LA POLEMICA

Depuratore del Garda, il Ministero si defila: «Non siamo noi a decidere dove»

Sfida aperta dopo il «flop» del tavolo tecnico dal punto di vista contenutistico

Depuratore del Garda, il Ministero si defila: «Non siamo noi a decidere dove»
Garda, 04 Settembre 2020 ore 09:09

Depuratore del Garda, il Ministero si defila: «Non siamo noi a decidere dove», anche se il progetto va avanti.

A sancirlo è stato il Ministero per l’Ambiente nell’incontro di mercoledì 2 settembre 2020, non nella persona del Ministro Sergio Costa, ma di un suo delegato che ha stabilito che le criticità evidenziate dagli studi tecnici esistono, ma che la localizzazione dei depuratori spetta ad Ato, che di fatto andrà a confermare la scelta di Montichiari e Gavardo, con il fiume Chiese che si farà recettore di tutti i reflui della sponda bresciana del lago di Garda (ad eccezione di Desenzano e Sirmione che scaricheranno a Peschiera).

Una vittoria per il «sì»

Un solido passo in avanti per i sostenitori del «sì», in particolare i sindaci del Garda – che non ospiteranno alcun depuratore sul loro territorio -, Acque Bresciane promotrice del progetto e la Comunità del Garda presieduta da Maria Stella Gelmini. Per il fronte del «no», al contrario, si tratta di una doccia gelata non di poco conto e che ha già innescato una serie di reazioni che solo nei prossimi giorni troveranno concretezza. Che il tavolo tecnico sia stata una delusione su tutti i fronti, non è nemmeno in discussione: nei vari appuntamenti (telematici in virtù del Covid) non si è mai realmente parlato di nulla di tecnico. Sono solo state richieste le relazioni dei tecnici di sindaci e Comitati e successivamente le controdeduzioni di Acque Bresciane. Lo spazio di dialogo è stato nullo e per questo nell’incontro del 2 settembre era lecito attendersi un rinvio, una sospensione o quantomeno una discussione in merito al da farsi.

Pochi i documenti, anzi nessuno

Così non è stato, la delegata del Ministero ha evidenziato che le criticità in merito al fiume Chiese esistono, ma che la localizzazione degli impianti spetta ad Ato, e non al Ministero (nonostante co-finanzi l’opera con 100 milioni di euro e ospiti la cabina di regia). Oltre a questo è stato sottolineato come l’impatto ambientale dell’opera non potrà essere che positivo e migliorativo rispetto all’ecosistema fluviale. Ma a far storcere il naso a molti è come questa comunicazione sia arrivata senza alcun riferimento ufficiale, senza alcun dato oggettivo e – ancor peggio – senza alcuna carta in mano da poter leggere ad avvalorare o anche solo ufficializzare la comunicazione portata all’interno del tavolo. La stessa cabina di regia, inizialmente prevista per il pomeriggio di mercoledì, è stata immediatamente spostata al 15 settembre, probabilmente per sopperire ai dati mancanti in sede di tavolo tecnico.

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