiente“. Spiegando poi l’etimologia di “agricoltura” (che incorpora anche la radice della parola “culto”), Meloni si è fatta filosofica: “Il rapporto tra uomo e la terra è un rapporto di cura, non di sfruttamento. L’agricoltore custodisce la terra, la conosce, e proprio per questo ha interesse a custodirla”. “E vallo a spiegare ai Timmermans di ogni latitudine” ha concluso, non negando una stoccata all’ex vicepresidente della Commissione europea Frans, uno dei paladini del Green Deal.

Doppio il richiamo storico a due personaggi chiave del primo Novecento.  Vogliamo continuare a “combattere lo spopolamento delle aree interne”  onorando la memoria di Paolo Bonomi, uno dei padri democristiani della riforma agraria del Dopoguerra. E, parlando di ricerca scientifica, Meloni ha ricordato la figura di Nazareno Strampelli, agronomo, genetista e politico italiano di inizio Novecento che rivoluzionò la coltura del grano grazie all’introduzione di varietà selezionate in modo scientifico.

Le regole sulla sicurezza alimentare

Poi, la premier è passata a parlare di sicurezza alimentare e di lotta alle contraffazioni alimentari, uno dei temi più cari all’agricoltura bresciana e al presidente Prandini. “La battaglia si gioca a livello europeo. Non è una somma positiva, se quello che noi blocchiamo nei porti di Trieste o Gioia Tauro, poi arriva nei nostri supermercati passando da Anversa o da Rotterdam. Non si può fare. In Europa non deve entrare nulla che non risponda agli stessi standard che l’Europa impone ai propri produttori. Il principio di reciprocità e i controlli doganali sono condizioni minime per qualunque accordo che possa definirsi giusto nei confronti degli agricoltori. Chiediamo che l’Europa riveda l’organizzazione doganale”.

L’affondo contro l’Europa dei burocrati

Verso l’Europa non è mancata una gentile stoccata. “Per noi resta quella dei padri fondatori: una comunità di nazioni libere – continua – che si mettono insieme per assicurare prosperità e pace. Un’Europa oggettivamente lontana da quella dei burocrati che pretendono di decidere al posto di chi ha un mandato democratico per farlo. Della standardizzazione, che rischia di cancellare interi modelli produttivi e una ricchezza che è data dall’identità, e dalla competitività che viene evocata a parole e poi di fatto combattuta con le regolamentazioni. Questa deriva ideologica e burocratica è il primo nemico dell’Europa e colpisce uno dei pilastri della sua identità, il mondo agricolo. Chi come noi vuole costruire davvero un’Europa forte non può non partire dall’agricoltura”.

Il tema dei fertilizzanti, dopo Hormuz

Ancora sull’Europa, e sulla guerra in Iran: “Lo stretto di Hormuz squarcia il velo su una dipendenza strategica che non possiamo più permetterci di ignorare come in passato: quella dai fertilizzanti. Abbiamo chiesto a Strasburgo ancora più coraggio all’Europa, e noi siamo d’accordo con voi”. E proprio a proposito di fertilizzazione, ha citato il lavoro fatto in Europa grazie al lavoro “spalla a spalla” con Coldiretti, Carlo Fidanza, e i rappresentanti del Governo in Europa: quello sull’utilizzo del digestato in agricoltura.

“Chi combatte queste battaglie è il vero europeista”

“Serve per l’Europa una nuova fase – continua – Questo deve il tempo del realismo, delle priorità sensate – continua – Non ci manca il coraggio per rivendicare e costruire un cambio di passo, che è l’unica scelta possibile se non vogliamo che l’Europa sia consegnata alla irrilevanza della storia. Chi combatte queste battaglie è oggi il vero europeista”.

Una nazione che non è in grado di difendersi non è libera

Sulla difesa, infine. “È un tema impopolare, ma io non ho mai cambiato idea – continua – Un leader serio ha il dovere di dire le cose come stanno. Le nazioni che non sono in grado di difendersi non sono nazioni libere. Ma se non difendiamo i nostri cittadini e le nostre imprese rischiamo che non ci sia più nulla da difendere domani. Dobbiamo trovare un equilibrio tra le necessità di difenderci e garantire la sicurezza e la capacità di rispondere a cittadini e imprese”.