Calcinato. Talenti letterari tra pulp e beat

Calcinato. Talenti letterari tra pulp e beat
21 Agosto 2016 ore 08:20

Vivere non esistere. E’ la filosofia di fondo di Mario Vavassori, tra le penne più vendute del paese, professione sommozzatore, ma con l’anima da scrittore. Artista per nascita ma anche per formazione. Bresciano d’origine, fisicamente collocato nella frazione di Ponte S.Marco, è mentalmente altrove. Da ragazzo infatti frequenta l’Istituto d’arte classica e oltre alla scrittura, si avvicina ad altre discipline, come la scultura e la pittura e in seguito la musica. Tra i suoi autori preferiti Miller e Calvino e Bukowski. Alcol, cibo, donne, emozioni. Sono alcune delle costanti della «poetica» di Mosee Soon e che ne tratteggiano, almeno in parte, oltre a una modalità espressiva, anche una marcatura esistenziale. Di Senechiana formazione, «ciò che è oggi, risale a ieri», ha saputo convogliare nella scrittura il proprio personale sguardo sulla realtà, scrutandone e mettendo a nudo anche le verità più scomode. Uno scrittore, ma soprattutto un uomo fuori dal sistema. «Anni fa ho deciso di “uscirne” in qualche modo, ho tagliato bancomat e carte di credito, e più me ne stavo al di fuori delle dinamiche sociali, più mi rendevo conto di quanto queste ci stessero schiavizzando».

Grazie ad un lavoro inusuale, il sommozzatore, Mario ha girato il mondo e incrociato culture che sono entrate a far parte di un bagaglio indelebile. Tra le occupazioni anche l’attività di scafismo sul Lago di Garda e da amante della cucina, anche un business man della ristorazione. «L’idea era di aprire una masseria, un luogo dove il turista potesse davvero trovare la quiete, un luogo unico dove ritrovarsi a godere dei bisogni principali per l’uomo, legati alla sopravvivenza e ai ritmi della natura. Abbiamo prenotato un volo per la Sardegna, bellissima terra, ma una volta arrivato, non ho percepito nulla». Segue le emozioni Mario e decreta che quella terra, per quanto profonda e verace, non fa per lui. Lì però incontra un gruppo di pugliesi e qualcosa scatta e tra le vie della città bianca, Ostuni, in Puglia decide di poggiare la prima pietra della futura masseria che ospita ora appartamenti e trulli. La passione viscerale per la scrittura nasce dopo un grande dolore, la perdita della madre. «E’ stata un esplosione a cui non ho saputo trovare rimedio se non nella scrittura». E con la perdita della madre, le donne diventeranno in molte opere, le principali attrici. «Scrivo per piacere, non “per piacere”».

La scrittura è zona di vita, come le scene di quotidianità locale che entrano nei racconti, personaggi di paese trasfigurati in universi paralleli, personaggi in cerca d’autore, ma anche l’aria, il bacio tenero di due tortore appollaiate, le risate dei bambini. Tre matrimoni alle spalle, tante le opere pubblicate, ma ancora di più quelle in attesa di essere trascritte dai tanti taccuini sparsi sulla scrivania, oltre 150 libri. Tra i testi che invece hanno trovato titolo e soprattutto lettori, in Inghilterra e Stati Uniti in particolare, ci sono «Città», «Le sette poesie di Jiliane», «Jacob Strikeball», «Il mondo rovescio», «La plasticona seriale», «MamanD’orè», «Sulla rotta del cuore», «La cucina per bambini» e pronto per la stampa «Storie mancate di un serial killer sentimentale». Cadaveri, vizi, pornografia, vite parallele ed esistenze mancate. Una letteratura che prende a schiaffi il bigottismo nel tentativo di strappare il lettore dalla condanna della mediocrità.

Marika Marenghi


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