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Fontana Gruppo, the environmental footprint

Fontana Gruppo, the environmental footprint
Economia 23 Aprile 2021 ore 07:00

Gas, oli, acqua, emissioni: sono questi gli elementi principali che vengono presi in considerazione ad ogni intervento di restyling o manutenzione all’interno dei plant di Fontana Gruppo, la multinazionale dei fasteners di origine italiana, leader soprattutto nel mercato dei prodotti destinati al mercato automotive.

"Negli ultimi anni sono stati introdotti negli stabilimenti Fontana Luigi di Veduggio (MB) e IBS di Buttigliera Alta (TO) impianti di ricottura della vergella che garantiscono migliori prestazioni energetiche e rendimenti ottimali dei processi di combustione per riscaldamento e mantenimento della temperatura di esercizio. In generale, ormai da tempo il tema ambientale viene affrontato in maniera molto seria in tutti gli ambiti della produzione ed è diventato uno dei fattori dirimenti su cui vengono impostate le scelte aziendali". Lo spiega Gianni Maja, Facility Manager Emea di Fontana Gruppo, che sottolinea come la Società abbia portato a conclusione anche nello stabilimento Lobo di Cornaredo (MI) un programma di lavori finalizzato al contenimento e all’ottimizzazione dei consumi energetici del fabbricato e all’autoproduzione di parte dell'energia elettrica per via fotovoltaica con una conseguente riduzione di emissioni di gas serra derivanti da combustione (CO2).

In merito al tema dell’acqua, dallo scorso anno sono stati avviati programmi per il contenimento dei consumi di acqua sugli impianti di lavaggio delle linee di trattamento termico e un nuovo impianto di depurazione delle acque è stato inaugurato a settembre 2020 nel plant IBS di Buttigliera Alta, aggiornato alla più moderna tecnologia di disinquinamento, in grado di abbattere gli inquinanti ben al di sotto dei limiti tabellari per lo scarico in fognatura. "Qui in IBS, ad esempio, il consumo di acqua delle lavatrici industriali è passato da 6400 m3/mese a 350-440 m3/mese".

Per quanto riguarda la necessità di contenimento degli oli, l’ingegner Maja spiega: "In tutti gli stabilimenti sono in atto programmi per limitare il più possibile il trascinamento dell’olio con i particolari lavorati con idonee trappole e punti di drenaggio sia in lavorazione sia ai trattamenti termici, ma anche per recuperare l’olio di bonifica separato dai disoleatori sulle lavatrici con apparecchiature in grado rigenerarlo per disidratazione. Nello stabilimento di Veduggio ad esempio nel 2020 sono stati ridotti del 23% i consumi di olio per tonnellata prodotta rispetto all’anno precedente".

E sul fronte delle energie rinnovabili, presso il plant Lobo di Cornaredo (Milano), da fine maggio scorso è operativo un impianto che conta 1.394 pannelli, con potenza nominale di 280 Kw. L’energia qui prodotta viene utilizzata per alimentare i processi produttivi, ma viene invece ceduta in rete nei momenti di fermo produttivo quando è superiore alle necessità residuali della fabbrica.

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