Il teatro popolare secondo Severino Boschetti

Il teatro popolare secondo Severino Boschetti
20 Agosto 2016 ore 07:45

Non tutto il teatro popolare è uguale. La dimostrazione vivente è rappresentata, nel senso letterale del termine, da «Rapoceldone», compagnia teatrale che mette in scena opere alternative, diverse dal solito. Per chi si aspetta sceneggiature tipiche e sceneggiature tradizionali, rimarrà deluso. Il deus ex machina di questo nuovo modo di pensare il teatro popolare è Severino Boschetti, regista e scrittore delle sceneggiature degli spettacoli che durante le settimane fanno il giro della provincia di Brescia e a volte anche del mantovano. «Provo ad andare oltre i confini degli autori dialettali e devo ammettere che fino a questo momento il pubblico ci sta ripagando e spesso e volentieri sono molti i giovani che decidono di pagare il biglietto per assistere a uno spettacolo».

E’ soddisfatto Severino Boschetti, ma il lavoro da fare non manca. Nei prossimi mesi, infatti, dovrebbe andare in scena «La strana coppia» di Neil Simon. Ma prima occorre tradurre il testo dall’inglese al dialetto bresciano. Uno sforzo non indifferente per il regista di «Rapoceldone», che però viene ripagato sul palco. Proprio come è successo negli ultimi giorni a Carpenedolo, dove lo spettacolo «Duls & Gabana» ha ottenuto un evidente successo di pubblico. «E’ andato davvero bene. Abbiamo fatto circa 150 biglietti. E’ arrivata gente anche da paesi limitrofi. Nonostante fosse la ventiduesima volta che portavamo in scena l’opera, che in sostanza mette al centro della discussione il tema del “vizio”, la commedia è stata davvero divertente». «Duls & Gabana», del resto, aveva fatto storcere il naso in paese, ma nonostante ciò il gradimento è stato alto.

«La gente partecipa, è molto aperta verso queste novità e si è lasciata coinvolgere». Teatro popolare e commedie non convenzionali sembrano un paradosso, una dicotomia irrealizzabile. Invece Severino Boschetti è riuscito a coniugare questi due aspetti. Eppure la sua formazione sembrava destinarlo verso un altro tipo di teatro, ma nella vita tutto è possibile e così da un giorno all’altro ha deciso di fare questo «salto nel buio», anche se prima non gli piaceva il dialetto. Chissà, anche questa, un giorno, potrebbe essere una storia da raccontare.

Valerio Morabito 


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