Visano, chiudono per troppa burocrazia

Visano, chiudono per troppa burocrazia
29 Agosto 2016 ore 08:36

Più di mezzo secolo di lavoro, 52 anni, per Antonio Decca e 47 per la moglie Fernanda Tosi. La decisione di lasciare la forneria «Decca» di piazza XX Settembre, l’unica in paese, è sofferta e non stata presa a cuor leggero. Non è la stanchezza del lavoro ad averli portati a questa decisione, ma la troppa burocrazia che devono affrontare ogni giorno. In un mese tre visite dell’Asl e dei Nas, due volte la Finanza tra marzo e aprile. «Nessuna multa – ci tengono a dirlo da onesti lavoratori quali sono sempre stati – ma siamo stati trattati peggio dei delinquenti». Entrambi del ’47, nato a Gambara Antonio ha abitato a Cà di Marco facendo il garzone di bottega a Corvione dai 12 anni. Quando ai 12 anni si è trasferito per un anno a Calvisano era talmente piccolo che sulla bici non lo si vedeva. Nel 1962 l’eredità lasciata da uno zio di Fiesse, ben un milione degli attuali euro, ha portato la sua famiglia, di origini contadine, ad investire a Visano, ma sempre in affitto nello stabile in cui c’era già stata una forneria.

Intanto i Decca hanno potuto permettersi oltre lo stabile, una casa e una macchina, beni più che preziosi a quei tempi e non così frequenti. Nel ’64 Antonio si è sposato giovanissimo con Fernanda, visanese doc. «I tempi sono cambiati – ha commentato Antonio – una volta consegnavo il pane in bicicletta anche d’inverno, adesso invece sono smontato da tutte le fatture economiche». E poi con la nascita dei forni industriali il lavoro era diminuito parecchio ma loro si sono sempre rimboccati le maniche facendo del loro meglio per conquistare i clienti con le loro specialità. Con loro ha lavorato da sempre anche il figlio Nicola con cui hanno condiviso le alzatacce alle 3 del mattino, sabato e domenica compresi. La stessa passione ha portato a vincere la medaglia d’oro intitolata al proprietario dello stabile Antonio Massini per la produzione di pane e pasta. Oltre al pane, infatti, sono ora famosi anche per le pizzette e le meringhe. «Di soddisfazioni ne abbiamo avuto tante – ha commentato Antonio – specialmente da fuori paese, ma non si è mai profeti in patria. Anche se adesso saputa la notizia sta venendo anche gente che non era mai venuta, anche amici che prima non compravano il pane da noi.

E’ il rapporto con i clienti che mi mancherà e mi mancherà fare il giro con il pane» ha confessato con un velo di malinconia il signor Decca che nelle sue consegne di pane è entrato in tante case, gli è capitato anche di fare da confessore e consigliere, ma anche si assistere ad ogni tipo di situazione, nel bene e nel male. Il testimone verrà passato, forse, al fratello Adriano Decca con i figli Alessia e Giovanni a cui gli zii sono disposti a svelare tutti i segreti del mestiere che li hanno portati ad un traguardo come quello raggiunto.

Melania Isola


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