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Coaching

Riflessione sul coaching: le azioni di oggi non sono la somma delle azioni di ieri

Il Ragionier Capoferri aiuta i suoi coachee a comprendere come ripartire dopo uno stop inatteso

Riflessione sul coaching: le azioni di oggi non sono la somma delle azioni di ieri
Idee & Consigli 22 Aprile 2022 ore 10:38

Gli incontri con il Ragionier Gianpiero Capoferri sono sempre ricchi di spunti di riflessione sul tema del coaching aziendale. Prima di addentrarci nella discussione odierna è però utile leggere la metafora seguente, in grado di introdurre il tema che stiamo per approfondire.

Riflessione sul coaching: due viaggiatori, due villaggi e un monaco

Il primo viaggiatore

Un giorno un viaggiatore stava percorrendo una strada per andare da un villaggio a un altro.
Lungo la via notò un monaco intento a dissodare un campo nei pressi della strada. Il monaco augurò il buongiorno al viaggiatore che, a sua volta, rispose con un cenno del capo. Poi il viaggiatore si rivolse al monaco e disse: «Mi scusi. Le spiace se le faccio una domanda?», «Affatto», rispose il monaco. «Sto viaggiando dal villaggio in montagna fino al villaggio nella vallata e mi chiedevo se sapesse come sono le persone del villaggio più a valle». «Mi dica», rispose il monaco. «Che esperienza ha avuto nel villaggio in montagna?» «Orribile», esclamò il viaggiatore. «Per essere sincero sono lieto di essermelo lasciato alle spalle. Gli abitanti erano davvero inospitali. Al mio arrivo non ho ricevuto che una fredda accoglienza e, per quanto mi sforzassi, non mi hanno mai fatto sentire come uno di loro. Gli abitanti di quel villaggio sono molto chiusi e non provano certo simpatia per gli stranieri. Perciò mi dica, che cosa dovrei aspettarmi dal villaggio più a valle?». «Mi dispiace darle questa notizia», disse il monaco, «Ma credo che avrà un'esperienza molto simile». Il viaggiatore, abbattuto, chinò il capo e riprese il cammino.

Il secondo viaggiatore

Alcuni mesi più tardi, un altro viaggiatore percorreva la stessa strada e incontrò a sua volta il monaco. «Buongiorno», esordi il viaggiatore. «Buongiorno», disse il monaco.
«Come sta?», chiese il viaggiatore. «Bene, grazie», rispose il monaco. «Dov'è diretto?» «Sto andando al villaggio nella vallata», rispose il viaggiatore e aggiunse: «Sa dirmi com'è?» «Certo», fece il monaco.
«Ma prima, mi dica, da dove arriva?» «Vengo dal villaggio in montagna». «E com'è stata l'esperienza?» «Straordinaria. Sarei rimasto, se solo avessi potuto, ma a causa di impegni sono stato costretto a rimettermi in cammino. In quel villaggio mi sono sentito parte della famiglia. Gli anziani mi hanno dato molti consigli, i bambini giocavano e scherzavano con me, e le persone erano generalmente cordiali e generose. Sono assai dispiaciuto di essermene andato. Serberò sempre molti cari ricordi di quel luogo. E del villaggio più a valle, che mi dice?», «Penso che lo troverà molto simile», disse il monaco. «Ancora buona giornata». «Buona giornata a lei e grazie mille», rispose il viaggiatore e, con un ampio sorriso, riprese il cammino.

(Andreas, S. Andreas, C., «Change Your Mind: And Keep The Change», Real People Press, Moab, UT, 1987). 

Ragionier Capoferri, il racconto appena letto è dedicato al tema dell'esperienza: crede che una prima esperienza negativa possa influenzare il prosieguo dei progetti aziendali?

«Dalla storia che abbiamo appena letto emerge che il primo viaggiatore resta deluso dalla visita del villaggio a monte e chiede al monaco come sarà quello a valle sentendosi rispondere ciò che voleva sentirsi dire: “Sarà ancora peggio!”. Il secondo viaggiatore resta entusiasta del primo villaggio e, ugualmente, chiede al monaco come sarà il secondo: “Molto simile!”, risponde il religioso assecondando ancora una volta le aspettative dello straniero. Il mio punto di vista è che i due viandanti certamente dovrebbero ricordare cosa di quei villaggi non è piaciuto (o è piaciuto) loro, ma non dovrebbero immaginare quello che troveranno nel secondo villaggio partendo dal presupposto dell’esperienza appena vissuta. Non è detto, infatti, che se un luogo è negativo, quello successivo sarà negativo allo stesso modo. Così come non è affatto garantito che se il primo villaggio è ospitale, il secondo lo sarà ancora di più».

Come si applica questo concetto alla nostra riflessione sul coaching aziendale?

«Eppure non è difficile. Significa che quando l'imprenditore ha un'esperienza negativa non deve lasciarsi influenzare da quanto successo, ma - dopo aver compreso gli errori fatti - deve proseguire senza negatività nella realizzazione dei propri progetti. Solo così gli sarà possibile centrare gli obiettivi che si è posto in quanto a crescita aziendale, conquista dei mercati e così via».

Un po' come dire che è inutile piangere sul latte versato.

«Proprio così. Quel vecchio proverbio frutto della saggezza contadina dei nostri padri è quanto mai indovinato. Qualunque sia il problema, e ce ne sono sempre tanti (il personale dimezzato dalle malattie, le macchine che si guastano, un prodotto che non è come lo si era immaginato, eccetera), inutile fermarsi e assumere una posizione attendista aspettando che la situazione si risolva da sola, perché non accadrà! Piuttosto, una volta assorbito il colpo, è importantissimo ripartire senza perdere tempo. E poiché dagli errori si impara, l'esperienza negativa sarà comunque ricordata in futuro come un passaggio di crescita. Un momento attraverso il quale è stato senza dubbio compiuto un nuovo passo verso i target prefissati. Se l'esperienza è negativa, pertanto, se ne fa immediatamente dopo la valutazione e su questa si costruisce il percorso che porta al raggiungimento dell'obiettivo reale».

Come lavora il coach per trasmettere questa consapevolezza ai propri coachee?

«Come sempre attraverso domande che aiuteranno l’imprenditore a maturare la convinzione che non è proprio il caso di abbattersi in seguito a un'esperienza negativa. Chiederò di raccontarmi cosa è successo, perché reputa negativa l'esperienza, quali sono gli insegnamenti tratti, come pensa sia possibile proseguire nel percorso di crescita stabilito e così via. Alla fine il coachee risulterà più consapevole. Avrà maturato una personalità precisa e un'opinione netta sulla linea di condotta da seguire per evitare nuove esperienze negative e ampliare invece le future esperienze positive».

Come sempre, non è un discorso che vale solo per le aziende, vero?

«Assolutamente no. Da queste riflessioni è infatti possibile trarre vantaggio in ogni ambito dell'agire umano».

Riflessione sul coaching: per informazioni

STUDIO CAPOFERRI è a Chiari, in via SS. Trinità 3. Per informazioni tel. 030.712822

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