La chiesetta di san Pietro apre le porte ai turisti

La chiesetta di san Pietro apre le porte ai turisti
18 Luglio 2016 ore 07:28

La chiesetta di san Pietro, il più antico edificio religioso del paese, è stata aperta dalla famiglia Finadri, proprietari della chiesa, per una serie di tre concerti di musica classica. Tuttavia, la vera protagonista è stata questa splendida chiesa che fa parte del più ampio complesso del Convento di san Pietro, collocato in una posizione elevata rispetto alla statale Brescia – Mantova, un edificio monastico a carattere rurale (circondato dalle campagne) tra i più antichi fra quelli che sorgevano un tempo sul nostro territorio. Il convento è stato edificato in epoca longobarda da Aurinando e Godefrido nel 723, due pellegrini lucchesi. Il monastero (ordine dei Cistercensi) risulta donato nell’anno 752 da un certo duca Orso all’abazia di Nonantola (Mo) che gli assegnava funzioni terziarie e rurali. Nell’anno 814, Ludovico I, successore di Carlo Magno, conferma una permuta avvenuta fra il monastero di san Salvatore in Brescia, nuovo padrone, e l’abazia di Nonantola. Nell’anno 958 il monastero viene donato da re Berengario all’Abazia di Leno. Dieci anni dopo (968) il vescovo di Verona trasferisce i beni a Laudiberto, abate di san. Zenone. Nel 977 il convento risulta appartenete al monastero di S. Giulia e perciò nel territorio di Brescia. Essendo la chiesa di sanPietro una delle prime ad essere citate nei documenti, è probabile che questa sia stata la prima sede parrocchiale fino al 1530 quando fu portata a quella dei santi Nazario e Celso. (In un documento già ne 1488 la chiesa di san Pietro viene definita filialis ed annexa alla parrocchia). Dopo il passaggio della parrocchia ai Ss.Nazario e Celso, il convento passò all’ordine dei Serviti (servi di Maria). Da segnalare che l’interno della chiesa di san Pietro nel 1586 ospitò la salma di Ferrante Gonzaga, padre di san Luigi, qualche giorno prima che fosse tumulata nella chiesa di S. Francesco a Mantova. Di pregio la seicentesca cappella del Crocefisso. Risulta da alcuni documenti che dopo la visita del 1580, Carlo Borromeo dispone che nella chiesa dei Serviti la cappella maggiore abbia cancelli almeno lignei, gli altari a lato di quello maggiore siano distrutti e si lasci il solo altare del Crocifisso oltre all’altare maggiore. La sacrestia va adattata e non deve più servire come dormitorio per un frate.

Come sappiamo il secolo X mostra l’inizio del passaggio dalla fase della proprietà e della sovranità feudale (laica o ecclesiastica) a quella della proprietà e della sovranità comunale. Nel 1707 Castiglione passa all’Austria. Dopo la battaglia vincono i francesi con Napoleone contro gli Austriaci. Nel 1797 Napoleone fonda la Repubblica Cisalpina . Con Napoleone tra il 1797 e il 1801 iniziò l’ingerenza nelle faccende ecclesiastiche e si perseguì la politica, già avviata da Maria Teresa d’Austria, seminando ostilità e aperta opposizione al clero e così furono sconsacrate molte chiese e soppresse le congregazioni religiose per impossessarsi dei beni. Soppresso l’ordine nel 17828 dal governo napoleonico, tutti i suoi beni patrimoniali furono incamerati nella municipalità e quindi venduti ai privati. I serviti lasciano il convento per prendere possesso, dopo la soppressione del convento dei Gesuiti, del Collegio e della Chiesa di S. Luigi. Il Convento e la chiesa furono comperati all’asta dalla famiglia Giovanni Battista Paglia che, appunto nel 1800 come è citato nella lapide posta sopra la chiesa, la riportò alla sua forma più elegante e la restituì al culto divino. Nel 1815 il regime austriaco ne incorpora i territori. Attualmente il complesso è di proprietà privata e vi si celebrano funzioni ed in particolare il Rosario nel mese di Maggio. I tre concerti, che hanno fatto segnare sold out per tutte e tre le serate, sono stati organizzati da Giorgio e Lidia Finadri, appassionati di musica classica che hanno così permesso alle note, tra gli altri, di Mozart, Bach, Puccini, di risuonare in questo splendido edifico. «Abbiamo scelto la musica – raccontano i proprietari di casa – perchè è un linguaggio universale. Con questo pseriamod i dare il nostro piccolo contributo alla riflessione su quanto ci accade attorno, in un mondo dove dialogare è difficile, crediamo che la musica possa far superre barriere e frontiere».


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