Palazzolo e Castelli Calepio

Disastro ambientale: sigilli all’ex Fonderia

Ieri la Procura di Brescia ha sequestrato il server del Comune bergamasco e perquisito le abitazioni di alcuni funzionari e componenti della Giunta di Castelli Calepio.

Disastro ambientale: sigilli all’ex Fonderia
Cronaca Sebino e Franciacorta, 29 Dicembre 2020 ore 16:11

Il fatto è avvenuto ieri a Castelli Calepio: sul posto carabinieri e pm.

Disastro ambientale: sigilli all’ex Fonderia

Sigilli all’ex Fonderia di Quintano, l’area situata nel Comune di Castelli Calepio sulla quale dovrebbe sorgere un nuovo centro commerciale. Ieri, il sostituto procuratore della Procura di Brescia, Antonio Bassolino, con i carabinieri ha messo sotto sequestro l’intera area di proprietà dell’Immobiliare 2 Z srl di Palazzolo dei fratelli Zerbini. Era solo questione di tempo. Infatti, nello stesso filone è finito anche l’ex Cantiere Fratus, situato sempre a Castelli Calepio a pochi metri dall’area in questione. Il cantiere era stato sequestrato a marzo e da settimane sono stati tolti i sigilli in quanto le lastre di amianto sono state rimosse. L’inchiesta è una, ma i due filoni sono separati. Se per la vicenda del cantiere Fratus (caso quasi chiuso che potrebbe essere separato dall’atro filone) sono nove gli indagati, tra cui l’attuale sindaco Giovanni Benini, per la vicenda ex Fonderia è indagato per ora soltanto il rappresentante legale della società proprietaria.

Perquisizioni in Comune e nelle case di alcuni assessori

Ma la cosa clamorosa è che lunedì, oltre al sequestro dell’area, sono state effettuate perquisizioni in Comune a Castelli Calepio e nelle case di alcuni funzionari e componenti della Giunta Benini. Un fatto clamoroso, un vero e proprio terremoto. Gli inquirenti hanno sequestrato il server del Comune, pc, tablet e smartphone. Il magistrato era alla ricerca di un documento che era stato secretato. Livello 4. Ma che documento? A quanto pare si tratterebbe dell’istanza presentata dalla Retail Park (legata sempre ai Zerbini) per la questione del centro commerciale su quell’area. Ma nel contratto preliminare firmato a ottobre certi dettagli erano stati inseriti e quindi la Procura sta cercando di capire perché tutto questo sia stato secretato in questo modo.

Consiglio comunale  secretato

Ma la Procura sta cercando anche di capire come mai il Consiglio comunale, l’organo istituzionale più importante di una comunità, sia stato secretato proprio in occasione della risposta all’interrogazione presentata dal consigliere di minoranza di Castelli Calepio Cambia, Massimiliano Chiari. Interrogazione riguardante proprio dettagli sulla bonifica dell’area e sulla situazione debitoria del proprietario Zerbini nei confronti del Comune. Dettagli questi che erano contenuti comunque nell’atto preliminare relativo alla vendita dei terreni e di alcune quote societarie (circa 9,2 milioni di euro) per la costruzione di un centro commerciale su un’area di circa 15mila metri quadrati. La Procura vuole capire come mai, per quali ragioni, sia stato applicato l’articolo 16 del regolamento e del funzionamento del Consiglio comunale su questo punto. Per gli inquirenti sarebbe stato fatto in maniera strumentale.

L’esposto di Mingardi

Tutto era partito nel 2019, quando il capogruppo dei Mos, Alessandro Mingardi, aveva portato sul tavolo della Procura di Brescia un corposo esposto di circa cento pagine sull’inquinamento nell’area delle ex fonderie. Inquinamento che riguarderebbe anche la falda acquifera. Il consigliere di opposizione di Palazzolo si è più volte opposto anche alla realizzazione del centro commerciale, portando il caso in Consiglio comunale.

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