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Prevenzione cancro alla cervice uterina: controlli regolari sono indispensabili

Prevenzione cancro alla cervice uterina: controlli regolari sono indispensabili
Idee & Consigli 26 Gennaio 2022 ore 08:53

In Italia il carcinoma della cervice uterina rappresenta il quinto tumore per frequenza nelle donne sotto i 50 anni di età. E complessivamente l’1,3% di tutti quelli diagnosticati. Come fare una corretta prevenzione? Ne parliamo con la dottoressa Grazia Bonaccorso, medico specializzato in ginecologia e operativa su appuntamento al Poliambulatorio Medical Plan di Capriolo.

Cos’è il collo dell’utero (o cervice)?

Si tratta della porzione inferiore dell’utero. Tra la parte esterna e la parte interna di esso si trova un’area estremamente delicata soggetta a cambiamenti durante i diversi stadi della vita di una donna (pubertà, parto e menopausa). Ed è proprio da qui che inizia a svilupparsi la maggior parte dei tumori nel collo dell’utero.
La principale causa responsabile è l’infezione da Papilloma Virus Umano (HPV). In particolare quello di tipo 16 e 18 che si trasmette durante l’attività sessuale. Anche se non tutte le infezioni da HPV provocano il cancro alla cervice.

Cosa sono i papilloma virus umani

I papilloma virus umani (HPV, dall’inglesee Human Papilloma Virus) sono virus a DNA che si trasmettono prevalentemente per via sessuale e che si replicano nelle cellule dell’epidermide.
Ne esistono oltre 120 varianti. Si differenziano a seconda del tessuto che colpiscono e per gravità degli effetti. Circa 40 tipi interessano la cervice uterina, la vagina, la vulva, l’ano, il pene e l’orofaringe, e alcuni fra questi sono definiti HPV ad alto rischio. Sono, infatti, collegati all’insorgenza di vari tipi di tumori e infezioni.
«Per questi motivi è importante conoscere i Papillomavirus e aderire ai programmi di screening che consentono di individuare l’infezione ed eventuali lesioni precancerose» sottolinea la dottoressa.

Quanto è diffuso il papilloma virus

L’infezione è molto più frequente di quanto non si pensi. Si stima, infatti, che oltre il 75% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita con il virus HPV. Con un picco nelle giovani fino a 25 anni di età. Il virus viene trasmesso con estrema facilità per contagio attraverso il contatto intimo da una persona all’altra.
La maggior parte delle infezioni da HPV è transitoria, perché il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno.
In caso di infezione persistente, il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgere di lesioni precancerose è di circa 5 anni. Mentre la latenza per lo sviluppo di un tumore, come quello alla cervice, può essere anche di 15-20 anni.
Anche se la maggior parte delle persone infettate dal virus non svilupperà il cancro, ad oggi in Italia si registrano, ogni anno, 1.700 decessi e 3.500 nuovi casi di cancro invasivo del collo dell’utero.
La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di tumore del collo dell’utero in Italia è pari a circa il 68% (I numeri del cancro in Italia 2021).

Come fare prevenzione

La prevenzione rimane comunque una delle armi più importanti. Nella fattispecie l’esame del pap-test rappresenta uno strumento molto valido in grado di diagnosticare in modo rapido e precoce la presenza di un eventuale tumore al collo dell’utero. Consiste in un prelievo di una piccola quantità di cellule del collo dell’utero, eseguito strofinando sulle sue pareti una spatolina e un tampone.
L’introduzione del pap-test come esame di screening, ha fatto sì che il numero dei casi e quello dei decessi sia in costante diminuzione, la malattia diagnosticata precocemente infatti è altamente curabile.

Pap test raccomandato almeno ogni 3 anni

«La prima arma di prevenzione sono i controlli ginecologici regolari. Presso il centro Medical Plan di Capriolo è possibile sottoporsi a una visita specialistica» conferma la dottoressa Bonaccorso. «Il pap test è fondamentale per la prevenzione del tumore del collo dell’utero poiché permette l’identificazione di alterazioni che, se lasciate senza controllo per anni, potrebbero degenerare in carcinoma – avverte la ginecologa -. Il pap-test andrebbe eseguito almeno ogni 3 anni dai 25 ai 65 anni. Durante la visita ginecologica inoltre il medico valuta l’eventuale presenza di condilomi o alterazioni correlate alla presenza dell’HPV, anche se spesso la diagnosi non sarà nota fino al ritiro del referto del pap test, poiché nella maggior parte dei casi le alterazioni precoci da HPV sono visibili solo con l’esame microscopico delle cellule».

Cervice uterina, il protocollo di screening

«Se il pap-test darà esito positivo, il protocollo dello screening per il cancro del collo dell’utero prevede l’esecuzione di esami di approfondimento. Si indirizzerà la paziente a un esame di secondo livello, chiamato colposcopia, che permette la visione ingrandita della cervice uterina. In tal modo il medico è in grado di confermare la presenza di lesioni pretumorali o tumorali e valutarne l’estensione. Alla colposcopia può far seguito una biopsia. Cioè un prelievo di una piccola porzione di tessuto anomalo da sottoporre a un’analisi che confermi definitivamente le caratteristiche esatte della sospetta lesione».
Esiste anche un vaccino utile a proteggere dall’infezione da Papilloma Virus Umano (HPV) che consente di scongiurare il rischio di infezione. La vaccinazione è consigliata prima dell’inizio dell’attività sessuale. «In base all'età in cui la paziente intraprende il proprio percorso di prevenzione, si pianifica sempre un percorso personalizzato» conclude la dottoressa.

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