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alimentazione e invecchiamento

Il benessere in età avanzata e i benefici della Nutraceutica

Quando l’alimentazione non è qualitativamente valida, l’integrazione può correre in nostro aiuto, purché di qualità

Il benessere in età avanzata e i benefici della Nutraceutica
Glocal news 25 Marzo 2021 ore 10:30

La storia della medicina racconta come lo stesso concetto di vecchiaia sia evoluto nei secoli anche in Occidente, fino a giungere all’epoca moderna quando l’anziano, godendo di armi contro il decadimento fisico e mentale, invecchia, ma non si ammala. Tuttavia, sorprende ancora sentir parlare di centenari che, nelle cosiddette Zone Blu, godono di una vecchiaia lunga e in salute. Ma le condizioni di vita di questi privilegiati, sono replicabili anche altrove?

Nutraceutica e contrasto all’invecchiamento

Gli integratori alimentari hanno l’obiettivo non solo di contribuire alle normali funzioni dell’organismo, ma anche di ridurre il rischio di sviluppare una determinata malattia. Questo è il motivo per cui la medicina predittiva Anti-aging si avvale molto del contributo della nutraceutica. La disciplina che si occupa di indagare tutti i componenti o i principi attivi degli alimenti con effetti positivi per la salute, la prevenzione e il trattamento delle malattie.

Perché è importante l’integrazione

Dobbiamo prendere coscienza che oggigiorno consumiamo “gusci vuoti”, cioè alimenti che, a causa dell’impoverimento del terreno, dei processi produttivi, di conservazione e distribuitivi, hanno perso gran parte del loro valore nutritivo. Del resto, l’alimentazione può realmente indirizzare il paziente al “successful aging”, ovvero al benessere in età avanzata e, a quanto pare, l’integrazione è diventata necessaria per conseguire e mantenere un’ottima e sana qualità di vita. Ma non è sufficiente che la sostanza sia presente nel prodotto, è infatti necessario accertarsi che lo sia in quantità sufficiente.

Lo ha spiegato la dottoressa Federica Almondo, affermata Nutrizionista specializzata in Scienza dell’Alimentazione ed esperta in nutraceutica, alla guida del centro milanese Cerva 16:

“è fondamentale che questi integratori siano biodisponibili, parametro che misura la percentuale di composto in grado entrare nella circolazione sanguigna, raggiungere il bersaglio e lì esplicare la sua azione”.

L’integratore assunto oralmente infatti può anche andare incontro a trasformazioni chimiche e/o coniugazioni con altre sostanze, e ciò potre causare una riduzione della quantità del principio attivo.

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