in esposizione

“Il quartiere in cui vivo”: la mostra nella sede dell’Ordine degli Architetti di Brescia

Sarà visitabile fino a domenica 31 maggio 2026

“Il quartiere in cui vivo”: la mostra nella sede dell’Ordine degli Architetti di Brescia

“Il quartiere in cui vivo”: la mostra nella sede dell’Ordine degli Architetti di Brescia.

“Il quartiere in cui vivo”

Sarà inaugurata mercoledì 13 maggio 2026 e sarà visitabile fino a domenica 31 maggio 2026 la mostra dal titolo “Il quartiere in cui vivo” che racconta i quartieri tramite gli scatti e gli sguardi dei più giovani. La mostra sarà ospitata nella galleria monumentale di Palazzo Martinengo delle Palle, sede dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Brescia, in via San Martino della Battaglia, 18, a Brescia.

Il progetto fotografico

L’iniziativa, a cura della Commissione Inclusione Sociale e Sussidiarietà dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Brescia (referenti arch. Mara Paterlini e arch. Valentina Butterini) e della fotografa Tiziana Arici, con la collaborazione del Comune di Brescia e della Fondazione dell’Ordine degli Architetti della provincia di Brescia FOABs, ha coinvolto alcune classi delle scuole primarie e secondarie di primo grado dei quartieri delle aree periferiche a Ovest della città di Brescia (Ist. Comprensivo Ovest1 e Ist. Comprensivo Ovest3), aree sviluppatesi principalmente tra gli anni ’60 e ’90, caratterizzate da tipologie edilizie e contesti urbani differenti. Raccolti negli scatti che hanno dato vita alla mostra fotografica, corredata da elaborati artistici, svariati dettagli immortalati dai partecipanti, dai luoghi di ritrovo all’ambiente circostante, fino ai servizi che rientrano nella loro quotidianità, senza preconcetti o stereotipi legati alle zone periferiche, ma attraverso lo sguardo di chi osserva e vuole condividere gli spazi in cui vive, andando ad integrare le restituzioni delle classi nel corso delle prime due edizioni, sull’asse periferico nord-sud/est-ovest della città.

“La scelta dei quartieri è volta a trovare similitudini e discrepanze tra realtà edilizie profondamente diverse collocate in zone periferiche rispetto al centro di Brescia, completando il progetto iniziato nelle prime due edizioni. I quartieri, – sottolinea l’arch. Luigi Scanzi, Presidente dell’Ordine Architetti PPC della provincia di Brescia -, con origini e tempi pur diversi, sono frutto di un’edilizia eterogenea, di concezione e credo progettuali differenti, specchio del periodo e della tipologia di appartenenza. La fotografia rappresenta uno strumento centrale dell’esperienza: nella restituzione, la lettura degli stimoli offerti è certamente interessante per l’innocente attenzione riposta come può essere solo quella dettata dalla gioventù protagonista dell’interpretazione dei luoghi attraverso immagini e disegni diretti, semplici e incisivi”.

Un progetto inclusivo

Un progetto inclusivo e di storytelling attraverso la fotografia e la creatività, che ha preso forma anche grazie all’interesse di Anna Frattini, Assessora con delega alle Politiche educative, alle Pari Opportunità, alle Politiche giovanili e alla Sostenibilità sociale del Comune di Brescia, nonché dei dirigenti scolastici che hanno aderito (Mariarosaria Marinaro per IC Colombo Ovest 1 e Angela Maria Giuliano per IC Kennedy Ovest 3) i docenti e le classi.

“Le ragazze e i ragazzi – specifica la coordinatrice di progetto, Tiziana Arici – sono stati coinvolti prima per individuare gli elementi rilevanti della propria zona, poi per ideare il percorso migliore per visitarli e, infine, per fotografare, disegnare e descrivere ciò che durante le uscite hanno visto e che li ha attratti. Più punti di vista, dunque, punti di vista di cittadini e abitanti giovanissimi che percorrono e vivono le stesse strade, gli stessi giardini, zone industriali e commerciali degli adulti, le parti più belle e gli angoli più bui ma con differenti punti di vista, teste nuove, addirittura ad altezze diverse. Sguardi, i loro, che non hanno pregiudizi o preconcetti ma che esprimono però preferenze decise e chiare, manifestando interessi evidenti da prendere in considerazione”.

“L’Ordine degli Architetti ha sostenuto questa iniziativa in collaborazione con le scuole – sottolinea l’arch. Mara Paterlini, referente Commissione Inclusione Sociale e Sussidiarietà dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Brescia – perché crede fermamente che sia di fondamentale importanza un dialogo tra Architettura e Pedagogia che dia voce alle nuove generazioni, attivando comunità educanti che stimolino i ragazzi a porsi domande. Lo sguardo, la creatività e le idee dei ragazzi possono essere il cuore di un cambiamento positivo non solo per il quartiere in cui vivono ma per l’intera città. I tre poli fondamentali Città, Scuola, Architettura sono il punto di forza per una relazione trasformativa che genera una dilatazione dei confini della scuola e una visione di città, come luogo di apprendimento, crescita, progettazione, una città che genera appartenenza e partecipazione attiva dei ragazzi; l’Architettura come campo di formazione alla lettura delle connessioni tra i diversi elementi e pensieri immaginari per prefigurare mondi che ancora non esistono. I ragazzi di oggi saranno i cittadini di domani”.

“Attraverso il percorso espositivo che restituisce gli esiti del progetto – conclude l’arch. Valentina Butterini, referente Commissione Inclusione Sociale e Sussidiarietà dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Brescia – anche il pubblico adulto è invitato a rileggere il quartiere con uno sguardo rinnovato, guidato dalla sensibilità e dalla creatività delle giovani generazioni. Il quartiere emerge così non solo come insieme di edifici, spazi verdi e infrastrutture, ma come trama viva di relazioni, in cui ogni luogo acquisisce identità attraverso le persone che lo abitano. La cura condivisa dello spazio urbano diventa quindi un elemento chiave per renderlo più vivibile, sicuro e accogliente, promuovendo una partecipazione attiva e consapevole alla vita della comunità. In questa prospettiva, il paesaggio urbano si configura come un vero e proprio patrimonio culturale, capace di connettere memoria e futuro. Il progetto ha offerto ai ragazzi l’opportunità di interpretarlo e raccontarlo, lasciando una traccia concreta attraverso fotografie, riflessioni e proposte. Uno sguardo nuovo sul proprio contesto di vita rappresenta il primo passo per valorizzarlo e rispettarlo, contribuendo alla costruzione di una città migliore, a beneficio delle generazioni presenti e future.”

La gallery