Tener-a-mente Festival

LP al Vittoriale: quando la perfezione sfida il diluvio (e vince)

I fulmini che si sono abbattuti sul lago di Garda hanno regalato uno scenario visivo mozzafiato a una platea tornata ad accogliere un’artista che con la dimora di D’Annunzio ha radici profonde

LP al Vittoriale: quando la perfezione sfida il diluvio (e vince)

LP al Vittoriale: quando la perfezione sfida il diluvio (e vince).

Al Vittoriale in scena LP

C’è qualcosa di intrinsecamente epico nel vedere la musica che sfida gli elementi, specialmente se la cornice è quella del Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera. Per la data del Tener-a-mente Festival, ieri, sabato 11 luglio 2026, lo spettacolo, è il caso di dirlo, è stato “elettrizzante”: i fulmini che si sono abbattuti sul lago di Garda hanno regalato uno scenario visivo mozzafiato a una platea tornata ad accogliere un’artista che con la dimora di D’Annunzio ha radici profonde.

LP, pseudonimo di Laura Pergolizzi, infatti, si era già esibita su questo stesso palco nel 2017, l’anno della sua celebre apparizione come superospite al Festival di Sanremo, arrivata subito dopo il successo planetario di “Lost on You”. Nove anni dopo quel debutto, il richiamo è rimasto identico nella sua terra d’origine (per i nonni italiani), ma il meteo, si sa, è un ospite imprevedibile.

Musica che sfida il diluvio

Dopo l’apertura affidata alla giovane cantautrice romana La Noce – salita sul palco chitarra in spalla per presentare con emozione i brani del suo primo album “Libera” (tra cui il brano-manifesto “Lucy”) e una cover di Johnny Cash – il cielo ha reclamato il suo spazio. Il concerto di LP era iniziato da pochissimo quando è arrivato il diluvio. Una canzone sotto l’acqua, il tempo di regalare alla platea una battuta di complicità (“We are all in the same boat”, siamo tutti sulla stessa barca), e poi lo stop forzato. Cinquanta minuti di pausa totali: quindici per far passare il peggio e mettere in sicurezza strumenti e palco, il resto del tempo speso con gli occhi puntati sui radar per calcolare la distanza dei fulmini e scongiurare ogni rischio. Cinquanta minuti in cui il pubblico del Vittoriale – un anfiteatro completamente sold out e ricco anche di fan internazionali – non si è perso d’animo. Anzi, il festival ha trovato una momentanea “sostituta”: una fan seduta sulle gradinate, davvero molto simile a LP, si è improvvisata performer per qualche secondo, distraendo tutti dall’attesa. Un siparietto talmente riuscito che la stessa LP, una volta tornata sul palco, l’ha salutata e ringraziata al microfono: «My twin, LP two!».

Un’atmosfera unica

Quando la musica è ripartita, l’elettricità del cielo si è trasferita direttamente nelle corde vocali dell’artista newyorkese. La scaletta ha viaggiato fluida tra i classici del passato e le sonorità più recenti: dalle esplosive “Girls Go Wild”, “When We’re High” e “Other People”, fino all’immancabile “Lost on You” e all’esecuzione della recente “Love Is All I Have”, che ha messo in mostra tutto il potenziale dell’inconfondibile fischietto. Ed è qui che scatta il cortocircuito della critica dei puristi del live: la perfezione. C’è chi sostiene sia stata “troppo perfetta”, perché se deve essere identico “tanto vale ascoltare il disco”. Ma da quando l’intonazione millimetrica e il controllo vocale emozionante sono diventati un difetto? Chi conosce a fondo la discografia di LP si è accorto che la performance non era affatto un freddo “copia e incolla” dello studio di registrazione. L’artista ha distribuito nei brani microcambiamenti, sfumature inedite e virtuosismi estemporanei che hanno mantenuto intatta la struttura della canzone per i più, ma hanno regalato una perla nuova a chi sa ascoltare con attenzione.

Tutta l’emozione del live

In più, rispetto al disco, a Gardone Riviera c’era tutto il magnetismo di una cantautrice che sa stare sul palco come pochi altri, capace di trasformare un potenziale disastro logistico dovuto al meteo in un grande momento di condivisione con i suoi fan, che sono rimasti fino alla fine. L’unica cosa davvero “lost” (persa) in questa notte di mezza estate sono stati quei cinquanta minuti rubati dal temporale, che hanno inevitabilmente accorciato lo show e allungato le tempistiche. Forse è stata una performance troppo impeccabile per gli amanti dell’errore a tutti i costi. Ma ad avercene di artiste così. Se proprio volessimo trovarle una piccolissima pecca (o meglio, lasciarle un suggerimento scherzoso) potremmo dirle che, viste le sue origini italiane (dai nonni), la prossima volta potrebbe imparare qualche parola in più oltre a “ciao”, “grazie” e “ti amo”! Ma sono dettagli. La speranza, innanzitutto, è che la “prossima volta” arrivi presto. Comunque, se vi è rimasta la curiosità di verificare di persona la sua bravura, siete ancora in tempo: il viaggio italiano di LP non finisce qui. Dopo l’ospitata di oggi sul palco a Tarvisio, farà tappa il 4 agosto a La Spezia. C’è ancora qualche biglietto disponibile per la prossima data: il consiglio è di non farseli sfuggire. Perché un concerto di LP non è “come il disco”. È, senza dubbio, molto meglio.

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