Chiari

Rapporti con imprenditore in odore di ‘ndrangheta: l’Arma apre indagine interna

Il Comando provinciale dei carabinieri vuole vederci chiaro su questa vicenda, visto che nell'inchiesta penale è indagato per corruzione un maresciallo (ora sospeso) che per anni ha lavorato a Chiari.

Rapporti con imprenditore in odore di ‘ndrangheta: l’Arma apre indagine interna
Bassa, 11 Novembre 2020 ore 13:31

Sviluppi sull’operazione Scarface.

Rapporti con imprenditore in odore di ‘ndrangheta: l’Arma apre indagine interna

La notizia era abbastanza scontata, dopo quello che è successo. Visto che nell’inchiesta Scarface è rimasto coinvolto anche il comandante del Norm della Compagnia dei carabinieri di Chiari, Nicola Firrarello, che, insieme all’ex comandante della Polstrada di Chiari, Sergio Motterlini, deve rispondere di corruzione. Ora, per far chiarezza su questa delicata vicenda, l’Arma dei carabinieri ha aperto un’indagine interna. E’ giusto ribadire che per il momento non ci sono altri militari indagati dalla Procura di Brescia. Ma il Comando provinciale vuole andare a fondo di questa storia per capire quali fossero i rapporti tra l’imprenditore Francesco Mura, per gli inquirenti il leader del sodalizio criminale, e alcuni carabinieri della caserma di Chiari. E’ doveroso precisare che la maggior parte dei militari in servizio a Chiari non è finita sotto i riflettori. Ma a quanto risulta l’imprenditore residente in una super villa a Erbusco era solito frequentare la caserma.

L’indagine

L’indagine, durata 3 anni, ha impiegato 150 uomini ed era volta a smantellare un complesso sistema di riciclaggio: attraverso le emittenti televisive di Mura su canali locali e nazionali, le cui trasmissioni “davano i numeri” del Lotto, si emettevano fatture false o gonfiate. Il ricavato veniva poi “ripulito” con la connivenza di alcune tabaccherie, che segnalavano le ricevute del Lotto vincenti affinché la cosca potesse “versare” la vincita al possessore, salvo poi incassare denaro pulito dallo Stato. La ‘ndrina investiva anche e soprattutto nell’immobiliare, comprando all’asta ville fatiscenti o di soggetti in difficoltà e poi ristrutturandole “a nero”, intascando soldi puliti dagli sgravi previsti per le ristrutturazioni e dai ricavati della vendita degli immobili. Lo stesso Mura, con questo sistema, aveva acquistato ville in Franciacorta, in Sardegna e in Liguria. La maxi operazione ha portato a una serie di sequestri immobiliari e di valuta, per un valore totale di circa 25 milioni di euro, quali proventi di attività illecita. Sono stati sequestrati: 3 ville di pregio (di cui 1 in Costa Smeralda, 1 in località Poggi di Imperia e 1 a Erbusco – BS), 4 appartamenti (di cui 1 a Bardonecchia – TO, 2 a Imperia e 1 a Rovato – BS) e 2 negozi nel bresciano; 39 fabbricati e 14 terreni, alcuni dei quali siti nelle province di Cremona e Caserta, di cui 6 società (di cui 5 televisive e una per servizi finalizzati alla gestione di tabacchi/ricevitorie); 2 licenze commerciali (tabaccheria/ricevitoria);  4 veicoli (di cui 1 Porsche Macan, una Mercedes GLA, 1 Mini Cooper e uno scooter BMW C650 Sport); 36 conti correnti in Italia per un ammontare di 1,5 milioni di euro; 400mila euro in denaro contante, rinvenuti all’esito delle odierne perquisizioni domiciliari. Seguiranno ulteriori accertamenti patrimoniali anche su conti correnti esteri. Inoltre, presso l’abitazione di uno dei destinatari della misura cautelare in carcere, all’esito della perquisizione domiciliare, è stata rinvenuta e sequestrata una pistola clandestina, marca CZ modello VZOR, cal. 7,65 completa di due serbatoi e 70 colpi dello stesso calibro. In ragione della detenzione dell’arma, la citata persona è stata anche tratta in arresto in flagranza del reato di detenzione di arma clandestina.

I due rappresentanti delle Forze dell’ordine indagati

Motterlini e Firrarello sono stati entrambi sospesi dal gip del Tribunale di Brescia. Per loro l’accusa è di corruzione: avrebbero ottenuto regali (biglietti partita allo stadio della Juve e un telefono) in cambio di favori nei confronti di Mura. Ovviamente l’intero impianto accusatorio è tutto ancora da dimostrare.

 

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