Ci sono storie di acquisizioni aziendali che finiscono male, magari all’estero, con ditte sventrate e mercati buttati all’aria per pochi milioni di euro. Ma fortunatamente ce ne sono tante altre, più silenziose, che riescono ad illuminare e a gettare un po’ di speranza persino sull’economia impazzita di questi anni. È il caso di Cavalli Elettroerosioni, storica azienda metalmeccanica di Rovato, che nei giorni scorsi è stata comprata da una joint venture a trazione italiana, composta dal fondo milanese Smart4Mechanics e da Ita Defence: una società, quest’ultima, partecipata pariteticamente da Streparava Spa, la multinazionale con base ad Adro guidata dal presidente di Confindustria Brescia Paolo Streparava, e da Castellini Spa di Cazzago San Martino, che si occupa di sistemi integrati per siderurgia, meccatronica e difesa.
Un’operazione importante, destinata a rafforzare la presenza bresciana in un settore strategico chiave: quello dell’aerospazio e della difesa. Ma cominciamo dall’inizio.

L’operazione bresciana in aerospazio e difesa
La partecipata di Streparava e Castellini è specializzata in forniture integrate per il comparto Aerospace e Defence: un settore in conclamata crescita, soprattutto nel contesto economico di questi anni, in cui l’automotive che trainava la meccanica bresciana è in crisi, mentre aerospazio e difesa «volano» – ahinoi – insieme alle tensioni internazionali. L’azienda rovatese, con l’acquisizione firmata il 10 luglio, allungherà quindi di un tassello fondamentale la filiera produttiva di ITA Defence, portando in dote tra l’altro la tecnologia per la quale in mezzo secolo di storia si è ritagliata un pezzo importante del mercato locale: quella dell’elettroerosione a filo, a tuffo e a microforatura, grazie alla quale si realizzano manufatti ad altissima precisione, anche in leghe aeronautiche e aerospaziali. Fu proprio grazie all’intuizione dell’attuale patron Arturo Cavalli, 70 anni, che la storia di Cavalli Elettroerosioni prese il via, sviluppando e convertendo completamente a questo tipo di lavorazioni l’azienda di famiglia fondata nel 1967 dal padre Mario.
Oggi, alla vigilia dell’ingresso in ITA Defence, Cavalli ha 17 dipendenti, un fatturato che supera i 2,2 milioni e – particolare non indifferente – un EBITDA del 28%, indice di una redditività decisamente importante e di un’azienda in salute. Anche per questo il patron ne parla commosso, come di un figlio che si appresta a lasciare casa. Con smisurato affetto e un po’ di nostalgia.
Innanzitutto, dottor Cavalli, come sta?
Oggi bene. Ma devo ammettere che dopo le trattative per la cessione, che sono state naturalmente complicate, ho avuto un momento di angoscia. Ho sentito di aver perso la mia creatura, dopo 50 anni in azienda. Ma sono anche sicuro che non poteva finire in mani migliori: la produzione resterà lì dov’è, a Rovato, nel nostro capannone di via Lombardia in cui lavoriamo dal 1993, così come tutti i dipendenti. Sarà ITA Defence a detenere la maggioranza dell’azionariato, con il 60% delle quote, e sia Streparava che Castellini sono delle eccellenze bresciane eccezionali. Quanto a me, mi consolano i tanti messaggi di sostegno e congratulazioni degli amici, e il fatto che questa operazione era necessaria per guardare avanti.
Perché?
Il fatto è che oggi, anche a Brescia, i gruppi industriali devono essere grandi per sopravvivere. Da soli non ce la si fa. Anni fa i nostri padri temevano che i loro dipendenti si potessero mettere in proprio, portando via clientela alle aziende. Ora è cambiato tutto: è l’era delle competenze e delle tecnologie.
Spieghi…
Semplicemente, il cuore di un’azienda metalmeccanica una volta era l’officina, mentre oggi è l’ufficio tecnico, dove ci si gioca la competitività sul mercato.
Come cominciò, ormai 50 anni fa?
Ventenne entrai nell’azienda di mio papà, che faceva utensileria. Era il 1987 quando – fresco di Istituto tecnico industriale – cominciai a dedicarmi all’elettroerosione, un settore che piano piano prese piede. Quando morì mio padre e presi in mano l’azienda, decisi di concentrarmi solo su quello. E crescemmo molto, fino ad avere ora circa 50 macchine e 600 clienti in tutta Italia. Quando si è materializzata l’occasione di un’acquisizione, ho deciso di prendere quel treno, anche per ragioni familiari. Ho settant’anni…
Un’acquisizione virtuosa, in mezzo a tante che invece hanno visto spesso svendere le eccellenze bresciane sui mercati globali… Da imprenditore «quasi in pensione», cosa consiglierebbe al ministro dell’Economia per ribaltare questo trend?
Occorre assolutamente maggiore attenzione al settore dell’Artigianato, sia da parte del Pubblico che da parte ad esempio del settore bancario. Serve sostenere la redditività se vogliamo che le imprese investano e sopravvivano all’elevatissimo costo del lavoro. Insomma: cuneo fiscale e mondo del credito.
Anche il personale mancante è un dramma…
Eccome… Ogni anno mi faccio mandare l’elenco dei diplomati dell’Ipsia di Rovato, per cercare qualche studente da inserire in organico. Ma poi fanno fatica ad adattarsi all’officina: vogliono tutti subito salire in ufficio. E invece l’officina serve…
E ora, cosa farà?
Non lascerò l’azienda: per un po’ andrò avanti sicuramente. E poi tornerò a dedicarmi ai miei hobby, la passione per le auto e la Mille Miglia. Ne ho già fatte quindici. Con un sogno…
Quale?
Rivedere la corsa più bella del mondo transitare nella nostra Franciacorta, e in particolare a Rovato (come nel 2017 quando ci fu il pranzo a base di manzo all’olio al Foro Boario, ndr). In ogni caso, alla prossima edizione (quella del centenario) ci sarò, al volante di un’Alfa 1750 del 1929. Lo stesso modello che vinse la Mille Miglia quell’anno.