Chiari

La Fondazione Pellegrini Forlivesi ha spento la sua prima candelina

Un traguardo importante dopo mesi di lotta contro il Coronavirus a fianco dell'Asst Franciacorta.

La Fondazione Pellegrini Forlivesi ha spento la sua prima candelina
Bassa, 21 Giugno 2020 ore 12:00

La Fondazione Pellegrini Forlivesi di Chiari ha spento la sua prima candelina. Un traguardo importante dopo mesi di lotta contro il Coronavirus a fianco dell’Asst Franciacorta.

Fondazione Pellegrini Forlivesi

Compie un anno la Fondazione Pellegrini Forlivesi.  L’obiettivo che questa si era posta alla sua nascita, ossia ricordare personaggi noti e illustri che hanno avuto a che fare con Chiari (e si sono distinti a livello internazionale) e allo stesso tempo raccogliere fondi per l’ospedale cittadino, mai come in questo momento si può dire centrato. Infatti, in questo periodo fortemente caratterizzato dall’emergenza sanitaria del Coronavirus, che ha visto l’ex «Mellino Mellini» in prima linea per la guerra, la Pellegrini – Forlivesi si è davvero fatta in quattro per l’Asst Franciacorta ed è stata fondamentale soprattutto nel reperimento delle maschere Cpap per la respirazione giunte soprattutto dall’America.  Alle redini di tutto c’è Augusto Pellegrini, figlio dello stimatissimo medico Gianfranco Pellegrini, che ha raccontato la storia della fondazione che ha spento una candelina il 13 giugno.

Dalle origini ad oggi

«Il 13 giugno del 2000, in una mattina zurighese, con una punta di sano nervosismo stavo aspettando di incontrare le persone che mi avrebbero dovuto valutare – ha raccontato Pellegrini – La Weber & Partners è lo studio di consulenza aziendale che valuta i candidati per le posizioni dirigenziali del gruppo Swisscom. Passai una giornata lunga ma piacevole, e due settimane dopo mi arrivò il giudizio. Tre pagine fitte di considerazioni sulla mia personalità. Molte positive, grazie a Dio, ed alcune negative. Una in particolare diceva: “Quello che ancora manca è una pronunciata individualità, ma essendo giovane la svilupperà naturalmente”. Non sta a me giudicare se il Dottor Weber ed i suoi collaboratori avessero ragione nell’essere stati così magnanimi sulle mie qualità e così parchi sui miei difetti, ma quel che è certo è che su quel particolare difetto avevano ragione».

Eppure, evidentemente, da quel giorno, in Pellegrini qualcosa si è mosso.

«Per tutta la vita ho avuto il desiderio di lavorare per qualcosa che avesse vero significato, che fosse concretamente costruttivo – ha spiegato – Per una ragione, o per l’altra, non sono mai stato capace di realizzare questo desiderio. Mi arrivavano offerte importanti, ed io professionalmente le onoravo con piacere, ma con un senso di incompletezza. Ho sempre ammirato profondamente l’opera dei miei genitori e dei miei nonni, che davanti ai miei occhi ogni giorno aiutavano tanta gente. Vedevo negli occhi dei loro pazienti la speranza, il sollievo, a volte le lacrime, la paura; sempre, la riconoscenza, l’affetto. Vedevo negli occhi dei miei, la concentrazione, la forza d’animo, la passione; spesso la soddisfazione di una vittoria, e, ben più raramente il dignitoso sconforto di una sconfitta, che li faceva impegnare ancora di più. Mia madre l’ho persa troppo presto, vinta fisicamente dall’incandescenza pura del suo impegno per gli altri. Mio padre solo da poco tempo, ed un anno fa, inaspettatamente come in tutte le Epifanie, con il supporto di mia moglie, di mio figlio e di cari amici, abbiamo costituito la fondazione per ricordare queste vite di passione e missione. Il loro impegno per l’ospedale Mellini, passione totale di mio nonno Augusto ed inizio della carriera di mio padre Gianfranco. Per l’insegnamento della loro Arte, in Italia ed all’estero, dove tutti e tre andarono ad insegnare ed a lavorare. Per i loro pazienti».

