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La sorprendente promozione dell’indomito Brescia di Reja: il racconto di quella emozionante cavalcata verso la Serie A

La sorprendente promozione dell’indomito Brescia di Reja: il racconto di quella emozionante cavalcata verso la Serie A
19 Ottobre 2020 ore 12:46

L’estate del 1996 non è certo tranquilla per i tifosi del Brescia. L’annata agonistica appena andata in archivio ha visto le Rondinelle salvarsi solo all’ultima giornata di campionato per una fortunata serie di fattori concomitanti: la vittoria della squadra di Reja in quel di Cesena e l’incredibile sconfitta della Fidelis Andria a Genova. 

In quel di Marassi, a quattro minuti dal triplice fischio finale, col match inchiodato sullo 0-0 che garantirebbe ai pugliesi lo “spareggio-salvezza” contro le Rondinelle, un giovane diciottenne di nome Simone Spinelli, di cui poi si sono perse le tracce ad alti livelli, porta in vantaggio il Grifone e scatena la rabbia dei giocatori pugliesi, autori di una vera e propria caccia all’uomo. Nel finale, poi, i liguri segneranno il gol del definitivo 2-0. 

Estate 1996: esplode definitivamente la protesta contro Corioni

Giunta la notizia del successo del Genoa, in quel di Cesena i tifosi bresciani invadono il campo e festeggiano la salvezza, che dopo la sconfitta contro il Chievo sembrava quasi utopistico raggiungere. Nell’estate del 1996 la protesta contro Corioni, già ben avviata durante la disastrosa stagione 94/95, in cui il Brescia fece segnare una serie di record negativi nella massima serie ed una rovinosa retrocessione in Serie B, raggiunge vette elevatissime. 

Ed il Presidente, controvoglia, è costretto a confermare Edy Reja, l’artefice della miracolosa salvezza e uomo col quale il pubblico bresciano si identifica pienamente: serietà, rispetto, sacrificio e voglia di lavorare sono i tratti dell’uomo friulano. Tutte caratteristiche appartenenti al popolo bresciano che anima il Mario Rigamonti e vuol vedere in campo una squadra coriacea ed in grado di onorare al meglio quella “V” bianca sul petto

Il calciomercato ha portato ad una significativa rivoluzione della rosa. Alcuni elementi che hanno scritto la storia recente del Brescia, come Stefano Bonometti, Giampaolo Saurini, Ioan Sabau e Salvatore Giunta salutano il Cidneo per volare verso altri lidi. Se ne vanno anche giocatori esperti come Francini e Battistini, oltre a giovani promesse come Baronio e Volpi. 

In entrata il colpaccio, sulla carta, è Antonio Criniti, calciatore fantasioso e dal carattere tutt’altro che semplice. La sua esperienza a Brescia, però, durerà solo pochi mesi. Gli altri acquisti, invece, sono rappresentati da calciatori che conoscono bene la categoria, come Zunico, De Paola (graditissimo cavallo di ritorno), Pergolizzi, Doni, Corrado e Bizzarri, ai quali si aggiungono due stranieri dal curriculum totalmente differente: Manfred Binz (vice-campione d’Europa con la Germania all’Europeo svedese di quattro anni prima) e Miljenko Kovacic, giovane attaccante croato in arrivo dalla Dinamo Zagabria.

Il Brescia non parte coi favori del pronostico, ma al Bentegodi arriva la svolta

Inoltre, vengono inseriti in pianta stabile con la prima squadra i migliori talenti del vivaio bresciano: Pirlo, Diana e Bonazzoli. La squadra, sulla carta, è un buon mix di esperienza e gioventù, ma non parte certo coi favori del pronostico. Pur non essendo state ancora legalizzate le scommesse sportive, e a differenza di oggi non era possibile accedere ad esse e ai servizi più famosi dei broker come ad esempio i migliori siti di casino autorizzati e sicuri, il Brescia non viene indicato nel ruolo di protagonista

Secondo gli addetti ai lavori, le quattro grandi favorite per la promozione sono Torino, Genoa, Bari e Pescara, con Foggia, Padova e Chievo nel ruolo di possibili guastafeste. Di queste sette candidate sarà solo una, il Bari, a centrare l’obiettivo. Il Brescia è inserito in terza fascia, candidato ad un campionato di metà classifica lontano, perlomeno, dai tanti patemi accusati nella passata stagione. E l’avvio di stagione sembra tener fede alle previsioni degli addetti ai lavori. 

