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Botta e risposta sul caso Traversino a Lonato

Botta e risposta sul caso Traversino a Lonato
Politica Garda, 18 Maggio 2019 ore 14:09

L'amministrazione comunale di Lonato ha parlato delle notizie degli ultimi giorni sul nuovo sequestro all'ex discarica del Traversino e in un'ex cava Vezzola (vicino a Lavagnone e Centenaro) in una conferenza stampa stamattina in Municipio.

"Il Traversino non c'entra col cantiere Tav"

Il sindaco Roberto Tardani parla di allarmismo ingiustificato sul titolo, pubblicato da un quotidiano nei giorni scorsi, che cita la presenza di "scorie radioattive" nella falda sotto il Traversino. "Molto grave il fatto che io, che sono sia sindaco sia autorità sanitaria in Ats, abbia letto queste notizie solo dai giornali. Nessun ente mi ha informato in merito, ieri dopo aver letto i giornali ho inviato una Pec a tutti gli enti di tutela ambientale e attendo una risposta. Posso dire che sul territorio lonatese c'erano due "vecchie" aree da bonificare, Trivellino e Traversino: sulla seconda, l'ultima novità che avevamo era che a settembre il sito era stato dichiarato sicuro. Non so nulla di eventuali rifiuti radioattivi".

L'assessore all'Urbanistica Monica Zilioli ricorda che "il Traversino non coincide con l'area che era stata indicata per i cantieri Tav: il primo è a nord, il secondo a sud di via Lavagnone. Spesso si fa confusione tra le due cose". L'area dei cantieri era stata a sua volta colpita da un sequestro a novembre, con i sigilli tolti due mesi e mezzo più tardi. La strada che da via Mantova va a Centenaro "taglia" le due aree, infossate rispetto alla via.

Un caso che dura da 37 anni

Per il consigliere, già assessore ai Lavori pubblici, Oscar Papa "l'area del Traversino è deserta dal 1982, nel senso che i proprietari non ci hanno più rimesso piede, quindi non ci sono rifiuti tombati recentemente. Sarebbe come analizzare una cisterna di acqua sporca rimasta lì da anni e trovarci sostanze nocive". Il sindaco è tornato sulla polemica politica iniziata l'estate scorsa, con lo spostamento di alcune aree di cantiere Tav nella località: "Le minoranze che oggi dicono "avevamo ragione noi" a gennaio chiedevano la revoca non da un punto di vista ambientale, ma di mancanza di garanzie economiche. Il caso della chiusura del Traversino si è trascinato dal 1982 ad oggi. Spiace perché tutto questo svilisce anche il ruolo di noi sindaci: è successo anche che qualche cittadino mi abbia telefonato chiedendo se l'acqua di Lonato è bevibile". Aspetto su cui l'assessore Zilioli rassicura: la qualità dell'acqua è sempre monitorata da A2A.

Opposizioni e No Tav attaccano

Il caso è tornato alla ribalta dopo il sequestro di mercoledì da parte dei Forestali per smaltimento illecito di rifiuti, che coinvolge Traversino e l'ex laghetto di cava Vezzola poco distante. Gli attacchi delle minoranze (Pd, Progetto Lonato, Ritrovo Lonato e 5 Stelle) nei mesi scorsi erano legati al doppio spostamento di quattro aree di cantiere dell'alta velocità, prima previste a Campagna, poi al Lavagnone e poi di nuovo nella frazione a sud della A4. Una nota congiunta delle quattro liste, in mattinata, aggiunge: "Il tema essenziale per noi non è la ditta Vezzola, ma la salute dei cittadini e del territorio. C'è chi ancora si "spertica" per giustificare situazioni che, al di là dei processi, sono gravi e pericolose per la vita delle persone".

Un'ora dopo la giunta, hanno parlato anche i comitati No Tav, Ambiente e territorio e Basta veleni, davanti all'androne del municipio. Per lo storico esponente Alessandro Scattolo "l'amministrazione lonatese, invece di comminare Daspo urbani ai militanti No Tav e di dileggiarci, dovrebbe fare la guerra a chi inquina e a chi vuole devastare il territorio con le grandi opere". Scattolo non risparmia una frecciata agli esponenti nazionali dei 5 Stelle, a partire dal ministro Danilo Toninelli. Rincara la dose Fiorenzo Bertocchi, portavoce del coordinamento No Tav bresciano: "Ogni volta che c'è un sequestro, l'amministrazione viene a sapere le cose dai giornali, in compenso conosce in anticipo i dissequestri. L'operazione fatta inizialmente, con lo spostamento dei cantieri in quella zona, è inquietante e pone interrogativi: si è tentata una soluzione "tombale" al problema dei rifiuti interrati?" Il caso, dopo il primo dissequestro di febbraio e le nuove indagini, è destinato a non spegnersi.

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