Steve Vai, lo spettacolo del “marziano”

Steve Vai, lo spettacolo del “marziano”
07 Luglio 2016 ore 15:56

E’ stato Steve Vai ad aprire ufficialmente l’edizione 2016 di Tener-a-mente al Teatro del Vittoriale degli Italiani. Il chitarrista “più bravo del mondo”, come prevedibile, ha saputo incantare le migliaia di fans adoranti accorsi da tutta Italia e dall’estero per applaudirlo. Sì, Steve Vai incanta, come sa incantare un serpente a sonagli, usando carisma e bellezza, suono e potere ipnotico, l’effetto del veleno però è completamente diverso. Dalle Jem di Vai escono suoni siderali e passionali ad un tempo, suoni che mettono a dura prova le viscere dei presenti o ne travolgono il cervello e il cuore, senza un attimo di tregua per le oltre 2 ore e mezza di spettacolo. E’ anche un ballerino Vai, balla con la sua chitarra fra le braccia come se fosse la più bella delle principesse; ha il ghigno e il fisico della rockstar e ne è consapevole, usa il suo viso, le sue gambe, le sue braccia, le sue dita, per comunicare e fare spettacolo. La chitarra è il suo calice sacro, gli amplificatori l’altare che amplifica il suo credo d’artista.

E’ il tour della celebrazione dei 25 anni di “Passion & Warfare” album seminale e testo sacro per milioni di chitarristi che lo hanno studiato, amato e…odiato. Anche odiato perchè non è facile arrendersi al fatto che il playing di mister Vai non è solo inimitabile ma anche irripetibile. In quanti dopo aver eseguito la partitura di “For the Love of God” si sono illusi di essere arrivati in cima alla montagna. Anche mercoledì sera, eseguendo quello che forse il brano più conosciuto e amato del suo repertorio, Vai ha dimostrato che riuscire a suonare tutte le note della partitura del brano è solo il punto di partenza, l’inizio del cammino. E tutti i presenti hanno celebrato il capolavoro omaggiando il maestro con una standing ovation. Come non sentire scosse di energia con Gravity Storm o The Animal; e che brividi ascoltando Whispering a Prayer.

Troppi belli i duetti-video con i suoi amici Joe Satriani e John Petrucci, che emozione per quelli con Bryan May e Frank Zappa (Vai arrivò in Italia nel 1982 proprio con la band di Zappa e lo ha ricordato con gratitudine, verso il maestro e verso la cultura italiana che gli appartiene visto che le sue origini sono nostrane). Mentre con i feedback crea una partitura aliena il fantasma di Hendrix sembra prendere forma sul palco. Americano, di scuola zappiana, anche l’ispiratissimo Vai non può fare a meno di tentare la carta del siparietto comico. Si è fatto aiutare da Patrizio e Grazia scelti tra il pubblico (a caso?). Siparietto un po’ lungo ma a uno come Steve Vai si perdona tutto. Serata indimenticabile!


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