Castiglione ricorda il garibaldino Chiassi

Castiglione ricorda il garibaldino Chiassi
24 Luglio 2016 ore 08:48

Giovanni Chiassi nasce a Mantova il 15 gennaio del 1832 e muore eroicamente a Bezzecca, in Trentino, il 21 Luglio 1866. Forse si conosce la strada di Castiglione dedicata a questo personaggio, ma è lontano il pensiero del perché proprio a lui è stata assegnata. Forse scendendo la via Ripa Castello si è scorta una statua con un’epigrafe che recita su uno dei quattro lati: «Medaglia d’oro al valor militare r.d. 6 dicembre 1866. Morto alle 10.30 del mattino del 21 luglio 1866 per gravi ferite al petto riportate combattendo strenuamente». Riconosciuto eroe della patria, ha militato al fianco di Garibaldi nel luglio del 1860 quando lo raggiunse in Sicilia.

Ma non è fra i primi garibaldini castiglionesi. Anzi egli si può definire di «seconda generazione». Fra i primi si ricordano altri due concittadini che hanno partecipato allo sbarco dei mille: Giuseppe Nodari e Luigi Moratti. Giovedì 21 ricorre il centocinquantesimo anniversario della morte di Chiassi e nel ricordo la sua storia torna viva. Lo sarà anche grazie alla commemorazione fatta vicino al monumento dedicatogli in Castello. Il ricordo si svolgerà con le autorità della cittadina dalle 20.30. Appuntamento già riproposto anche cinque anni fa per onorare il concittadino morto a soli 34 anni. Giovanni a 17 anni aveva già dimostrato ardore sul campo di battaglia e amore per la sua terra recandosi a Roma per difendere la Repubblica Romana agli ordini di Garibaldi. Durante la seconda guerra di indipendenza si arruolò nei cacciatori delle Alpi con il grado di capitano. Giovanni era figlio di un nobile consigliere, Gaetano Chiassi e delle contessa Giuseppina Magnagutti. Nella giovinezza Giovanni vive fra Mantova, Castelgrimaldo e naturalmente Castiglione. Nella via dedicata al patriota, al n.4 si può scorgere sulla facciata una lapide con la scritta: «L’antica dimora della famiglia Chiassi. Ricordi la chiara progenie eroicamente estinta col suo Giovanni sacro all’Italia». Un uomo descritto dai ricordi di altri compagni come colui che non si tirava mai indietro dal rischio. Un uomo sempre sicuro dell’obbiettivo al quale anelava: l’indipendenza, la libertà di una patria non ancora viva con il nome di Italia.

Libertà che desiderava ottenere a qualunque prezzo e sacrificio. Il suo prezzo lo pagò durante la campagna del 1866 a Bezzecca. La Storia dei libri dimentica troppo spesso di piccoli momenti che descrivono l’uomo come carne e sentimenti. Troppe volte nomi e date si confondono nella sconfitte e nelle vittorie perdendo di umanità. Uno dei piccoli «momenti» di Chiassi è quello che lo lega alla sua partenza e con essa al suo ultimo addio all’amata Castiglione, da sempre trattata dal militare come casa. E’ in una notte estiva, tiepida, secondo chi narra di questi eventi, che Giovanni, vestito della sua giubba rossa a mostrine verdi, esce di casa per andare in guerra. Tutto è silenzio. Tutto rispetta la scelta del figlio di partire durante le profondità della tenebra per non dare un saluto, che forse egli stesso presageva come ultimo, alla madre sempre amata. Giovanni solleva la sciabola, accorto nel far sì che non tintinni sulla pietra. All’uscita, sul portone, un bimbo gli illumina il percorso con una fiaccola. Il nome del ragazzino è Antonio Maifreni. Antonio illuminando la strada ad un’eroe, ne darà poi alla luce uno egli stesso, Guido Maifreni, un’altra medaglia d’oro al valor militare. Ma questa è un’altra storia, un’altra vita.

Miriam Favro 


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