Si conclude la stagione di un coraggioso progetto di teatro sociale nella Bassa.
Il progetto di teatro
Una sala gremita a palazzo Rossignol di Pievedizio di Mairano per l’ultimo spettacolo della rassegna teatrale organizzata dal gruppo teatrale brandichese che negli ultimi mesi ha coinvolto ben tre Comuni: Brandico, Longhena e Mairano.
Un cartellone ricco, pensato ad hoc. Un teatro che ha saputo coinvolgere e far riflettere, anche quando nei diversi spettacoli sopraggiungeva quel pizzico di ilarità.
Un percorso quello del gruppo del Teatro di Brandico che sempre più sta andando verso una crescita del gruppo stesso e del pubblico, grazie anche a chi investe conoscenza, tempo e condivisione. Persone come Christian Pizzati per il quale il teatro non è mai stato solo un palcoscenico con attori e un pubblico generoso di applausi, al contrario. Per Pizzati il teatro è l’espressione di sentimenti, il teatro è testimonianza, è denuncia, è vita. O ancora persone come Pierino Argilloni, sempre in prima fila per far sì che gli spazi siano idonei e accoglienti, che le diverse compagnie si sentano a casa. Un teatro che per il gruppo brandichese sa sempre più di sociale: un carattere tanto necessario ai giorni nostri che sgomita per farsi spazio nel rumore quotidiano. Un atto coraggioso che non ha avuto paura di andare controcorrente.
Le parole di Mola
A testimoniare questo sono state le parole di Caterina Mola, facente parte del gruppo stesso:
«Il teatro sociale ricorda il passato per interpretare il presente. È una lente d’ingrandimento della realtà. Pone lo spettatore in una posizione scomoda perché porta a intime riflessioni. Un’opera permette altresì di condividere emozioni e idee. Il teatro sociale esprime una cultura che non è solo dispensare contenuti ma educare all’empatia:”mettersi nei panni dell’altro” – ha spiegato Caterina – Quest’anno il Gruppo teatro di Brandico ha proposto degli spettacoli di diverso tono. Sonostate affrontate tematiche importanti; si è parlato dell’invadenza della tecnologia, della mancanza di empatia, di malattia mentale e fisica. Il comune denominatore è stato la necessità di approfondire scegliendo opere che potessero offrire al pubblico non solo momenti di svago ma riflessioni per provare a leggere l’ odierno».
Riferito poi allo spettacolo di chiusura ha commentato:
«Nell’ultimo appuntamento della rassegna teatrale del Gruppo Teatro Brandico è andato in scena uno spettacolo scritto e diretto da Adele Draisci dal titolo “Anime Fragili”. L’opera affronta con forte intensità emotiva la realtà del manicomio e della malattia mentale prima dell’introduzione della Legge Basaglia, ponendo l’accento sul recupero dell’umanità e della dignità delle persone oltre la diagnosi clinica. Questo racconto sembra ormai lontano nel tempo, tuttavia ha dei forti riferimenti con la quotidianità. I protagonisti, le anime fragili recluse, si raccontano e la loro voce è simile alla nostra. La fragilità infatti non è una colpa né una condizione esclusiva di chi ha ricevuto una diagnosi, ma è una caratteristica intrinseca dell’essere umano».
Una forte connessione sociale
Caterina ha focalizzato sulla frase che una delle attrici, la mairanese Elisa, nell’interpretazione di una paziente scrive su uno spazio ben preciso: “Visto da vicino nessuno è normale”.
«E’ il motto che compare in scena e che esprime quanto sia sottile la linea di demarcazione tra malato e sano, tra paziente e infermiere – ha spiegato Mola – Alla fine dello spettacolo guidati dalla giornalista Marianna Baldo, il dottor Simone Gamba psicologo del centro Agape e l’autrice della pièce Adele Draisci, hanno offerto al pubblico diversi spunti di riflessione. Riconoscere che “le anime fragili siamo anche noi” abbatte il muro del pregiudizio e dello stigma. Trasforma la paura del malato in empatia e comprensione reciproca. Abbracciare questa consapevolezza significa capire che la salute mentale non è un tema che riguarda “gli altri”, ma una responsabilità collettiva che tocca ognuno di noi da vicino».
Il gruppo Teatro di Brandico è fiero di aver proposto ancora una volta un’opera con una forte connessione sociale e ha concluso con un «Grazie a tutto il pubblico presente per aver condiviso emozioni e pensieri».