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Cronache dal Settecento: quando da Chiari e Castelcovati partì la Guerra di successione spagnola

Le vicende raccontate nel bellissimo documentario realizzato dal rovatese Alberto Fossadri, pubblicato pochi giorni fa su YouTube sul canale Brescia Genealogia e Storia

Cronache dal Settecento: quando da Chiari e Castelcovati partì la Guerra di successione spagnola
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Quando si studia la storia sui manuali, spesso essa sembra solo un asettico elenco di nomi e date. Ma cosa succede se, all’improvviso, ci troviamo a riconoscere quei luoghi descritti con dovizia di particolari, realizzando che la miccia che ha innescato la Guerra di successione spagnola, uno dei maggiori conflitti combattuti nel XVIII secolo in Europa, è stata accesa proprio a Chiari, a due passi da dove oggi si staglia il Pronto soccorso? Non serve un grande sforzo di immaginazione: per trovare una risposta basta guardare il bellissimo documentario realizzato dal rovatese Alberto Fossadri, pubblicato pochi giorni fa su YouTube sul canale Brescia Genealogia e Storia.

Il documentario del rovatese Alberto Fossadri

Il filmato ci catapulta all’indietro nel tempo di tre secoli: il 13 novembre 1701 a Castelcovati si verificò un saccheggio di violenza inaudita ai danni degli abitanti. Lo racconta (nelle memorie scritte da adulto) il covatese Valente Capitanio, all’epoca 12enne, che assistette scioccato al blitz dei soldati dell’armata imperiale nella cascina di famiglia e alla spoliazione dei genitori e perfino del cadavere della zia, morta poche ore prima. Una sorte toccata a tutti gli abitanti, lasciati nudi al freddo terribile di quel novembre per un giorno intero: fu spogliato di tutto perfino il parroco, don Giuseppe Ruffi. Nei due giorni successivi nevicò: la violenza, il freddo e i patimenti decimarono la popolazione, con oltre 400 cittadini morti nell’arco di poco tempo per bronchiti e polmoniti su un totale di poco più di mille anime.
E’ a partire da qui che le pagine della storia locale s’intrecciano con quelle che ricostruiscono i grandi avvenimenti del Settecento. Perché il saccheggio di Castelcovati altro non è che la conseguenza della sanguinosa battaglia combattuta a Chiari tra l’armata imperiale del principe Eugenio di Savoia e quella franco-spagnola delle due corone, che fu il preludio della Guerra di successione.

I preludi della Guerra di successione spagnola

Lo spiega molto bene Fossadri nel documentario che prende piede dal decesso del re di Spagna Carlo II l’1 novembre 1700. Non avendo figli, il sovrano nominò suo erede sul letto di morte Filippo di Borbone, nipote di Luigi XIV di Francia. Re Carlo impose come condizione la separazione delle corone (Francia e Spagna), che non venne però rispettata. L’Austria, quindi, mandò delle truppe in Lombardia per contendere il Ducato di Milano. E così, la grande storia sbarcò tra la Franciacorta e la Bassa, tra Rovato (dove il convento dell’Annunciata fu definito dal principe Eugenio «il più bel punto di osservazione di tutta la Pianura Padana»), Palazzolo sull’Oglio (dove i francesi si intrufolarono nel Castello ma poi furono costretti a restituirlo per aver violato gli accordi con la Serenissima) e Chiari, che divenne teatro di una sanguinosa battaglia.

Per prepararla, il principe Eugenio cercò di ingannare l’armata delle due corone (il cui comando, inizialmente affidato al generale Catinat, passò in mano a Villeroy), inducendola a credere che il suo esercito si stesse ritirando. In realtà, invece, dopo aver posizionato i soldati lungo la roggia Vetra, stava orchestrando uno schieramento trincerato tra la Castrina e la Trenzana, per costringere i nemici a combattere in un corridoio stretto. Il principe Eugenio riuscì a fare entrare nella fortezza di Chiari due battaglioni granatieri del Reggimento Guttenstein, mentre le fanterie prendevano posto in mulini e caseggiati che fungevano da posizioni avanzate (si annidarono nel mulino Zeveto, al maglio Frealdi, nelle cascine Lancini, Barcella e Palazzina). Non mancano nelle cronache di quel periodo i racconti delle ruberie perpetrate ai danni della popolazione, a cui veniva imposta la contribuzione volontaria di fieno.

La battaglia di Chiari

Il racconto arriva all’1 settembre 1701, il giorno della battaglia: Villeroy, sempre convinto che gli austriaci stessero ripiegando a Rovato, mandò a combattere solo una frazione del suo esercito a Chiari, ossia 18 battaglioni di fanteria e nove squadroni di cavalleria (rispetto ai 69 e 90 a disposizione). Fu un massacro per le truppe franco-spagnole, che avanzavano allo scoperto, subendo molte perdite. Riuscirono a rioccupare buona parte dei mulini e caseggiati, ma solo fino al contrattacco dell’armata imperiale dalla seriola Castrina, il cui grosso si svolse proprio dove oggi sorge il Pronto soccorso dell’ospedale di Chiari. La chiesa della Madonna di Caravaggio fu adibita a Ospedale da campo. Solo dopo due ore e mezza di combattimenti infruttiferi Villeroy si convinse che continuare l’attacco sarebbe stata una follia, e decise di ripiegare su Castelcovati. «Le perdite subite dall’armata delle due corone sono stimate tra le 2mila e 3mila con il 10% dei morti rappresentato da ufficiali, mentre i cesarei hanno subito solo una quarantina di morti - ha spiegato Fossadri - Ma non fu una vittoria onorevole. I soldati feriti ammassati nella chiesa furono uccisi e spogliati dei loro averi. I clarensi si prodigarono per seppellirli in fosse comuni (anche per il timore di epidemie) ma parecchi furono gettati nella Castrina dai militari imperiali. Anche i paesi a valle, dunque, assistettero a questo pietoso spettacolo, a questa lunga scia di morte».

Fossadri aggiunge che la sanguinosa battaglia di Chiari è, insieme a quella di Carpi, preambolo della Guerra che venne successivamente dichiarata.

Il saccheggio di Castelcovati

Come in un cerchio che si chiude, il documentario torna al saccheggio di Castelcovati, spiegandone le motivazioni. Il principe Eugenio aveva chiesto al parroco del paese della Bassa, sotto promessa di un compenso, di avvisarlo quando i francesi avrebbero deciso di levare il campo e andarsene verso Milano. Il sacerdote, però, non lo fece e i francesi fuggirono nella notte tra il 12 e il 13 novembre in sordina. «Avrebbe fatto comodo quel denaro promesso per sfamare la sua popolazione ridotta alla povertà, ma nel suo diario don Ruffi scrive che il solo pensiero della carneficina che sarebbe seguita alla sua soffiata gli faceva pesare troppo la coscienza», ha spiegato Fossadri. Ne scaturì il via libera al saccheggio, che lasciò dietro di sé centinaia di vittime civili di un paese neutrale.

Il principe Eugenio rimase nell’Ovest bresciano ancora pochi giorni, per poi spostarsi nel mantovano. Resta il fatto, innegabile, che Chiari e Castelcovati hanno giocato un ruolo cruciale nella grande storia d’Europa.

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