impresa e innovazione

Caimi Brevetti presenta Open Lab – VIDEO

«Per realizzare i nuovi laboratori abbiamo investito 3 milioni di euro. Ci permetterà di sviluppare la tecnologia lo Snowsound, tessuti hi tech, performanti e sostenibili dalle prerogative fonoassorbenti»

Caimi Brevetti presenta Open Lab – VIDEO
Glocal news 22 Ottobre 2020 ore 17:48

Dalla mitica schiscetta allo Snowsound è un salto triplo mortale. E, in questo caso, perfettamente riuscito. Sono trascorsi settant’anni di storia e di successi, ma creatività, genialità e innovazione sono ancora elementi distintivi di Caimi Brevetti.

All’inizio degli Anni Cinquanta l’azienda brianzola si impone con la mitica schiscetta, con i posacenere a scatto da auto e quello a basculante; prosegue con le librerie Socrate e Monnalisa, le sedie Pitagora per gli aeroporti e altri oggetti di arredo di grande design. Da una decina d’anni si sta facendo conoscere a apprezzare in tutto il mondo per lo Showsound: tessuti higt tech, performanti e sostenibili, dalle prerogative fonoassorbenti.

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La storia di Caimi Brevetti

A fondare questa bellissima realtà, nel lontano 1949, fu Renato Caimi che oggi, all’età di 94 anni, pur rimanendo in azienda con il ruolo di presidente onorario, ha affidato le redini ai quattro figli: Franco, Giorgio, Lorenzo e Gianni. Ognuno di loro ricopre il ruolo di consigliere delegato e ognuno di loro svolge un ruolo specifico in azienda, integrandosi alla perfezione e in un clima di collaborazione che ha pochi eguali.

Ma se papà Renato era ed è un innovatore, un genio del design capace di trasformare un disegno messo sulla carta in un prodotto da vendere sul mercato, loro non sono da meno. Anzi… Lo dimostra una volta di più l’ultima novità di Caimi Brevetti: l’apertura di Open Lab. Fedeli alla filosofia aziendale del fondatore che da cosa nasce cosa, bisogna sempre guardare avanti innovando, coinvolgere le persone, unire le competenze e metterle al servizio degli altri.

Come nasce l’idea dell’Open Lab

“Quando abbiamo iniziato a investire sullo Snowsound dipendevamo esclusivamente da laboratori esterni e questo limitava la nostra autonomia, allungava i tempi della ricerca, dello studio e conseguentemente della messa a terra dei nostri prodotti – ci hanno spiegato i fratelli Caimi – Queste criticità ci hanno spinto a gettare il cuore oltre l’ostacolo, a fare un salto di qualità, creando un laboratorio interno in grado di permetterci di studiare autonomamente tutto quello che possiamo produrre nel campo della fonoassorbenza. Poi, certo, per alcune cose, ci avvaliamo ancora di laboratori esterni, ma in modo selezionato e soprattutto per verifiche: oggi indirizziamo noi la ricerca e gestiamo noi i tempi”:

Quanto avete investito?

“Siamo attorno ai 3 milioni di euro”.

Perchè Open Lab?

“Perchè è un laboratorio aperto. Abbiamo infatti deciso di aprirlo gratuitamente alle università che si occupano di benessere psicofisico delle persone. Abbiamo già firmato una convenzione con l’Università di Genova, ma abbiamo ricevuto richieste anche da altri atenei che formalizzeremo nelle prossime settimane”.

Che ricaduta avrà questo laboratorio sullo Snowsound?

“Oggi la fonoassorbenza incide per il 50% del nostro fatturato. E noi vogliamo continuare a sviluppare questa tecnologia e a farla conoscere in tutto il mondo. Open Lab ci permetterà di studiare e migliorare ulteriormente i nostri prodotti il cui valore è quello di abbattere il riverbero acustico in tantissimi ambienti: uffici, abitazioni, teatri, sale cinematografiche e locali pubblici come bar, ristoranti, alberghi. Questi pannelli fatti con tessuti fonoassorbenti eliminano il riverbero fastidioso per le persone, rendono piacevole gli incontri e l’ascolto degli altri. Lo Snowsound è un prodotto che piace in Italia e all’estero, in particolare negli Usa, e le prospettive di crescita sono molto interessanti”.

State pensando di abbandonare il settore dell’arredo e del design?

“Assolutamente no. Sono settant’anni che lavoriamo in questo settore con grande soddisfazione e moltissimi riconoscimenti, abbiamo rapporti consolidati e virtuosi con molti architetti e designer. E poi pensiamo di avere ancora molto da dire. La nostra azienda occupa 37 collaboratori e produce un fatturato di 15 milioni di euro, per un buon 50% derivante dall’export”.

La vocazione al desing di Caimi Brevetti

Caimi Brevetti ha vinto il Compasso d’oro, i suoi prodotti sono stati selezionati dall’Adi e ha pure vinto l’International Ces Innovations Design and Engineering Awards Usa. La Triennale ha persino dedicato una mostra antologica ai prodotti “made in Nova Milanese”, cosa più unica che rara.

Quale contributo hanno portato gli architetti e i designer come Michele De Lucci, Claudio Bellini, Alberto e Francesco Meda con i quali avete collaborato?

“Queste persone hanno portato un contributo fondamentale di idee. Sono state uno stimolo continuo. Noi abbiamo cercato di mettere in pratica le loro creazioni, abbiamo trasformato un disegno su carta in un prodotto per essere venduto sul mercato a un costo accessibile”.

Come ha inciso il Covid sul mondo del design?

“C’è un forte disagio. Creare un oggetto, un prodotto, spesso è un lavoro che viene svolto in team: richiede analisi, confronto, contatto fisico. Oggi si svolge prevalentemente attraverso le piattaforma digitali, ma confrontarsi su Zoom anziché di persona è altra cosa. Quando si prepara una bozza, un disegno, bisogna capire se quell’idea può diventare prodotto da vendere sul mercato”.

Il settore del legno arredo, è stato messo a dura prova dalla pandemia.
Qual è lo stato di salute del comparto?

“Il blocco delle fiere sta creando non poche difficoltà alle aziende. Certo tutti gli operatori si stanno adoperando per organizzare incontri in remoto, supplire con il web, ma il rapporto umano e il confronto tra le persone resta centrale per il nostro settore. Molte imprese poi devono fare i conti con l’impossibilità di consegnare i loro prodotti in alcuni Paesi ancora nel pieno dell’emergenza sanitaria. Sta cambiando anche il modo di lavorare, ma a questo ci siamo adeguati bene e pure in fretta, tanto che lo smart working è ormai una modalità acquisita. Fare previsioni in questo momento ci sembra azzardato. Nonostante tutte queste incertezze, restiamo positivi. Siamo risorti da due guerre mondiali, risorgeremo anche da questa nuova guerra…”.

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