Cultura
Chiari - La testimonianza

Storia tragicomica di una laurea in quarantena

Il racconto della clarense Jessica Giustacchini. La giovane ha raggiunto il traguardo durante il lockdown.

Storia tragicomica di una laurea in quarantena
Bassa Pubblicazione:

di Federica Gisonna

Storia tragicomica di una laurea in quarantena. La testimonianza della clarense Jessica Giustacchini. La giovane ha raggiunto il traguardo durante il lockdown.

Laurea in quarantena

Un racconto tragicomico. La cronistoria di una laurea ai tempi del lockdown. Di un cambio di programmi e di tutte le emozioni. La clarense Jessica Giustacchini, classe 1996, aveva tutt’altre aspettative per il giorno della sua laurea triennale in Grafica, ma niente è andato come si poteva pensare. «Mi immaginavo la laurea nell’aula magna di Santa Giulia, invece ero a casa, in salotto, solo con mamma, le mie sorelle e il mio fidanzato - ha spiegato - Niente amici o parenti. E un giorno lo racconterò ai miei figli. Gli dirò: “Sapete, mamma si è laureata durante una pandemia”».
E proprio questa «non normalità» dei fatti, la clarense ha voluto metterla nero su bianco su indicazione di una docente ha scritto un racconto per il blog dell’Università. Eccolo in versione (quasi) integrale.

«La storia tragicomica di una laureanda durante il lockdown»

La laurea è quell’obiettivo che quando si comincia l’università sembra irraggiungibile, ma già dal primo esame firmato cominci a fantasticare su come sarà. La soddisfazione, la gloria eterna, la corona d’alloro, il vestito perfetto, la tesi stampata che profuma di nuovo. Tutto molto bello. Poi subentra il pensiero dell’agitazione, il discorso che «mi dimenticherò di sicuro qualche pezzo», le slide che «non si apriranno», i parenti che ti fissano come se fossi un fenomeno da baraccone per poterti poi sfoggiare per i giorni seguenti. Con l’immagine della nonna che racconta la laurea al salumiere ti decidi di tornare con i piedi per terra e osservare il lungo tunnel che separa te vittoriosa e imbarazzata da quel giorno memorabile in cui qualcosa sicuramente andrà storto, lo si mette già in conto ma chi avrebbe mai messo in conto una pandemia globale? Che fossi un po’ sfortunata già lo sapevo ma così forse non è un po’ troppo? Facciamo un piccolo salto temporale. I buoni propositi dell’anno nuovo. 00.00 del 31 dicembre 2019: «Buon anno!!». Brindiamo, cantiamo, balliamo, ci auguriamo il meglio per il nuovo anno… quando un’amica a distanza di due bicchieri di spumante da me esclama: «non sei contenta? quest’anno ti laurei!». Ovviamente tutta emozionata rispondo «Sii! finalmente a marzo mi laureo!». Ecco… da qui in poi la storia a grandi linee già la sapete.

La luce in fondo al tunnel

7 febbraio 2020: Ho concluso la tesi dopo lunghi mesi di preparazione. Vedo la luce in fondo al tunnel. Quasi non ci credo. Tutta fremente torno a casa a bordo del solito treno sporco e puzzolente che però oggi non sembra puzzare come gli altri giorni. Sarà l’emozione? Nella mia testa le mille cose da fare per organizzare la festa, gli invitati ma soprattutto la scelta del vestito. Nella mia mente solo scene alla «Sex and the city» in cui io provo mille abiti e le mie amiche che commentano sedute fuori dal camerino. Panico. Marzo è un mese di mezzo, un mese che non è né carne né pesce, in cui un giorno si gela e l’altro vai in giro a mezza manica con la giacca stipata nello zaino. Ma niente paura, ci sarà sicuramente qualcosa di bello nei negozi che faccia al caso mio. Le ultime parole famose. Per i giorni a seguire ho cercato disperatamente un outfit che non mi facesse sembrare: una professoressina, una che va a nozze (“a spuse” in gergo estremamente bresciano), una bambina di quinta elementare, un salame. Ma dopo infinite ricerche lo trovo! Un tailleur semplice come me, di colore blu elettrico come la mia personalità con abbinate scarpe e borsa del mio colore preferito: arancio tramonto. Lo so, sono un’inguaribile romantica dietro i miei quasi 180 centimetri di altezza.

La scelta della location

15 febbraio 2020: Manca solo la location. Dopo varie telefonate e preventivi, trovo il posto perfetto! Organizzo tutto: menù, tavolo, sedie, mise en place e fiori. È tutto perfetto, me lo sto già immaginando, prenoto!
Attenzione!  Da qui in poi il racconto si farà più nervoso. Da un paio di settimane i telegiornali parlano di un virus che proviene dalla Cina e che sta causando enormi disagi. In Italia c’è qualche caso, nulla di allarmante. Qui tutti dicono di non preoccuparci, ma vedo i cinesi costruire un ospedale enorme in pochi giorni. C’è qualcosa che non va.

