Giordano Bruno Guerri: l’anima del Vittoriale

Giordano Bruno Guerri: l’anima del Vittoriale
19 Luglio 2016 ore 23:21

Giordano Bruno Guerri dal 2008 è Presidente e anima della Fondazione «Il Vittoriale degli Italiani» di Gardone Riviera, ideatore di GardaMusei, responsabile del Musa, il Museo di Salò dove mercoledì scorso è stata inaugurata la mostra «Da Giotto a De Chirico – Tesori nascosti». Lo abbiamo incontrato per conoscere più a fondo la sua figura di imprenditore culturale. Presidente, otto anni alla guida della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani: anni di molte gioie. Qualche dolore?

«I dolori normali di qualsiasi lavoro, fatiche, problemi da superare però le soddisfazioni sono davvero tante e posso affermare che il Vittoriale oggi è un’azienda sana. Mi piace ricordare ciò che spesso si dimentica, che un museo è anche un’azienda. Il Vittoriale è un museo bellissimo, si è arricchito in questi anni di molte cose e di molti spazi ma è anche un’azienda che produce reddito e lavoro. Questa è una grande soddisfazione perchè la Bellezza che non rende può diventare un problema. Va tutto a gonfie vele anche se vorrei una maggiore velocità nei meccanismi di gestione. Purtroppo ci sono sempre intoppi, intoppi che si possono trovare in qualsiasi attività».

Il Vittoriale è uno dei tanti tesori che noi italiani possediamo: perchè secondo lei nel nostro Paese facciamo ancora fatica a capire fino in fondo che ognuno di noi è proprietario di una ricchezza immensa?

«Per capire questo bisogna andare molto indietro nel tempo, gli italiani non hanno molto il senso dello Stato, non hanno il senso della comunanza delle cose e di conseguenza “ciò che è mio è mio” e ciò che è pubblico non interessa particolarmente. Io però devo dire che al Vittoriale ho trovato un’atmosfera di amore verso il Museo soprattutto da parte dei dipendenti, atteggiamento piuttosto raro da trovare in qualsiasi tipo di attività, c’è un’affezione al luogo che è un bene prezioso».

Anche GardaMusei è una sua idea: tutto bene anche per questa realtà?

«Il progetto di GardaMusei è stato recepito da molti Comuni, da molti Musei e da altre realtà come il Consorzio degli Albergatori e Ristoratori di Sirmione che ha aderito da poco. Questi imprenditori, grazie ad una ricerca di mercato del settore, sanno che ogni euro investito in Cultura ne rende sette di cui cinque di ricavo per cui non fanno beneficenza ma un vero e proprio investimento. Garda Musei, come il Vittoriale, mira a conciliare l’incremento della bellezza, l’incremento del turismo, l’incremento della ricchezza e io spero che il progetto si espanda a tutto il Garda che secondo me ha sponde molte ampie. Sta per aderire anche il Comune di Cremona che ha un’Amministrazione molto dinamica e ha capito l’importanza di u collegamento con il Garda. Ne è un esempio la manifestazione AcqueDotte che lega Cremona a Salò. Sarà una manifestazione fatta di spettacoli comuni che attireranno nel circuito cremonese i turisti del Garda e viceversa».

Sicuramente si sente il respiro del Garda a Trento, Verona, Brescia. Ora anche Cremona è più vicina. E Mantova?

«Mantova in questo momento è molto impegnata come capitale italiana della Cultura ed è giusto lasciarli lavorare. A me sembra logico comunque che anche Mantova entri nel circuito». Una sfida particolare di GardaMusei? «Una delle idee fondamentali di Garda Musei è incrementare il turismo invernale. Il Garda ha un turismo stagionale, una stagione lunga, di otto mesi. Gli altri quattro mesi però è tutto fermo. Il turismo culturale invece vive anche d’inverno e noi sul Garda abbiamo dei Musei che possono essere visitati anche nella stagione più fredda. Con il Musa di Salò e con le sue mostre vogliamo vincere la scommessa di incrementare il turismo invernale».

Lei vive sul Garda?

«No ma mi sono trasferito da poco nel veronese, in Valpolicella, perchè lavorando a Gardone stavo troppo tempo lontano da casa. Ho due figli piccoli, sono un padre tardivo quindi tanto più affezionato. Abbiamo scelto di trasferirci tutti al Nord. Ho scelto un luogo che mi permette di essere a pochi chilometri di distanza dall’aeroporto e da una stazione ferroviaria».

Nell’Anfiteatro del Vittoriale si tiene il Festival estivo di Tener-a-mente, una rassegna diventata ormai di respiro internazionale e di grandissimo successo. Lei si occupa anche della programmazione del cartellone?

«Io vigilo e collaboro ma la la direzione artistica è di Viola Costa che da sempre ha la mia fiducia e mi vanto di averla scoperta quando era proprio agli inizi. Lei rischia danaro proprio, il Vittoriale non ci mette un centesimo anzi ha un ricavo. La proposta deve essere sempre di grande qualità: posso provare affetto per un gruppo come i Dik Dik che si sono esibiti nell’Anfiteatro davanti a trecento persone ma non è questo quello che considero opportuno per il Vittoriale».

L’azienda Vittoriale dunque funziona perfettamente…

«Il Vittoriale guadagna, il bilancio è in attivo. La privatizzazione, quando la proposi al Ministero mi guardarono stupefatti, è stata faticosa ma alla fine abbiamo ottenuto un nuovo Statuto che permette l’ingresso di tre Fondazioni bancarie, abbiamo snellito il Consiglio di amministrazione e ottimizzato la gestione. Grazie ad un software di cui sono orgoglioso ho costantemente sotto controllo ogni minimo movimento, ogni singolo ingresso e con soddisfazione posso dire che le visite sono in continuo aumento».

Per sostenere il Vittoriale ci sono progetti speciali come “Adotta una stoffa” o “Regalati un cipresso”: sono idee sue?

«Sì, in questo modo riusciamo a restaurare oggetti preziosi e presto lanceremo l’iniziativa “Adotta un tappeto”. C’è anche la possibilità di sostenere il Museo tesserandosi come amici del Vittoriale o come benefattori. Con “Regalati un cipresso” abbiamo realizzato migliaia di formelle di legno con i tronchi dei cipressi caduti nella terribile tempesta del 19 settembre del 2014 che vendiamo a cinquanta euro. In questo modo chi lo desidera può portarsi a casa un po’ di storia e contribuire alla gestione del Museo».

Lei è presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani ma anche scrittore, storico, docente: possiamo considerarla un intellettuale?

«Un intellettuale d’azione, dannunziano: il letterato di intervento lo ha inventato Gabriele D’Annunzio… Non si può più pensare di starsene in pantofole e fare cultura. Bisogna essere immersi nel mondo, agire. Non si può prescindere dall’utilizzo di mezzi di comunicazione come Twitter o Facebook, dall’utilizzo della tecnologia. E la Cultura deve produrre ricchezza».

E’ stato anche conduttore televisivo. Frequenta ancora il mezzo?

«Frequento ancora la televisione come ospite. Appartengo alla categoria degli incontrollabili, come Busi per esempio, e per questo non ho più proposte di conduzione ma nemmeno cerco di ottenerne».

Alberto Boldrini


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