La situazione in Regione

Coronavirus in Lombardia, rimpasto di Giunta all'orizzonte: tutti i problemi del Pirellone

Tensioni e incertezze ai vertici del governo regionale in Lombardia per gli errori commessi in questa fase 2

Coronavirus in Lombardia, rimpasto di Giunta all'orizzonte: tutti i problemi del Pirellone
03 Giugno 2020 ore 18:05

Il Coronavirus sta mietendo vittime anche tra i politici regionali. Gestire un’emergenza sanitaria così drammatica, imprevista, violenta e sconosciuta non è stato per nulla facile. Neppure in Lombardia. Dove qualche errore è sicuramente stato commesso, forse più nelle Fase 2 che in quella iniziale. E dove qualche testa adesso rischia di rotolare.

Lega in visita in Lombardia

Nei giorni scorsi infatti il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha fatto tappa a Palazzo Lombardia. Prima per incontrare i consiglieri regionali e poi per organizzare un incontro più ristretto, per decidere come e quando rilanciare la macchina regionale, con un profondo “tagliando” di Giunta e direzioni generali. I consiglieri del Carroccio hanno dato carta bianca al loro leader. Mentre nel vertice più ristretto, a cui hanno preso parte il presidente Attilio Fontana, l’assessore al Bilancio Davide Caparini e la super segretaria Giulia Martinelli, è stato deciso di abbozzare nomi e modi del rimpasto.

Il clima fuori e dentro Palazzo Lombardia

Del resto, fuori dal Palazzo, la pressione è sempre più alta, e sta andando in scena una sorta di processo sommario che vuole qualche colpevole. Niente di simile sta accadendo negli altri Paesi colpiti dal virus, ma l’Italia, la sua classe politica, l’opinione pubblica fanno sempre storia a sé. Anche se spesso è una brutta storia.

Sul banco degli imputati è salito Giulio Gallera, l’assessore al Welfare. Al momento non è stata presa alcuna decisione nei confronti dell’avvocato milanese, recordman di preferenze. Gallera sconta pure il prezzo di non essere affatto amato dal coordinatore regionale di Forza Italia, Massimiliano Salini, e dal vice presidente regionale, Fabrizio Sala.

Soprattutto da quando si infatuò di Giovanni Toti, governatore della Liguria e leader del movimento Cambiamo. Il “tradimento” non si è mai consumato, ma i rapporti tra i vertici di Forza Italia e il potente assessore si sono ulteriormente raffreddati. Intanto Gallera, su indicazione di Salvini, è stato “silenziato”: troppo sovraesposto, troppe gaffes e quindi la necessità di affiancargli una task force per evitare altri scivoloni.

I problemi del settore socio-economico

Quella di Gallera potrebbe non essere l’unica testa a rotolare, poiché il fronte sanitario non è il solo aperto. Ogni giorno giungono contestazioni anche da settori del mondo economico e sociale, strali che si sperava finissero unicamente sul Governo gialloverde ma che invece arrivano pure su Fontana.

Appaiono deboli le posizioni di Martina Cambiaghi (Lega), assessore allo Sport, e Silvia Piani (Lega), assessore alla Famiglia e Pari Opportunità. Un elenco che potrebbe includere altri esponenti, come l’assessore alle Attività produttive, Alessandro Mattinzoli, e il sottosegretario ai Rapporti internazionali, Alan Rizzi, entrambi di Forza Italia. Infine da parte di molti leghisti non sono mancate critiche all’assessore Lara Magoni che, a dir loro, sta facendo poco per il turismo. L’esigenza di cambiare passo è irrinunciabile.

L’opposizione

Al di là delle polemiche che ogni giorno accompagnano le decisioni di Regione Lombardia e che trovano sponda sui media in generale, per non parlare dei social, bisogna pure fare i conti con le quotidiane manifestazioni di protesta all’esterno della sede del Pirellone in via Filzi. Dal personale sanitario ai taxisti, passando per le agenzie di viaggio e finendo con i lavoratori delle aziende in crisi. Senza dimenticare la dura, durissima opposizione che da settimane sta facendo il Pd. La mozione di sfiducia nei confronti di Gallera promossa dai democratici si è sciolta come neve al sole in Consiglio regionale, principalmente per colpa della improvvida regia del consigliere Pietro Bussolati a capo della frangia più estrema del gruppo. Ma il clima resta teso. Tesissimo.

Il futuro della Lombardia

Carta bianca, dunque, è stato detto a Fontana da tutti i consiglieri di maggioranza durante una riunione di qualche giorno fa, dove a farla da padrona è stata la paura di tornare a votare anticipatamente. Ma il punto principale rimane quando usarla questa carta. Quando fare l’eventuale rimpasto. La fine dell’emergenza sanitaria potrebbe essere il momento giusto, una finestra politica per rafforzare la squadra del governatore. Magari anche per cambiare qualche direttore generale un po’ “leggero” e cercare sul mercato dei top manager di valore.

Al momento, però, l’ipotesi che più si fa largo è quella di rinviare ogni decisione tra agosto e settembre, come sostiene anche Salvini. “Un errore” avvertono, scuotendo la testa e preparando le valigie, alcuni dei consiglieri politicamente più anziani. “Le condizioni non possono che peggiorare, il momento giusto è questo e il Presidente può imporre ciò che vuole a tutti, Lega permettendo” concludono.

La commissione d’inchiesta

In questo clima di grande tensione e confusione non aiuta l’ultimo strappo consumato in Consiglio regionale con il Pd durante la nomina del presidente della Commissione d’Inchiesta Covid 19. Che spetta all’opposizione. Il Pd aveva chiesto di affidarla a Jacopo Scandella, 32 anni, bergamasco di Clusone, giovane e battagliero consigliere alla sua seconda legislatura. Ma Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno cercato in ogni modo di escludere i democratici dopo le pesanti accuse rivolte alla sanità lombarda.

La prima votazione si è svolta con il classico nulla di fatto. Alla seconda è emersa la (auto)candidatura di Michele Usuelli (+Europa) che non ha incontrato il favore della maggioranza un po’ per il suo  narcisismo e un po’ per essere un anestesista influenzabile dal personale sanitario. Alla terza convocazione e votazione è uscita anche la candidatura di Patrizia Baffi di Italia Viva che ha raccolto 46 preferenze dei 79 votanti. Quindi la presidenza è sì andata a un esponente dell’opposizione, ma con i voti della maggioranza.

La protesta di PD e 5Stelle

PD e 5Stelle urlano allo scandalo e ad una commissione senza più valore. Il centrodestra ribatte che, essendosi la minoranza presentata spaccata e con tre candidati, si sono limitati a scegliere il Presidente di maggior equilibrio e garanzia. Rimane sul piatto il sapore amaro di un’occasione perduta per fare luce su quanto accaduto e su quanto si potesse migliorare. Qualcuno voleva usare la commissione come fucile, qualcuno vuole usarla come paravento: starà ora Alla Baffi dimostrare che la si può usare per ciò per cui è stata chiesta.

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