Palazzolo sull'Oglio

Da de Chirico a Fontana: dopo mezzo secolo chiude la galleria d’arte

La scelta del palazzolese Franco Rossi, che in città ha portato artisti di grandissimo livello.

Da de Chirico a Fontana: dopo mezzo secolo chiude la galleria d’arte
Sebino e Franciacorta, 08 Giugno 2020 ore 20:02

Una vera istituzione a Palazzolo la galleria d’arte di Franco Rossi.

Da de Chirico a Fontana: dopo mezzo secolo chiude la galleria d’arte

Aperto nel lontano 1968, lo studio F22 Modern art gallery ha abbassato per sempre la saracinesca. Una grande perdita per la comunità. La galleria del palazzolese classe 1940, situata nel centro della città, è stata per più di mezzo secolo un punto di riferimento nel panorama artistico. Nella quale sono stati esposti i lavori di grandi mostri sacri dell’arte contemporanea come Mirò, de Chirico e Fontana.

L’intervista per il 50esimo

Sin da ragazzino Franco Rossi ha provato un’attrazione verso l’arte. Legato al pittore palazzolese Matteo Pedrali, ricorda le ore passate in sua compagnia a discutere e i viaggi con la sua Fiat Seicento fino alla Biennale di Venezia o in giro per l’Europa per vedere le opere di Picasso, Matisse, Mirò e tanti altri. E nella sua galleria a Palazzolo dalla fine degli anni ‘60 ha esposto opere di grandi artisti come Carrà, De Chirico, Rosai, Severini, Gentilini, Fontana, Vasarely, Mirò, Tornquist, Perilli, Veronesi, Munari, Warhol e Nishida. “Ho iniziato perché ero attratto da qualsiasi forma artistica – aveva spiegato nel 2018 –  All’inizio esponevo opere di artisti in cui credevo nella sala da tè accanto al bar-pasticceria dei miei genitori. Fare il cameriere non era il mio lavoro e i soldi che guadagnavo finivano tutti nei viaggi a Parigi per visitare mostre. Ho iniziato così, poi un avvocato, per una cifra ridicola, mi diede in affitto due stanze di un suo immobile proponendomi una scommessa: vendere qualche opera esposta entro un anno. Bhe, direi che ci sono riuscito.

Un aneddoto particolare

“Ne avrei da raccontare per giorni, perché si sa, gli artisti sono persone eccentriche – aveva aggiunto – Uno tra tutti però mi è rimasto in mente. A metà anni ’70, una sera a Palazzo Martinengo a Brescia l’allora assessore alla Cultura Regionale Sandro Fontana, prima di una cena, mi chiese di poter conoscere Bruno Munari designer e artista milanese. Io con Munari avevo un buonissimo rapporto, esponevo anche delle sue opere nella mia galleria. Cercai quindi di fare il possibile per farli sedere vicini durante questa cena. Riaccompagnando a casa Munari, ero curioso e cercai di capire il perché di quella richiesta da parte dell’assessore Sandro Fontana. Scoprii che parlarono del logo della Regione Lombardia e di qualche libro sulla storia dei camuni e delle incisioni rupestri. Allora, dopo quella cena, non potevo immaginare una cosa simile, son passati quasi quarant’anni da quando nel 1975 Bruno Munari e altri artisti reinventarono il simbolo della Regione Lombardia stilizzando la rosa camuna”.

 

 

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