Castenedolo, cronaca di un cantastorie

Castenedolo, cronaca di un cantastorie
17 Agosto 2016 ore 08:00

Avete mai avuto il piacere di passeggiare immersi nella natura, la mattina presto, quando il sole inizia a stiracchiare i suoi raggi come lunghe braccia, il profumo del fieno che ti solletica le narici, gli uccellini che iniziano a cantare e tutto questo in compagnia di un «cantastorie»? A Capodimonte, frazione di Castenedolo, ne esiste uno in carne e ossa e si chiama Rocco Salvini ed è lui stesso a non definirsi cantante: «Le mie non sono canzoni, ma storie quotidiane che io vedo e racconto, in dialetto bresciano». Nativo di Bagolino ma trasferitosi ancora piccolo, dentro di se conserva l’amore per la montagna e la natura che lo circonda. Tanto che si è dilettato nella costruzione di un barometro composto da un rametto di larice che grazie alle sue fibre che si allungano o si accorciano in base all’umidità dell’aria, sa prevedere se ci sarà il bel tempo o la pioggia. Una valida alternativa a internet o ai meteo televisivi. Ma Rocco è molto di più. Impegnato da sempre nella parrocchia e nel volontariato, sposato con Andreina (con la quale ha una figlia di nome Veronica) un’altra passione è la sua fedelissima chitarra che lo segue nei suoi tour in tutta la provincia. Una chitarra del tutto speciale, proprio perché l’ha costruita con le sue mani su invito di un professore di una scuola, alla quale era stato invitato per far conoscere attraverso i suoi canti le usanze della tradizione bresciana.

«Le ore che ho passato nell’aula di lezione in mezzo agli altri ragazzi mi hanno emozionato, soprattutto il fatto che la classe fosse multietnica e vedere che dei giovani stranieri imparassero un ritornello in dialetto mi ha stupito» mi confessa mentre osserviamo dei cavalli che corrono in un recinto. I suoi brani raccontano una storia che ormai sta andando affievolirsi, fatta di quei tempi in cui i nostri genitori e nonni lavoravano nei campi attendendo l’imbrunire, ritrovandosi nelle cascine la sera per poter chiacchierare. «Quando racconto cantando, coinvolgo gli anziani facendo loro ricordare la gioventù passata, ma incuriosisco anche i giovani facendo rinascere in loro quell’entusiasmo che ai tempi d’oggi si sta spegnendo», mi racconta mentre con un gesto della mano si sistema una bretella. Un uomo d’altri tempi, proprio come le sue bretelle, il suo cappello e le sue camicie a quadri.

Il viso sempre sorridente e il suo ardore mentre mi parla un po’ di sé, me lo fa ricordare quando strimpellava e cantava nel coro della chiesa coinvolgendo tutti nella preghiera, era un piacere ascoltare e vedere la sua passione. Niente lo ferma tanto che viene invitato a feste e sagre in tutta la provincia di Brescia e non solo: i suoi canti allegorici sono arrivati fino al rifugio Garibaldi all’Adamello scendendo poi nelle pianure di Reggio Emilia. Rocco è un poeta che con la voce ti sa trascinare e che se anche ignori le parole, ti viene voglia di seguirlo, con una leggerezza nel cuore. La tonalità giusta non sempre si fa catturare, ma ascoltare le gente che canta con lui canzoni popolari, stringendo nella mano un buon bicchiere di vino, sa trasmetterti una sana allegria. E per chi non ha l’onore di poterlo ascoltare di persona, può sempre ascoltare otto dei suoi più celebri brani racolti in un CD. E come scrive sempre lui sulla sua pagina di Facebook: «Salucc e bashiocc a tocc» (n.d.r «saluti e baci a tutti»).


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