Desertificazione commerciale nel Bresciano: oltre 1.300 attività e oltre 200 milioni di ricchezza in meno. Appuntamento a Brescia mercoledì 9 e giovedì 10 settembre 2026 con due gazebo per firmare la proposta di legge sulla rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità. Con desertificazione commerciale si fa riferimento al fenomeno di progressiva e continua scomparsa dei negozi di vicinato, delle botteghe e dei piccoli esercizi al dettaglio all’interno dei quartieri e dei centri urbani:
“Con la raccolta firme del 9 e 10 settembre Confesercenti vuole trasformare il conto della desertificazione commerciale in una questione politica ed economica misurabile, sulla quale costruire interventi di rigenerazione urbana e strumenti capaci di sostenere i servizi di prossimità. Firmare significa scegliere dove far rimanere la ricchezza prodotta dai consumi: nel proprio territorio oppure lontano dalle comunità che l’hanno generata”.
Obiettivo 50mila firme
Sarà possibile firmare mercoledì 9 settembre, dalle 16.30 alle 19.30, in via Salgari 2, e giovedì 10 settembre in piazza Vittoria, all’angolo con via XXIV maggio dalle 8.30 alle 12.45. Saranno allestiti due gazebo ai quali i cittadini potranno sottoscrivere la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”. L’obiettivo nazionale è raccogliere 50.000 firme e portare nell’agenda politica un fenomeno che sta modificando la struttura economica e sociale delle città, dei quartieri e dei piccoli comuni. La proposta ha già raccolto quasi 40.000 sottoscrizioni e l’adesione di centinaia di amministratori locali, tra sindaci, assessori e consiglieri comunali e regionali, dai borghi ai capoluoghi.
I numeri
Ammontano, secondo i numeri elaborati da Confesercenti, a 1.361 le imprese del commercio al dettaglio che tra il 2019 e il 2025 sono venute meno in provincia di Brescia, passando da 12.153 a 10.792 attività, con una contrazione dell’11,2% e una perdita di ricchezza stimata in 204,15 milioni di euro.
È la quota bresciana di un fenomeno che, nello stesso periodo, ha “delocalizzato” a livello nazionale circa 16,7 miliardi di euro di spesa delle famiglie per effetto combinato della riduzione dei punti vendita fisici e dello spostamento dei consumi verso le grandi piattaforme internazionali di e-commerce. Nel solo capoluogo le imprese sono scese da 2.667 a 2.380: 287 attività in meno, pari al 10,8%, e oltre 43 milioni di euro di valore sottratto al territorio. L’incrocio con i dati occupazionali mostra una trasformazione altrettanto significativa. Nell’intera provincia gli addetti complessivi del comparto sono diminuiti di 1.272 unità, passando da 31.565 a 30.293, con una flessione del 4%. Dietro questo saldo si muovono però dinamiche opposte: i dipendenti sono aumentati di 1.254 unità, pari al 7%, mentre gli addetti indipendenti sono diminuiti di 2.526 unità, il 18,6% in meno. Anche in città, nonostante la scomparsa di 287 imprese, gli addetti totali sono cresciuti dell’8,4%, sostenuti dall’aumento del lavoro dipendente, mentre gli indipendenti si sono ridotti del 18,2%. Il quadro restituisce una rete commerciale più rarefatta, nella quale arretra soprattutto il lavoro autonomo e l’occupazione tende a concentrarsi in un numero inferiore di imprese.
«Questi numeri ci dicono che la desertificazione commerciale non coincide soltanto con l’abbassarsi di una saracinesca: quando un’attività chiude, il territorio perde lavoro autonomo, servizi, relazioni e una parte della ricchezza prodotta dai consumi – dichiara Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti Lombardia Orientale –. Il commercio di prossimità è un’infrastruttura economica e sociale che contribuisce alla sicurezza e alla vivibilità dei quartieri e dei paesi. L’e-commerce può rappresentare un’opportunità, soprattutto quando si integra con la rete fisica e permette anche alle piccole imprese di raggiungere nuovi mercati. Diverso è l’effetto dei grandi marketplace internazionali, verso i quali si sposta una quota di consumi che non alimenta più l’economia del luogo in cui vive l’acquirente. Per questo chiediamo ai cittadini di sostenere la proposta di legge: occorrono strumenti concreti per rigenerare le aree commerciali, accompagnare il ricambio imprenditoriale e impedire che città e piccoli comuni si impoveriscano progressivamente».
In un contesto più ampio
Una situazione, quella bresciana, che si inserisce, di fatto, all’interno di uno scenario più ampio, quello lombardo: prendendo in considerazione la zona della Lombardia orientale (e quindi Brescia, Cremona e Mantova) in sei anni sono scomparse 2.572 imprese, il 13,2%, con una perdita di ricchezza stimata in 385,8 milioni di euro. Gli addetti complessivi sono diminuiti di 3.354 unità e quelli indipendenti di 4.404, pari al 20%. In Lombardia le imprese del commercio al dettaglio sono passate da 95.035 a 83.484, con 11.551 attività in meno, mentre a livello nazionale la riduzione ha raggiunto quota 111.455 imprese, il 13,4% del totale. Confesercenti stima una perdita di ricchezza pari a 1,73 miliardi di euro in Lombardia e 16,72 miliardi in Italia. Il conto economico, tuttavia, fotografa soltanto la parte quantificabile della desertificazione: restano fuori la minore disponibilità di beni e servizi e gli effetti sul presidio urbano, sulla sicurezza, sulla coesione sociale e sulla qualità della vita.
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