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Ex fonderia, fallisce la proprietà e sfuma il centro commerciale

E ora torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico la questione della bonifica dell’area (circa 2 milioni di euro), dove recentemente sono stati ritrovati molti rifiuti

Ex fonderia, fallisce la proprietà e sfuma il centro commerciale
Attualità Sebino e Franciacorta, 23 Ottobre 2021 ore 13:51

di Simone Bracchi

Il maxi centro commerciale che avrebbe dovuto sorgere sulle ceneri dell’ex Fonderia di Quintano è praticamente sfumato. Un’altra volta. Infatti, stando a quanto riportato nei documenti del Comune di Castelli Calepio, il contratto preliminare di compravendita dell’area, situata tra Quintano e Palazzolo e da circa un anno sotto sequestro perché al centro di un’indagine per disastro ambientale, non dovrebbe andare in porto. Il motivo? Molto semplice: l’Immobiliare 2 Z srl  è stata dichiarata fallita all’inizio di ottobre. E ora, oltre alla questione del maxi centro commerciale da 15mila metri quadrati, torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico la questione della bonifica dell’area (circa 2 milioni di euro), dove anche recentemente, a seguito di un sopralluogo da parte di Arpa Brescia, sono stati ritrovati molti rifiuti.

Il fallimento

Il Tribunale ordinario (sezione fallimentare) di Brescia ha dichiarato il fallimento dell’Immobiliare 2 Z di Palazzolo, come richiesto dal Comune di Castelli Calepio. La sentenza è arrivata l’1 di ottobre, dopo che il giudice Simonetta Bruno il 23 settembre con decreto aveva rigettato la domanda di concordato preventivo presentata dalla società.

Questo epilogo è figlio della decisione del Comune di Castelli Calepio di non accogliere l’accordo di transizione presentato dall’Immobiliare. Anche perché i proprietari avevano offerto 1.270.00 euro «a saldo e stralcio di ogni pretesa tributaria avanzata da quest’ultimo relativamente all’Imu dal 2009 al 2022 ed a cessazione di ogni materia del contendere». Ma i debiti tributari erano stati calcolati attorno al 1.900.000 euro. Stando all’accordo ci sarebbe stata una falcidia di oltre il 40% del credito già accertato (anni 2009-2018), ossia da 1.600.913 a 950.000 euro.

«Non viene garantita una condizione di almeno pari trattamento rispetto agli altri creditori a parità di collocazione in quanto non è previsto alcunché per il credito in chirografo (sanzioni) - si legge nella delibera - Non sono previste, nella proposta formulata al Comune, le garanzie che, invece, assistono per legge la transazione fiscale di cui all’articolo 182 ter e che tutelano l’ente impositore nel caso in cui il debitore non esegua integralmente, entro novanta giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti».

La bonifica e l'inchiesta penale

Ma non solo, «sussistono posizioni di grave inadempienza verso l’ente, per quanto riguarda i procedimenti di competenza del Settore Urbanistica ed Ambiente». Infatti alla delibera è stato allegato anche il parere favorevole alla decisione del Comune dell’architetto Lucia Andriola nel quale è stato evidenziato, tra le altre cose, come gli acquirenti (Arché sviluppo srl, non ha risposto alle nostre chiamate) avrebbero manifestato dubbi sul buon esito dell’accordo, che prevedeva l’acquisto dell’area (dove avrebbe dovuto sorgere un Iper Tosano) per oltre 9 milioni di euro. Ma nel parere è stato evidenziato un altro aspetto.

«Gli interventi ambientali, stante la ormai conclamata inerzia della proprietà - si legge nel documento di luglio, dunque prima del fallimento - dovranno quasi certamente, previa autorizzazione della Procura, essere eseguiti dall’ente escutendo la polizza fideiussoria di 1.689.000 euro depositata dall’Immobiliare nel 2012 per la bonifica».

Il fallimento sarà gestito da Filippo Brunori, nominato curatore dal Tribunale. Il termine per il deposito dell’ammissione allo stato passivo è il 25 febbraio del 2022, mentre l’udienza avanti al giudice delegato Giulia La Malfa si terrà il 20 marzo alle 12. Tra i creditori c’è ovviamente il Comune di Castelli Calepio. Il pm Antonio Bassolino non ha ancora chiuso l’inchiesta (che riguarda anche il Cantiere Fratus e per cui, insieme ai proprietari, è indagato anche il sindaco Giovanni Benini per disastro ambientale) ) perché mancano ancora i risultati dei prelievi effettuati da Arpa. Ma non dovrebbe mancare molto.

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