BAGNOLO MELLA

L’onorevole Almici chiede i danni per i post pubblicati sui social

Il sindaco Stefano Godizzi ha ricevuto una richiesta di risarcimento.

L’onorevole Almici chiede i danni per i post pubblicati sui social

Almici chiede 116mila euro al primo cittadino.

Scontro istituzionale e legale

La querelle politica a Bagnolo Mella si è trasformata in un caso legale.
L’onorevole Cristina Almici, già sindaco del paese e oggi capogruppo di minoranza in Consiglio comunale, ha inviato al sindaco Stefano Godizzi una richiesta di risarcimento danni pari a 116.905,01 euro.
Secondo quanto comunicato dal primo cittadino in una nota del 24 febbraio 2026, circa metà della somma — 58.160,01 euro — sarebbe riferita a un presunto calo della clientela nello studio professionale della deputata, nell’arco temporale 2016-2024. L’altra metà — 58.745 euro — riguarderebbe invece presunte affermazioni diffamatorie contenute in post social, tra cui un riferimento a un procedimento giudiziario «noto a tutti» nel quale, sottolinea il sindaco, Almici «nel 2022 non c’era nemmeno».
Nel mirino della diffida figurano anche altri contenuti pubblicati tra il 2021 e il 2022, tra cui un post relativo ai fondi Covid e ai tempi di distribuzione delle risorse, scritto quando Godizzi sedeva tra i banchi della minoranza.
Alla richiesta dell’onorevole si aggiunge quella dell’ex segretario comunale Giampaolo Brozzi, che avrebbe avanzato una pretesa risarcitoria di 82.105,31 euro, legata anche alla mancata conferma dell’incarico e a presunti effetti negativi sulla propria posizione professionale.

La posizione del sindaco: «Accuse stravaganti»

Nel suo comunicato di risposta, il sindaco Stefano Godizzi respinge con decisione ogni addebito, definendo le contestazioni «stravaganti, fuori tempo e fuori luogo».
Il primo cittadino precisa che la vicenda «nulla ha a che vedere con la vita amministrativa» e che non vi sarà «alcuna ricaduta sull’attività comunale né sulle casse dell’ente», poiché la difesa sarà affrontata a titolo personale.
Godizzi collega l’iniziativa legale a un clima politico teso seguito alla vittoria elettorale del 10 giugno 2024 della lista “Bagnolo Aperta”, parlando di dichiarazioni «infuocate», richieste di documenti, esposti e tentativi di ostacolare l’azione amministrativa, come il ricorso contro il Consiglio comunale del 2 settembre 2024 relativo al progetto di ristrutturazione delle scuole elementari di via XXVI Aprile.
Il sindaco si dice «allibito» per le accuse di aver leso diritti fondamentali o utilizzato espressioni volgari e ripugnanti, respingendo categoricamente tali ricostruzioni.
Sottolinea inoltre di aver lasciato correre in passato appellativi offensivi rivolti alla sua persona, ribadendo di non voler adottare la denigrazione come metodo di confronto politico.

La replica di Almici: «Non c’entra la politica, ma la dignità personale»

Di segno opposto la ricostruzione dell’onorevole Cristina Almici, che respinge l’idea di una battaglia politica e rivendica la natura esclusivamente personale della controversia.
«L’azione legale che ho intrapreso ha un solo obiettivo: difendere la mia dignità personale», afferma.
Secondo la deputata, il sindaco continuerebbe da anni a screditarla, utilizzando la politica come alibi per attacchi e denigrazioni. «Non c’entra il Comune, non c’entra l’amministrazione, non c’entra l’attività politica. Le responsabilità sono personali e tali restano».
Almici parla di un «subdolo tentativo di mischiare le carte» per far credere che la vicenda coinvolga l’ente pubblico, definendo scorretto attribuire alla diffida un movente politico.
Rivendica inoltre di aver sempre svolto il proprio ruolo istituzionale con serietà e di aver, in passato, invitato ad abbassare i toni.
«A un certo punto, difendere la propria dignità non è più una scelta: è un dovere», conclude.

La diffida e il tentativo di mediazione

Un ulteriore elemento emerge dalla ricostruzione dell’onorevole: la vicenda avrebbe avuto origine da una diffida formale inviata il 12 marzo 2025 dall’avvocato Gianluca Aureliano, su mandato suo e del dottor Brozzi, con richiesta di rimozione dei contenuti ritenuti diffamatori e invito a un componimento bonario.
Secondo Almici, la raccomandata sarebbe tornata per compiuta giacenza e una successiva comunicazione via mail non avrebbe ricevuto risposta.
Solo dopo l’assenza di riscontro sarebbe stato avviato il procedimento di mediazione, obbligatorio per legge prima di un’eventuale causa civile.
La deputata precisa che non vi sono azioni giudiziarie in corso e che la procedura riguarda anche altri soggetti estranei all’attuale amministrazione, a conferma – sostiene – dell’assenza di finalità politiche.
Nel merito, Almici richiama il diritto alla rimozione o aggiornamento di contenuti online relativi a vicende giudiziarie concluse con assoluzione, lamentando la permanenza in rete di materiali che, a suo dire, continuerebbero a insinuare responsabilità ormai smentite.

Uno scontro che resta aperto

Lo scontro tra maggioranza e opposizione, già acceso sul piano politico, si sposta così su un terreno più delicato, quello della reputazione personale e dei confini tra critica politica e diffamazione.
Da un lato il sindaco Godizzi rivendica il diritto di critica e di espressione in un contesto democratico, respingendo l’idea che il dissenso possa trasformarsi in responsabilità civile.
Dall’altro, l’onorevole Almici rivendica il diritto alla tutela dell’onore e dell’immagine professionale, sostenendo che l’utilizzo dei social abbia superato il limite della legittima critica.
In attesa degli sviluppi della procedura di mediazione, la comunità di Bagnolo Mella osserva una vicenda che intreccia politica, comunicazione e responsabilità individuali.
Una vicenda che, al di là delle rispettive posizioni, riporta al centro un tema sempre più attuale: il peso delle parole, soprattutto quando a pronunciarle sono figure istituzionali.