economia e conflitto bellico

Confapi Brescia: "Debito comune per un'Europa prospera, dinamica e competitiva"

Per Andrea Muratore, analista di Confapi Brescia, l’apertura del Consiglio Europeo all’economia di guerra offre la finestra d’opportunità per tornare a parlare di debito comune, ritenuto: «Una finestra d’opportunità per l’Italia»

Confapi Brescia: "Debito comune per un'Europa prospera, dinamica e competitiva"
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Confapi Brescia: "Debito comune per un'Europa prospera, dinamica e competitiva"

Confapi Brescia: il punto sulla situazione

Il recente Consiglio Europeo del 20-21 marzo ha portato i leader del Vecchio Continente a considerare la prospettiva di mobilitare l’Europa per una situazione di «economia di guerra» di fronte alle sfide poste dalla Federazione Russa in Ucraina e dal clima di competizione globale su scala internazionale. Sul tavolo anche la proposta, avanzata dalla Francia e sostenuta dall’Italia, di valorizzare i nuovi investimenti per la difesa con l’emissione di debito comune tra i Paesi dell’Europa a Ventisette. Quest’ultimo tema ha valenza politica ed economica ben oltre la prospettiva di rafforzare la deterrenza europea contro minacce di nuova generazione. E può creare un consolidato volano di carattere industriale. Dalla difesa stessa alle reti, dalla microelettronica alle infrastrutture, mobilitare un sistema produttivo solido, rafforzato dal debito comune, può restituire realismo a un’agenda Ue che spesso, negli ultimi anni, lo ha trascurato, soprattutto in campi legati all’industria. E tutto questo non può che essere la base per una finestra d’opportunità per l’Italia.

 

«Parlare di economia di guerra, in prospettiva, impone di parlare di debito comune - sottolinea Andrea Muratore, analista di Confapi Brescia -. E proprio la possibilità di aprire la strada a un consolidamento degli strumenti finanziari comuni europei rappresenta la vera posta in gioco di lungo periodo». L’Europa è oggi «chiamata a scelte decisive per il suo futuro - aggiunge Muratore -. L’invasione russa dell’Ucraina, la minaccia alle rotte commerciali, la spaccatura tra Occidente e resto del mondo, la corsa impetuosa all’innovazione tecnologica, i nuovi paradigmi legati alla transizione green e alla lotta ai cambiamenti climatici, il clima di “guerra ibrida” su molti settori, dalla propaganda al cyber, hanno reso il mondo competitivo».

"Pensare l'impensabile"

Muratore ricorda le parole di Grant Shapps, Segretario alla Difesa britannico, che parlava, a gennaio, di «passaggio da un lungo dopoguerra al “pre-conflitto”». L’Europa «si trova chiamata a mobilitarsi per difendere, con deterrenza e sicurezza, le basi del suo sviluppo. E la mutualizzazione del debito a fini difensivi può aprire una breccia che Paesi come l’Italia devono sfruttare», aggiunge l’analista di Confapi Brescia.

 

«Serve pensare l’impensabile - nota Muratore -. Next Generation Eu e i piani collegati hanno rappresentato un volano per l’Italia, l’Europa e altri Paesi per rompere la gabbia del rigore e dell’austerità a lungo dannosa per sviluppo e imprese. La mobilitazione di alcuni settori a un clima di maggior attenzione al rapporto tra sicurezza e prosperità e all’affidabilità politica dei fornitori (dal tech all’energia) è realtà da tempo. La sfida di ottimizzare le risorse in settori critici come la difesa e le tecnologie ad essa collegate lo potranno essere in futuro. Questo apre una finestra per costruire un’Europa che includa e rafforzi i determinanti del suo sviluppo» sottolinea Muratore. «La nostra economia, la nostra industria, le nostre dinamiche produttive – continua l’analista - potrebbero essere chiamate a mutare profondamente ora che al tema della doppia transizione, digitale e green, si aggiunge anche la questione geopolitica della mobilitazione delle risorse». Solo un coraggioso sforzo economico dell’Unione può contribuire a sostenere la trasformazione del Vecchio Continente in una vera «Europa potenza». Un’Europa che possa essere «prospera, dinamica e competitiva a livello industriale e strategico, attraverso una svolta di cui beneficerebbero anche l’Italia e il suo tessuto produttivo».

 

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