Dopo la sconfitta alla prima di campionato a Bari, il Brescia inanella una serie di pareggi, intermezzati dal successo interno di misura colto contro la Lucchese, ma esibisce una buona solidità difensiva e dimostra di avere carattere, trascinata da autentici leader come De Paola e Neri. 

La svolta arriva alla fine di ottobre, ottava giornata di campionato. Il Brescia si presenta al Bentegodi per sfidare il Chievo di Malesani, compagine ormai finita sulla bocca di tutti e considerata una possibile outsider nella lotta per la Serie A. Le Rondinelle, reduci dallo 0-0 contro il Torino (favorita indiscussa per la promozione), ottengono un successo di misura ed iniziano a volare. 

Un poker di vittorie consecutive lancia il Brescia nelle zone alte

Al successo contro gli scaligeri, infatti, fanno seguito altre tre vittorie, tutte di larga misura ed estremamente convincenti, contro Cremonese (3-1), Castel di Sangro (3-0) e Padova (3-1), che portano le Rondinelle ad albergare nelle zone alte della classifica. Una serie di successi che aumenta la consapevolezza e stima del gruppo di Reja, che inizia a fare più di un pensierino sulle possibilità di poter lottare per la promozione. 

La serie positiva, iniziata alla seconda di campionato, si interrompe contro il Ravenna, alla dodicesima. Le ultime giornate del girone d’andata vedono la squadra di Reja subire due pesanti sconfitte (4-0 a Marassi e 3-0 al Penzo) alternate ad alcuni risultati estremamente preziosi in ottica promozione, come la vittoria allo Zaccheria di Foggia, quella interna contro la Reggina ed il pareggio esterno a reti bianche contro il Lecce, neopromossa guidata da Ventura issata nelle zone alte della classifica. 

Il girone di ritorno parte con un successo contro una diretta rivale, il Bari di Fascetti, grazie a due autentiche perle del capitano con la maglia numero 7, autore di una prova sublime che, il giorno successivo alla disputa del match, viene celebrato dal più diffuso quotidiano locale con un titolo eloquente:” Li abbiamo fatti Neri”. 

L’inatteso k.o. di Palermo sette giorni dopo, è solo l’amaro boccone da ingoiare prima di iniziare una straordinaria cavalcata, che resterà nella mente degli sportivi bresciani. Nelle otto giornate successive, la Leonessa porta a casa la bellezza di 7 vittorie, alcune delle quali memorabili.

Sette vittorie in otto partite: il Brescia fa il break decisivo verso la promozione in Serie A 

Tra queste spiccano la vittoria contro il Pescara (2-0) suggellata dalle reti di due simboli di quella combattiva squadra come Neri e Adani, il roboante successo esterno al Manuzzi (3-1) e, soprattutto, lo scalpo ottenuto al Delle Alpi al cospetto del Torino (2-0). Decisamente suggestiva anche la vittoria ottenuta a Cremona, in uno Zini letteralmente invaso dai tifosi bresciani, giunti in terra cremonese anche in bicicletta o scooter, ed esplosi in un boato assordante quando Mino Bizzarri, in avvio di ripresa, segna il gol risultato poi decisivo. 

Siamo ormai alla trentesima. Ed il Brescia, a conti fatti, è già con un piede in Serie A. Nel finale di stagione, seppur con qualche battuta a vuoto, la squadra di Reja gestisce sapientemente il vantaggio, si regala ancora qualche bella soddisfazione (convincente vittoria interna contro il Foggia) e vola, da prima in classifica, in Serie A. 

Il Brescia con lo spirito più bresciano di sempre, non tanto per la provenienza geografica dei giocatori, bensì per il carattere mai domo esibito degli stessi, ottiene la promozione in Serie A. E’ la terza in sei anni. Ma questa, a differenza delle altre, ha un sapore particolare. 

Forse perché inattesa. Forse perché i tifosi hanno creato un rapporto empatico con la squadra come mai accaduto negli ultimi vent’anni. Sta di fatto che ancora oggi, a distanza di quasi 25 anni, quella squadra è rimasta impressa indelebilmente in coloro che hanno avuto la fortuna di viverla.

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