Sono le micro e piccole imprese bresciane (MPI) a pagare il conto più pesante del caro-energia. Secondo l’ultima analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, Brescia è la provincia italiana con il maggiore extracosto dell’energia elettrica rispetto alla media europea: 135 milioni di euro nel 2025. Un divario che precede Milano, con 123 milioni, Napoli con 108 milioni e Taranto con 100 milioni. Preoccupazioni analoghe sono arrivate anche da altre associazioni di categoria in questi giorni, tra queste gli edili dell’Anci.
Extra costi energia: la denuncia di Confartigianato
Il primato negativo che si inserisce in un quadro lombardo altrettanto pesante: la Lombardia è la regione italiana con il maggiore extracosto complessivo, pari a 700 milioni di euro, quasi un quinto dei 3,674 miliardi pagati in più dalle MPI italiane rispetto alla media dell’Unione europea.
A livello nazionale, infatti, le micro e piccole imprese pagano l’elettricità 25,99 centesimi di euro per kWh, il 17,9% in più rispetto alla media UE, pari a 22,04 centesimi. A pesare sono soprattutto accise e oneri generali: il prelievo fiscale e parafiscale sulle bollette delle piccole imprese italiane è superiore del 47,4% alla media europea. E lo squilibrio aumenta proprio per le imprese con consumi più bassi: sotto i 20 MWh il divario fiscale arriva al +75,5% rispetto all’UE.
«Centotrentacinque milioni di euro di extracosto significano risorse sottratte agli investimenti, all’innovazione, alla crescita e al lavoro delle nostre imprese. E a livello Lombardo stiamo parlando di 700 milioni di euro prelevati ingiustamente dalle tasche delle micro e piccole imprese – sottolinea Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia – È un dato che deve far riflettere: Brescia è uno dei territori a maggiore vocazione produttiva d’Italia e proprio qui il differenziale con l’Europa raggiunge il valore più elevato. Le nostre MPI non chiedono privilegi, ma di poter competere nelle stesse condizioni delle imprese europee».
“A rischio la competitività del Made in Italy”
«Il problema non è soltanto il prezzo dell’energia, ma il modo in cui tasse e oneri vengono distribuiti – prosegue Massetti –. Oggi le imprese più piccole finiscono per sopportare proporzionalmente un peso maggiore. Occorre intervenire in modo strutturale, riequilibrando il carico fiscale e gli oneri generali di sistema. Se vogliamo accompagnare davvero la transizione energetica e difendere la competitività del Made in Italy, non possiamo continuare a penalizzare proprio le micro e piccole imprese che costituiscono l’ossatura del nostro sistema produttivo».