Calcinato. Elisa, fotografa del realismo

Calcinato. Elisa, fotografa del realismo
27 Luglio 2016 ore 08:47

Elisa Girelloni, calcinatese doc, fotografa per passione e impiegata per professione. Nata e vissuta in paese fino all’età di vent’anni, Elisa è tra i giovani talenti locali che si sono affacciati al mondo delle belle arti attraverso la fotografia. Da poco maggiorenne Elisa sente che la Calcinato che l’ha cullata fino alla maggiore età non le sta offrendo quel quid di cui era alla ricerca. Un qualcosa che ai tempi della partenza non era ancora chiaro e che si sarebbe concretizzato e palesato solo diversi anni dopo. E’ a Roma che Elisa incontra l’amore ma soprattutto la fotografia, dalla quale non si separerà più. Si distacca sempre più dal percorso di studi in pasticceria e approda nell’universo degli artisti, con nuovi incontri, personaggi, punti di vista ma soprattutto nuovi stimoli che le tracciano un percorso sempre più nitido. Un nuovo mondo che si innesta e si incrocia nel talento innato di Elisa per il disegno, la pittura e le arti figurative fino ad allora coltivate ma senza mai sentire quel senso di appagamento che scoprirà poi con la fotografia. Galeotto di questo amore per le foto fu la capitale del mondo, ma anche un gruppo di colleghi romani che dopo aver notato una passione smisurata per questa forma artistica, le regalarono una macchina fotografica digitale.

«Erano gli albori dell’innovazione tecnologica, spiega Elisa, e abbandonare la classica macchinetta fotografica con il rullino e le foto da scattare con il contagocce e la nuova strumentazione, fu un salto nel futuro grandioso e un opportunità che non dimenticherò mai». Scatti da autodidatta prima, da studente di un corso di fotografia a Brescia nel mezzo, e da artista solitaria e contro corrente dopo. Memorabile infatti, a detta dell’insegnante che allora tenne il corso, i lavori prodotti dalla giovane fotografa sul tema della libertà. «Cos’è la libertà per voi?» chiese il docente. E il risultato fu sorprendente, fuori dagli schemi ma soprattutto per la giovane età e per la collocazione geografica, coraggioso. Da lì, la crescita, professionale ma soprattutto personale. «Perché è principalmente quello il fine della mia arte», sottolinea Elisa. Tra i lavori più onerosi e più dilazionati nel tempo, quello sull’amore, una delle tematiche principali di molti artisti. «Era appena finita la storia che credevo più importante della mia vita, da lì l’idea di trasformare tutto quel caos di emozioni in immagini. Partendo dal forte senso d’abbandono e passando attraverso una serie di sensazioni e pensieri negativi che, con l’attenuarsi del dolore, lasciano il posto a quelli più positivi. Si passa infatti all’eliminazione graduale della sofferenza per poter rinascere ed è così che dalla rottura e dal dolore nasce il racconto di una nuova rinascita, di un nuovo amore con tutto il bagaglio emotivo interno ed esterno che accompagna i primi passi nella conoscenza di qualcuno, fino a raggiungere la conquista».

Un’arte che utilizza oggetti simbolici all’interno di scene surreali con il fine di scardinare la realtà, privandola della sua drammaticità. Immagini che ritraggono una natura silenziosa ma debordante di significato, per un unico fine, comunicare un disagio, uno stato d’animo. Ecco perché la scelta di strutture abbandonate e fatiscenti, con mura rovinate ed erose dal passare del tempo, costellate di oggetti vissuti il cui senso riporta ad un passato ormai lontano, Un malessere declinato al femminile, a tutto tondo, in cui protagonista è sempre lei, Elisa. Ogni opera infatti è un autoritratto, con paure, timori, dubbi, ma anche esplosioni di consapevolezza. Una poetica decadente ma incorniciata in un presente preciso, dove la fotografia diventa canale di sfogo, di analisi ma anche di rinascita.

Marika Marenghi 


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