Ciao ciao normalità

21 febbraio 2020: Io e i miei compagni siamo a Milano in uscita con un nostro professore, proprio oggi l’accademia pubblica le date delle lauree! Si vocifera ci siano dei casi anche qui in città. Stiamo attenti sui mezzi pubblici e ci facciamo una doccia di Amuchina. Ecco le date! Io sono il 5 marzo alle 11.30! Lo stesso giorno a Codogno scoprono sei casi di Corona virus. Paese chiuso in quarantena. Cosa sta succedendo? Questo è stato l’ultimo giorno di semi normalità. Tutto peggiora vertiginosamente nel giro di qualche giorno, i contagi crescono e arrivano a Brescia. Ci siamo quasi… o forse no.

1 marzo 2020: Manca pochissimo al fatidico giorno, tutto è pronto anche se il morale è altalenante. In un clima di incertezza generale, con più di 3 paesi in quarantena, i contagi che dilagano, l’Accademia annuncia che le lauree verranno fatte a porte chiuse. Solo io e la commissione. Che dire… al momento ero delusa, amareggiata. Non avere i miei amici e parenti a sentirmi, nemmeno mia madre li a vedermi concludere un percorso così importante. Dopo lo shock iniziale non mi rimane che vedere il lato positivo. Avrei comunque potuto festeggiare il sabato sera seguente con tutti!

2 marzo 2020 - 9 del mattino: Mi sveglio ripetendo il discorso di laurea nella testa, scendo al piano di sotto e vedo mia madre con le bomboniere pronte sul tavolo e i bigliettini da compilare con la data. Iniziamo! 5 marzo 2020 laurea Jessica. Ore 14 - Accademia Santa Giulia pubblica: «tutte le lauree sono state cancellate e spostate a data da destinarsi». Rileggo ancora il messaggio… il morale a terra, non mi vergogno a dire che una lacrima è scesa. Ovviamente non era colpa di nessuno ma dentro di me c’era rabbia e delusione. Chiamo tutti gli invitati, il ristorante, fiorista per la corona d’alloro. Tutto annullato. Mia sorella è tornata a casa con una tosse insolita e ha qualche linea di febbre. Due giorni dopo anche mia madre ha la febbre e poi mia sorella più piccola. Dentro di noi il pensiero «non sarà sicuramente il Coronavirus è solo banale influenza».

5 marzo 2020 : Tutte malate in famiglia tranne me. Oggi avrei dovuto laurearmi, mi suona la sveglia che avevo già programmato qualche giorno prima in vista della laurea. L’avviso era «Oggi laurea Daje!» con un’imbarazzante emoji con la trombetta tipica da compleanno. Il sorriso malinconico scatta involontario.

Lockdown

8 marzo 2020: La Lombardia chiude le frontiere. I due mesi seguenti sappiamo tutti come sono andati. La pandemia è arrivata davvero. Della laurea non se ne parlerà più per quasi 2 mesi.

29 aprile 2020:Escono le nuove date e la nuova laurea sarà soltanto online. Si ricomincia tutto da capo. Panico. Avevo tutto pronto da mesi, dovevo solo ripetere il discorso… stai calma! Ancora panico. Mi andrà bene ancora il vestito? in due mesi le pizze fatte in casa, le torte, il carbonara day settimanale e tutte le schifezze consolatorie che avevo mangiato avevano fatto di me un cotechino bello e buono.

4 maggio 2020: La notizia delle riaperture. I congiunti sono anche i fidanzati. Notizia positiva, il mio ragazzo potrà venire alla mia laurea nel salotto di casa!!

Il giorno di gloria

9 maggio 2020: È davvero arrivato il fatidico giorno tanto atteso. La sera prima ho ripetuto altre due volte il mio discorso e sembra filare tutto liscio «come va, va” mi dico… è l’ultimo sforzo. Tutto andrà bene” come motto della quarantena e anche della mia laurea». Mi alzo piuttosto tranquilla, indosso il mio bel vestito rimasto per troppo tempo nell’armadio. La prima impressione è stata “incredibile mi si chiudono ancora i pantaloni!”, tolgo le tanto amate ciabatte con il pelo e infilo i tacchi color arancio fiammante, un filo di trucco dopo due mesi di acqua e sapone. Sono pronta! Il mio salotto addobbato con nastri rossi e fiori. Il mio ragazzo che arriva con un bouquet coloratissimo, la corona d’alloro fiorita ancora incartata. Ora tutta la mia famiglia mi sta guardando da dietro il divano «non fissatemi troppo vi prego, fate come se non ci fossi». È il mio turno! Pronti via! Parenti e amici collegati tramite link, vedo la faccia tonda di mia nonna comparire sulla webcam e penso «mio cugino non ha spento la videocamera, cominciamo bene». Il sorriso stampato in viso come al solito, come sono io. I professori dall’altra parte dello schermo felici di vedermi. Comincio l’esposizione, i 15 minuti più corti e lunghi della mia vita. Continuo senza pensare troppo altrimenti mi impappino ed è un casino.

Ore 11: Ho finito! sono laureata! È andata benissimo quindi urlo di emozione con gli occhi umidi di felicità. La mia famiglia mi abbraccia, tolgo il tacco 12 e mi infilo ancora le ciabatte pelose e festeggiamo tutto il giorno tra brindisi e videochiamate con amici. È stato pazzesco devo ammetterlo. Un turbinio di emozioni, come se fossi stata brilla tutto il tempo. È andato tutto bene! Il cuore pieno di soddisfazione e anche il calice di vino nella mia mano destra! La festa ce la terremo per la magistrale mi son detta, sempre sperando di non essere ancora in quarantena in un’altra pandemia globale!

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