È da anni ormai uno degli appuntamenti più interessanti sull’economia bresciana, forse quello più «aperto al mondo» e in grado di tracciare trend e bilanci sulla direzione in cui sta andando la manifattura della nostra provincia. E quest’anno, a partire dal titolo, l’assemblea di Confindustria Brescia non ha tradito le attese. «Europa: se non ora, quando?» il claim dell’evento, in cui per l’ennesima volta gli industriali bresciani sono tornati sulla necessità di riforme radicali e profonde, nella governance del Vecchio continente.
Il bilancio di Confindustria Brescia
La giornata al Teatro Dis_Play di Brescia si è aperta con la sessione privata dell’assemblea, che ha approvato il bilancio economico 2025 di Confindustria Brescia (l’associazione chiude con ricavi per 11,97 milioni, in leggero rialzo rispetto al 2024, di cui 11,78 milioni riferiti a contributi associativi. L’avanzo di gestione è di circa 134mila euro). Interessante anche l’analisi delle dinamiche sociali: in un anno, sono nettamente aumentati i dipendenti di aziende associate, da 67mila e 531 del 2024 a 69mila e 104 del 2025 (+1.573). La performance associativa migliora anche dal punto di vista del numero delle aziende associate (+20), passando da 1.291 del 2024 a 1.311 del 2025.
Moderati da Debora Rosciani (Il Sole24ore) si sono confrontati sul palco Maurizio Molinari, giornalista e saggista, Veronica De Romanis, docente di Economia Europea Luiss e Stanford University, ed Emanuele Orsini, presidente nazionale Confindustria, oltre a Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia, e al ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto con un video messaggio.
Streparava: “Servono energia a costi sostenibili, infrastrutture moderne, semplificazione normativa”
Al centro del confronto, in particolare, il ruolo del Vecchio Continente e la necessità di una visione europea forte, concreta e orientata al futuro, in un contesto internazionale attraversato da tensioni geopolitiche, trasformazioni economiche, sfide energetiche e nuove competizioni industriali.
«Viviamo una fase storica in cui il mondo si sta riorganizzando rapidamente e nella quale l’Europa non può più permettersi esitazioni – le parole di Paolo Streparava nella sua relazione – Da Brescia, uno dei territori manifatturieri più rilevanti del Paese, lanciamo un messaggio chiaro: senza industria non esistono crescita, innovazione, occupazione e coesione sociale. Le nostre imprese continuano a investire, esportare e creare valore, ma oggi hanno bisogno di condizioni che consentano davvero di competere: energia a costi sostenibili, infrastrutture moderne, semplificazione normativa e tempi decisionali compatibili con quelli dell’economia reale. La competitività europea non può restare un principio da ribadire nei documenti: deve diventare una priorità concreta e immediata. Brescia continuerà a fare la propria parte con responsabilità, competenze e capacità di innovare, ma serve un’Europa che torni a mettere manifattura, tecnologia e lavoro al centro della propria visione strategica. Perché la sfida non è difendere il passato, ma costruire le condizioni per competere domani».
«L’industria della difesa italiana è una filiera che coinvolge centinaia di piccole e medie imprese, spesso poco conosciute, determinanti nella catena del valore e dovrà coinvolgerne di più – le parole nel video messaggio di Guido Crosetto, Ministro della Difesa – Sono le piccole e medie imprese che producono componenti ad alta tecnologia, che custodiscono competenze e capacità ingegneristiche uniche, che garantiscono la flessibilità e la velocità di risposta che i grandi sistemi non sono in grado di offrire da soli. Brescia, con la sua tradizione manifatturiera nel settore metallurgico e meccanico, sa benissimo di cosa parlo».