Chiari

Quintali di pesci salvati dalla Castrina: c’era anche un luccio

La secca della Castrina quest'anno è filata perfettamente liscia, sia per gli operatori che per... i pesci. La maggior parte è stata salvata e liberata a Pontoglio

Quintali di pesci salvati dalla Castrina: c’era anche un luccio

L’operazione di messa in asciutta dei principali canali adduttori è un passaggio fondamentale per consentire lo svolgimento della necessaria attività di manutenzione. L’anno scorso, però, nel cuore di Chiari la secca della roggia Castrina era stata accompagnata da una moria di pesci mai così ingente ed estesa. Uno spettacolo agghiacciante, che aveva lasciato sotto shock i cittadini che si erano trovati ad assistere impotenti a una lunga scia di carcasse, innescando anche l’intervento della Polizia provinciale del nucleo venatorio ittico.
I successivi approfondimenti avevano evidenziato che all’origine della morte dei pesci c’era stato l’impatto di uno scarico di raffreddamento delle Trafilerie Gnutti, che sostanzialmente aveva alterato il fragile equilibrio e pure le previsioni del Consorzio.

Quest’anno i pesci sono stati salvati

Proprio per prevenire il fenomeno, quest’anno, il Consorzio di Bonifica Oglio Mella, come annunciato da Diego Balduzzi, capo Area Tecnica, si è portato avanti, instaurando un tavolo di confronto con tutti i soggetti interessati (inclusi il Comune di Chiari e la Gnutti). Una tappa che si è rivelata cruciale: «Le criticità sono state superate grazie al coordinamento», hanno evidenziato.

In particolare, una volta chiuse le paratoie alle opere di derivazione dal fiume Oglio, si è proceduto immediatamente al recupero della fauna ittica affidato a una ditta specializzata che provvede alla cattura del pesce e al rilascio in altri corsi d’acqua. Nel caso specifico, i pesci raccolti sono stati seminati nel fiume Oglio in località Prati Verdi, nel Comune di Pontoglio.

«Gli interventi annuali consentono di svolgere al meglio le due principali funzioni del reticolo consortile, ossia il presidio della sicurezza idraulica del territorio e l’irrigazione, elementi fondamentali per cittadini e imprese agricole del nostro comprensorio», questo il commento del direttore generale del Consorzio Cesare Dioni.

Nel dettaglio, quest’anno sono stati recuperate centinaia di carpe (circa 200 chili), ma anche cavedani (oltre un quintale), barbi, scardole, e persino un luccio da due chili. Eliminati invece, in quanto specie “aliene” e dannose per l’ambiente, esemplari di siluro e di carassio.