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Legambiente Lombardia chiede la revisione del Def

Legambiente Lombardia chiede la revisione del Def
Cultura 11 Maggio 2017 ore 14:32

«La sentenza del Tar di Roma ha rigettato il ricorso di una sessantina di associazioni ambientaliste. Non è che "un incidente di percorso", ci appelleremo al Consiglio di Stato perchè siamo legittimati a farlo – dichiara Dario Balotta, responsabile trasporti Legambiente Lombardia - Stiamo chiedendo, come Legambiente, anche una revisione del progetto Tav da anni.

Sono 23, su un totale di 111, le opere infrastrutturali prioritarie su cui è in corso la "project review" da parte del ministero delle Infrastrutture. A dirlo è l'allegato Infrastrutture al Def, approvato l’11 aprile scorso dal Consiglio dei ministri insieme al documento di Economia e finanza. Nella lista ci sono conferme di "revisioni" in corso già note, come la Torino-Lione tratta nazionale, o la Catania-Palermo ferroviaria, ma anche molte novità, come l'autostrada Tirrenica, la metro C di Roma, l'alta capacità Brescia-Verona-Padova, il Terzo Valico, le tratte di adduzione ai tunnel svizzeri, la 106 Ionica, la superstrada Ferrara-Porto Garibaldi, la Grosseto-Fano.

Tramontata con il nuovo Codice appalti la legge obiettivo, l'Allegato al Def si configura come "documento ponte" in vista dei veri provvedimenti strategici individuati dal Codice: il «Piano generale dei trasporti e della logistica» (Pgtl) e il «Documento pluriennale di pianificazione» (Dpp), dovrebbe essere varato dal Mit entro pochi mesi.

Questo ripensamento del ministero prende atto che sulle tratte brevi come la Verona-Vicenza non ha senso ragionare di 300 km/h ma basterebbero 240K/h. Chiediamo che la revisione venga fatta anche per la Brescia Verona e che il Cipe si esprima definitivamente per la cancellazione dello shunt ( 32 km in più dal costo di 900 milioni di euro). Ciò consentirebbe anche la revisione del tracciato che potrebbe così passare da Peschiera del Garda per assicurare una maggiore utenza anche turistica, e una riduzione del consumo di suolo a 138 ettari contro quella di Rfi che prevede 168 ettari.

La nostra proposta di affiancamento in sede dei nuovi binari sarebbe la più competitiva perché i costi di infrastruttura e del materiale rotabile sarebbero nettamente inferiori e si eviterebbe la perdita del 25% del fatturato (12,5 milioni anno) dell’area del Lugana.

I benefici ambientali sarebbero enormi ma anche i costi di esercizio sarebbero inferiori per il minori consumi di energia e di spese di manutenzione. Il quadruplicamento consentirebbe inoltre un reale raddoppio della capacità della linea e l’adozione di un sistema misto. A differenza del progetto Rfi i treni locali, regionali, merci e le frecce potrebbero utilizzare indifferentemente i quattro binari a beneficio dei pendolari , del turismo e delle merci».


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