Con le auto dei nazisti in Svizzera per salvare gli ebrei: una storia che pochi conoscono

Castagna guidava e Seregni stava sul sedile del passeggero insieme ai bambini. Nessuno li fermava, credendo che quei bambini fossero i nipoti degli ufficiali".

Con le auto dei nazisti in Svizzera per salvare gli ebrei: una storia che pochi conoscono
27 Gennaio 2020 ore 15:26

A Venegono Superiore (in provincia di Varese) tre uomini durante l’occupazione nazista hanno rischiato la propria vita per salvare quelle degli ebrei che cercavano rifugio in Svizzera.

Con le auto dei nazisti in Svizzera per salvare gli ebrei

Venegono Superiore, in pratica a un passo dalla Svizzera, gli ultimi chilometri verso la salvezza. Tutto il territorio di confine durante l’occupazione nazista rappresentava l’ultimo ostacolo verso la libera Confederazione Elvetica per migliaia e migliaia di famiglie ebree minacciate dai tedeschi. Un territorio di confine proprio per questo fortemente presidiato dalle forze tedesche, ma allo stesso tempo luogo in cui tanti comuni cittadini hanno deciso di mettere a repentaglio le proprie vite per fare “la cosa giusta”, aiutare quelle persone a fuggire.

Come riporta PrimaSaronno, in occasione della Giornata della Memoria la storia di Ercole Castagna, Giuseppe Barni e Giuseppe Seregni, raccontata a La Settimana di Saronno dall’attuale proprietario del marchio Castagna Gioacchino Acampora e dal figlio di Seregni, Gianni,  è tra quelle che merita di essere ricordata.

La carrozzeria Castagna

Ettore Castagna

Nata nel 1849 quando Carlo Castagna rilevò la bottega “Ferrari” di Milano, la Carrozzeria Castagna è stata fino al Dopoguerra uno dei grandi marchi dell’automobilismo italiano, celebre e ammirata in tutto il mondo. Un’attività intrapresa verso la fine dell”800 grazie alla collaborazione con la ditta Ottolini e Ricordi, importatrice dei quadricicli Benz. Tra i suoi clienti, si ricordano nel 1905 la regina Margherita di Savoia e, anni dopo, Benito Mussolini e molti dei generali e graduati tedeschi durante gli anni dell’occupazione. Qualità, ricerca e innovazione la elevarono tra le migliori carrozzerie italiane, certo tra le più grandi, con circa 600 operai nello stabilimento milanese. Durante la Seconda Guerra Mondiale, come tutte le industrie, subì una riconversione e iniziò a produrre ospedali mobili da campo, parabole fotoelettriche, ambulanze e le Alfa Romeo delle quali gli ufficiali tedeschi amavano farsi vanto. Forse prevedendo i bombardamenti degli Alleati, nel 1942 il proprietario Ercole Castagna (figlio del fondatore Carlo), decide di trasferire la carrozzeria a Venegono Superiore, scelta quanto mai provvidenziale dato che solo due mesi dopo un bombardamento distrusse la sede milanese. Nel ’54, la Castagna cessò l’attività ma rimase viva come marchio che ancora oggi firma prototipi, auto fuoriserie di lusso e avveniristiche, in collaborazione anche  con case storiche come Bugatti.

Una storia incredibile

Nelle province di Varese e Como durante l’occupazione avevano preso sede numerosi alti graduati dell’esercito tedesco. Generali e comandanti si rivolgevano quindi alla carrozzeria Castagna di Venegono per far costruire le loro auto, principalmente Alfa Romeo, rigorosamente con le insegne del Reich. Nello stabilimento però non ci si limitava ad eseguire gli ordini e costruire auto. Alcuni anni fa, il proprietario del marchio Castagna Gioacchino Acampora ha scoperto una storia incredibile. Protagonisti Ercole Castagna, proprietario della carrozzeria, il capo officina Giuseppe Barni e il capo dell’ufficio progetti e membro dell’Azione Cattolica Giuseppe Seregni.

“Scoprii questa storia 20 anni fa, parlando con il figlio di Ercole, Carlo Castagna – racconta Acampora – Le mie ricerche sono iniziate qualche anno dopo, quando riuscii a contattare alcune delle famiglie salvate e ricevendo molte conferme”.

Dalla carrozzeria oltre a pullman attrezzati come ospedali da campo, vennero prodotti oltre 60 modelli, soprattutto di  Alfa Supersport e 2005 Coupè, su richiesta di ufficiali e generali della Wermacht che chiedevano anche di aggiungere sottofondi e paratie segrete, da usare per portare in Svizzera oro e documenti. E che Castagna, Barni e Seregni usarono per salvare molti ebrei in fuga. Dopotutto, chi avrebbe mai fermato l’auto di un ufficiale nazista?

“Con la scusa di portare le auto a fare benzina e di testarle prima della consegna, nei sottofondi nascondevano gli ebrei – ha raccontato Acampora –  Iniziarono con uno o due alla volta poi arrivarono fino a cinque. Nessuno li fermava, dato che viaggiavano su auto dalle insegne naziste e che si sapeva appartenere ad alti ufficiali di stanza nella zona o che qui avevano casa”.

Un segreto anche per le famiglie

Tra questi alti ufficiali, i più celebri furono Kurt Caesar, ufficiale tedesco che “appoggiò” la causa antifascista incontrando i partigiani persino a casa sua, e Karl Wolff, il comandante delle SS in Italia che cercò fino all’ultimo di trattare con gli Alleati per un ritiro delle truppe nella speranza di salvarsi. Una presenza, specie quella di Caesar, che forse permise o quantomeno non ostacolò l’opera di Castagna e dei suoi, in una Venegono e in un territorio che in quegli anni rappresentava un ponte verso la salvezza dai rastrellamenti nazisti. Il rischio era enorme, anche perché Castagna era tesoriere del Partito Fascista milanese. Proprio per questo le stesse famiglie furono tenute all’oscuro.

“Ricordo che passavano da casa tante persone, andavano e venivano – ha raccontato Gianni Seregni  – così come spesso c’erano due soldati tedeschi. Io e i miei fratelli eravamo piccoli, ed è comprensibile che papà non ci volesse dire nulla. Nostra mamma glielo avrebbe impedito, perchè se l’avessero scoperto non oggi non saremmo qui. Ha deciso di mettere la famiglia in secondo piano, di rischiare tutto perché sentiva il dovere di salvare quelle persone“.

Difficile dire quante persone i tre siano riusciti a salvare. “Sono passati tanti anni, e molti non vogliono ricordare e raccontare la loro storia, anche per paura  spiegava a La Settimana di Saronno Acampora – Un aiuto potrebbe arrivare da Lugano, dove c’è un archivio dei profughi. A quanto raccolto finora comunque credo che in questo modo si siano salvate centinaia di persone“. E tanti bambini:

“I tre presero sempre più coraggio, e per salvare più persone possibile nel minor numero di viaggi arrivarono persino a non nasconderli più nei doppi fondi. Castagna guidava e Seregni stava sul sedile del passeggero insieme ai bambini, dicendo loro che li portavano a mangiare la cioccolata. Nessuno li fermava, credendo che quei bambini fossero i nipoti degli ufficiali“.

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