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"Scelta dolorosa ma necessaria" la chiusura di Pasta Zara a Rovato

La proprietà dello storico pastificio ha spiegato le motivazioni in un incontro che si è svolto a Padova.

"Scelta dolorosa ma necessaria" la chiusura di Pasta Zara a Rovato
Cronaca Sebino e Franciacorta, 03 Novembre 2021 ore 08:12

Una "scelta dolorosa ma necessaria". Con queste parole la proprietà ha motivato la decisione di chiudere definitivamente lo stabilimento di Pasta Zara a Rovato.

"Scelta dolorosa ma necessaria": le motivazioni della chiusura

Si è svolto martedì 2 novembre a Padova, presso la sede di Assoindustria VenetoCentro, un incontro in merito alla situazione attuale e alle prospettive industriali nell’immediato futuro del gruppo Pasta Zara Spa. Un incontro già calendarizzato da mesi, che giunge però a pochissimi giorni di distanza dalla comunicazione ufficiale della chiusura del sito produttivo di Rovato. Presenti, per quanto riguarda le parti datoriali: Andrea Zappia (Associazione Industriali Padova-Treviso), Furio Bragagnolo (Presidente Pasta Zara Spa) e Mauro Albani (Amministratore Delegato del gruppo trevigiano). Le lavoratrici e i lavoratori erano invece rappresentati dalle segreterie nazionali delle tre principali sigle sindacali (nelle persone di Andrea Gambillara e Angelo Paolella per la Flai Cgil, di Alessandro Anselmi per la Fai Cisl e di Davide Vigarelli per la Uila), dai referenti locali dei territori sui quali il gruppo è attivo (tra gli altri, Daniele Cavalleri della Fai Cisl Lombardia ed Enrico Nozza Bielli della Flai Cgil Brescia) e dalle Rsu degli stabilimenti di Riese e Rovato. Tanti i temi affrontati durante la seduta. In prima istanza i vertici datoriali hanno delineato un quadro tutt’altro che roseo all’interno del quale l’azienda si trova attualmente a operare: il mercato ha visto una sostanziale riduzione della domanda di pasta e prodotti affini, il prezzo delle materie prime (grano, semola, e non solo) è più che raddoppiato, e l’effetto crisi legato alla pandemia non si è certo esaurito. Accanto a tutto ciò, Albani e Bragagnolo hanno sottolineato come il Concordato firmato nel 2019 gravi come una spada di Damocle sull’attività del gruppo. Entrambi hanno più volte ribadito come, in un contesto di questo genere, la chiusura del sito produttivo di Rovato abbia rappresentato una scelta “dolorosa ma necessaria”, presa non senza aver messo in campo diversi tentativi di garantire un futuro al sito stesso; anche perchè nessuna proposta concreta di acquisizione è mai stata avanzata da chicchessia.

I sindacati in cerca di accordi per tutelare i dipendenti

Le parti sociali sono quindi intervenute chiedendo un riscontro più preciso, chiaro e dettagliato in merito alla situazione in cui versa l’azienda, per poter dare risposte alle centinaia di lavoratrici e di lavoratori impiegati su Riese (futuro occupazionale) e su Rovato (ammortizzatori e ricollocamenti). Proprio rispetto alla chiusura dello stabilimento bresciano le rappresentanze territoriali hanno ribadito l’importanza di giungere a degli accordi che possano tutelare al meglio i dipendenti che perderanno il posto di lavoro, e si troveranno a dover affrontare percorsi differenti, dal reinserimento all’interno del mercato del lavoro alla maturazione dei requisiti pensionistici, passando per l’accesso a quelle forme di sostegno al reddito previste per chi si trova, suo malgrado, a dover affrontare una condizione di inoccupazione. In questo scenario sarà fondamentale il ruolo giocato da Regione Lombardia per ciò che concerne le politiche attive. Albani e Bragagnolo sono poi entrati nello specifico della progettualità aziendale sul breve periodo, condividendo,  come richiesto dai sindacati, una serie di numeri e valori. Nello specifico, la produzione stimata a Rovato per il 2021 si aggira intorno alle 30.000 tonnellate di pasta, mentre per Riese si parla di 80.000 tonnellate. Proprio su Riese il gruppo prevede ulteriori incrementi dei quantitativi in uscita, e in tal senso sta valutando piani caratterizzati da aumenti di organico e produzioni a ciclo continuo. La seduta si è sciolta con molte questioni irrisolte, ora sul tavolo territoriale bresciano si apre quindi una importante e difficile fase negoziale.

La dichiarazione

“Determinanti saranno le assemblee di mercoledì 3 novembre, nelle quali verrà instaurato un dialogo attivo con le lavoratrici e i lavoratori e ricercata una progettualità condivisa e consensuale. L’obiettivo è quello di sedersi al tavolo delle trattative con proposte convincenti, forti e consolidate, a tutela dei lavoratori stessi”, ha commentato Daniele Cavalleri di Fai Cisl Lombardia.

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