Non bastasse l’ennesima tragedia umana, la guerra in Iran riapre per l’ennesima volta un altro fronte di incertezza anche sul fronte economico, e le ripercussioni su export, catene di approvvigionamento e costi energetici si faranno probabilmente sentire anche nella nostra provincia.
Un dramma umano ed economico
Tra i primi ad intervenire in merito, martedì, è stato il presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava, facendo anche il punto su quanto vale l’intreccio tra il Made in Brescia e l’economia dei Paesi del Golfo sull’orlo del baratro di una nuova guerra regionale.
«Siamo purtroppo di fronte all’ennesimo conflitto che colpisce il mondo, di cui oggi appare molto difficile dare una visione precisa – le preoccupate parole del presidente degli industriali bresciani – Oltre al dramma umano portato da ogni guerra, registriamo un nuovo elemento di instabilità geopolitica ed economica, che si somma a una serie di eventi con cui, negli ultimi anni, si stanno ridefinendo gli equilibri di potere globali».
L’export bresciano verso il Golfo vale 555 milioni
«In questo contesto l’industria bresciana insieme a quella nazionale ed europea viene ulteriormente colpita da incognite che ne minano gravemente le possibilità di programmazione non solo a medio-lungo termine, ma anche nel breve – prosegue Streparava – nuove difficoltà che si innestano su quelle ormai già consolidate: i dazi USA, la crisi tedesca, i rincari energetici. Non dimentichiamo infine che, guardando a Brescia, l’export della nostra provincia verso i Paesi del Golfo Persico vale 555 milioni di euro – chiude il presidente di Confindustria Brescia – quasi il 3% delle esportazioni complessive del Made in Brescia, quota comunque non marginale nelle dinamiche di interscambio commerciale».
Dopo la guerra in Ucraina e lo shock dei dazi, numeri decisamente importanti, che richiederanno l’ennesima prova di resilienza per il «made in Brescia».
