Ricordi

Pontevico Cristoforo Costa l’uomo indimenticabile

L'impresa eroica in barca su fiume da Pontevico a Venezia, la sua mitica Topolino, il suo buonumore, lo hanno reso un'icona del territorio

Pontevico Cristoforo Costa l’uomo indimenticabile

Quando si dice “fai della tua vita un capolavoro” e qualcuno lo fa davvero

Pontevico Cristoforo Costa l’uomo indimenticabile

La comunità commossa ha salutato il suo Cristoforo Costa. Il concittadino amato per la sua allegria e il suo buonumore è mancato lo scorso martedì all’età di 88 anni. In molti lo conoscevano per il supporto all’autoscuola del figlio Alessandro e della nuora Paola, ma il pontevichese è stato in grado di fare, a modo suo, della sua vita un capolavoro, un qualcosa di magico.

La magia di Cristoforo non si spegne e non si spegnerà con l’addio di questa mattina, venerdì 12 giugno, in Abbazia. La magia di cui è stato capace con il suo sorriso, con il suo cuore enorme pieno di bontà, con il suo spirito e la sua allegria, continua a essere presente e persistente.

Chi ha conosciuto Cristoforo Costa non può che conservarne un ricordo bello, piacevole, da condividere.
Non c’è stata persona che facendo lui visita presso la camera ardente Rebessi nei giorni scorsi non abbia lasciato in eredità ai famigliari e alla comunità almeno un ricordo straordinario.

Cristoforo Costa Pontevico
Cristoforo Costa a bordo della sua Topolino

 

Sin dai tempi del lavoro come autista preposto alla raccolta latte per la Cabre di Cadignano fino ai tempi in cui ha aiutato la moglie Rosa nella gestione del Minimarket “Da Rosa” in via Marconi, non ha fatto altro che regalare sorrisi, buonumore, ascolto, alle persone che incontrava.

Un uomo divertente e solare come sottolineato dagli abitanti del Borgo e di Ripa d’Oglio, luoghi pontevichesi con una forte identità e tradizione, in cui per anni l’88enne ha aperto gli eventi del rione con la sua iconica utilitaria Fiat Topolino allestita con cartellone e altoparlanti sulla capotte, e lui alla guida con tanto di cappello da Cowboy, nella sfilata e nella gara degli asini di inizio autunno. “Sono stati momenti della mia infanzia e adolescenza bellissimi – ha ricordato il borgagiaro Stefano Magri – arrivava da noi e mi chiedeva di aiutarlo ad allestire il tutto per poter poi andare in giro per le vie a promuovere l’evento, o ad anticipare il corteo o ancora ad aprire la via alla corsa degli asini. Quando vedevi la sua Topolino arrivare era il via per il pubblico”.

Una Topolino destinata a una triste fine, ma alla quale ha ridato vita. Lo raccontano il figlio Sandro e la nuora Paola “Proprio quella piccola utilitaria l’aveva con amore recuperata dal pollaio di un agricoltore a Robecco d’Oglio e sistemata da sé con tanta passione e pazienza. Non appena aperta l’autoscuola ha applicato sulle portiere il nostro adesivo”.

 

L’impresa in barca su fiume fino a Venezia

Cristoforo è stato una delle colonne portanti del gruppo “gli amici del fiume” ovviamente collegato al fiume Oglio che per Pontevico è una fonte di vita, di storia, di tradizione. Proprio con alcuni di loro il 23 giugno 1978 aveva affrontato l’eroica impresa di partire dalla Boschina di Pontevico e giungere in Canal Grande a Venezia. “C’è

Cristoforo Costa giunto a bordo della sua Lord 440 a Venezia
Cristoforo Costa giunto a bordo della sua Lord 440 a Venezia

venuta questa idea e l’abbiamo trasformata in realtà nell’arco di poco tempo – ha raccontato Francesco Gobbi, per tutti Franco, che era a bordo proprio della Lord 440 di Cristoforo – A bordo dei tre piccoli motoscafi, con motori fuoribordo dai diciotto ai venticinque cavalli ciascuno, c’erano Franco Piovani all’epoca giornalista, Cristoforo Costa, proprietario della sua amata barca «Lord 440» e promotore del viaggio, ed io. Poi c’erano Armando Maneti, proprietario della «Lord 330», Battista Bosio, Gianfranco Moretti detto «Gim», Gino Mosca, proprietario dello scafo a chiglia unica, Pierluigi Viadana ed Edoardo Zapponi. Abbiamo vissuto peripezie e disavventure in quei tre giorni che sono finite in sonore risate e ricordi memorabili”. Franco Gobbi nelle ultime ore ha ricordato con piacere e con divertimento quell’impresa e la persona che Costa è stato “Cristoforo era instancabile sia nell’allegria che come uomo, sapeva prendere tutto sul ridere, anche le disavventure e noi in quel primo viaggio ne abbiamo vissute molte. Sono giorni indimenticabili”. Il 25 giugno 1978 a Venezia, una medaglia fu consegnata loro dall’assessore allo Sport della città, dopo due giorni di navigazione, due notti passate a riposare in tenda, due trasporti delle barche fuori acqua per superare barriere, l’impresa era compiuta.

 

I tempi dell’autoscuola

Come un fiume in piena è arrivato anche l’affetto i suoi ragazzi e le sue ragazze che per diversi anni ha accompagnato a scuola guida e poi a casa dopo le lezioni in supporto all’attività del figlio Sandro e della nuora Paola, realtà di cui è sempre stato orgoglioso e affetti che ha amato quanto la sua Rosa.
Pontevico defunto Cristoforo Costa

“Aveva sempre una buona parola, una battuta, uno scherzo, per farci affrontare queste prime prove della giovinezza con il giusto equilibrio tra spensieratezza e serietà – hanno ricordato alcuni di loro – Il trasferimento dai nostri paesi della Bassa Bresciana e dal cremonese sono sempre stati divertenti. Sapeva coinvolgerci, sapeva ascoltare le nostre preoccupazioni e darci uno spunto per vedere il lato positivo”.

Cristoforo è stato un persona che mai ha perso la voglia di vedere in positivo le cose, le persone, le situazioni. Sempre pronto a portare il buonumore a chi lo conosceva e a perfetti sconosciuti incontrati per strada. Ha saputo affrontare ogni cosa con grande empatia, ha saputo amare immensamente la sua famiglia e chi aveva a cuore, ha saputo incoraggiare e sostenere. Cristoforo ha saputo diffondere il bello dell’essere umano in altri esseri umani.
Solitamente si dice “ultimo saluto” ma non è così. Ogni persona uscendo ha avuto un ricordo divertente, simpatico, affettuoso, da lasciare in eredità ai suoi cari. Una persona così non si saluta definitivamente… Questa è la magia di Cristoforo: passare il testimone e continuare a farla vivere in chi resta.
Quanto a me che scrivo, caro Cristoforo, ti saluto come ho sempre fatto sin dal nostro primo incontro «Ciao Zio Cris!».