Castel Goffredo, una start up di videogiochi

Castel Goffredo, una start up di videogiochi
08 Agosto 2016 ore 23:42

Fare della propria passione un lavoro. Ecco ciò in cui sono riusciti Devis Rossini e Andrea Rossini, due fratelli castellani di 28 e 24 anni che hanno avviato, insieme ad altri due ragazzi, una start-up per la produzione di videogiochi. Tutto è nato quando Devis dopo cinque anni decide di abbandonare il suo impiego di programmatore alla Milestone, la principale azienda italiana produttrice di videogiochi con la quale attualmente collabora, per provare a camminare con le sue gambe nel mondo degli sviluppatori indipendenti. Così il 1 giugno 2015, insieme al fratello Andrea e agli amici Damiano e Riccardo avvia la «3gogames». Nonostante l’inserimento nel programma del «Core Labs», un acceleratore americano, gli inizi non sono stati facili. Produrre un videogioco, infatti, non è un gioco: si parte dall’elaborazione di un’idea e la si mette in atto nella cosiddetta fase della prototipazione; si lavora poi sulla parte grafica ed, infine, si avvia la fase di produzione, con attenzione agli aspetti della programmazione, della modulazione e dell’audio. Questi sono gli step che Devis ed Andrea hanno seguito per mesi, ma i loro sforzi sono stati ampiamente ripagati.

Il 18 giugno 2016, in concomitanza con gli Europei di calcio, ha visto la luce il loro primo videogioco per pc «Cap Riders», una sorta di subbuteo in versione digitale. Una bella soddisfazione che ha avuto buoni riscontri, al punto che i due fratelli sono stati invitati a partecipare come espositori con la loro creazione alla «Games Week», la più grande fiera di videogiochi che si terrà a Milano il 15 ed il 16 ottobre. In cantiere hanno un nuovo videogioco che dovrebbe uscire in versione digitale a fine anno e parallelamente lavorano per conto di altre imprese per quanto riguarda la produzione di giochi per allestimenti o musei. Certo la competizione è spietata e le opportunità di successo all’estero sono maggiori, ma i fratelli Rossini non ne vogliono sapere di abbandonare il loro paese, convinti che riuscire a farsi strada nel mondo dei videogiochi in Italia abbia un qualcosa in più, dato che la strada qui è tutt’altro che spianata. «Ci siamo lanciati perché se non lo avessimo fatto avremmo avuto il rimpianto di non averci provato. Ora invece siamo sicuri che, comunque andranno le cose saremo fieri di noi. Perché perdersi in un progetto è facile, ma riuscire a raggiungere l’obiettivo di avviare e completare un qualcosa di tuo, anche se questo qualcosa non sarà sufficiente a mantenerti è il più grande successo». Un bell’esempio di coraggio, intraprendenza e voglia di realizzare i propri sogni, rischiando, ma soprattutto credendoci.


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