L’idea e gli eventi

«Abbiamo iniziato ad organizzare incontri culturali internazionali con docenti di livello mondiale – ha raccontato – Uno, il primo, proprio il 13 giugno 2019, con Jack Zetkulic dell’American University di Washington, che ci ha deliziato con i suoi racconti sul Trattato di Pace di Dayton; e poi con Blair Holladay, AD della Società Americana di Patologia, che ci ha dimostrato che la Solidarietà può essere gestita in maniera professionale ed efficace in tutto il pianeta, portando cure sanitarie ovunque. Holladay è un fraterno amico che non vedevo da tanto tempo. In quell’occasione, rinnovammo la nostra amicizia, e Blair incontrò la dirigenza dell’ASST Franciacorta. Nel frattempo, abbiamo iniziato a collaborare con la Pediatria del Mellini».

Il Coronavirus

E poi è arrivata la tempesta. «Non vi è nulla però di assolutamente casuale, e anche ciò che sembra massimamente tale non è altro se non qualcosa di necessario. Delle cause determinate, per quanto lontane nella catena causale, hanno già da lungo tempo stabilito necessariamente che esso doveva verificarsi proprio ora, e contemporaneamente a quell’altra cosa». Schopenhauer, nel XIX secolo è stato tra i primi a trattare di «Sincronicità», ed è una considerazione che mi torna in mente ogni volta che penso agli eventi dell’ultimo anno. «Erano decenni che volevo fare qualcosa che non riuscivo a mettere completamente a fuoco, e solo sei mesi prima della peggiore pandemia degli ultimi 100 anni sono riuscito a trovare la “pronunciata individualità” per realizzare quello che, anche grazie all’aver re-incontrato Holladay dopo tanto tempo, e solo tre mesi prima della pandemia, ci ha permesso di poter aiutare l’Asst Franciacorta a salvare così tante vite – ha spiegato Pellegrini – Non so come, ma sono convinto che non sia un caso, e che chi ha amato così profondamente Chiari prima di me, in un modo per noi inconcepibile tragga ancora piacere nel porle una particolare attenzione. Sarebbe imperdonabile se noi non la onorassimo. E continueremo, sempre più, a farlo. Il 13 giugno 2020 abbiamo compiuto un anno, ed un primo compleanno è sempre occasione di valutazioni, ma come in quella tersa mattina Zurighese di esattamente venti anni fa, le valutazioni su di noi è giusto che le facciano altri».

Importanti commenti

Ma per sapere se qualcuno ha «operato» bene, bisogna anche chiedere agli altri.
«Certo che ci vuole un bel coraggio a mettere in piedi una fondazione in una città, in una comunità che, con responsabilità di varia natura, in pochi anni ha visto morire alcune delle sue fondazioni più ricche di storia e di generosità – ha sottolineato lo storico Mino Facchetti – Questo coraggio qualcuno l’ha avuto creando la Fondazione Pellegrini Forlivesi. Oggi quel coraggio si chiama impegno, si chiama speranza, si chiama solidarietà. Con orgoglio e gratitudine posso dire che si chiama clarensità».

E ancora: «La Fondazione Pellegrini Forlivesi ha rappresentato nel periodo dello spike dell’epidemia, per l’Asst Franciacorta e in particolare per l’ospedale di Chiari, un vero e valido sostegno in un momento di estrema difficoltà – ha commentato la direzione strategica dell’Asst – Un aiuto in termini concreti e vicinanza umana».

E infine, sono intervenuti coloro che sono stati in prima linea (con tutti i colleghi) in questa pandemia: il dottor Gabriele Zanolini, responsabile di Medicina Generale e il dottor Luca Ronchi, responsabile di Pneumologia.
«La Fondazione Pellegrini Forlivesi è riuscita, grazie a donazioni dei cittadini, di imprese locali e di benefattori, ad acquistare ben 100 maschere a ventilazione meccanica non invasiva, servite a curare con successo 100 pazienti negli ospedali di Chiari e Iseo», hanno spiegato.

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