Cultura
Rovato

Alla scoperta dei grandi maestri della scuola Ricchino

Un viaggio affascinante tra le storie e le opere delle famiglie Caratti, Grassi e Castelvedere.

Alla scoperta dei grandi maestri della scuola Ricchino
Cultura Sebino e Franciacorta, 28 Novembre 2021 ore 09:39

di Stefania Vezzoli e Giorgia Bartolotta

Ha preso il via il 19 novembre un percorso dedicato ai grandi maestri della scuola d’arti e mestieri Francesco Ricchino e alle loro famiglie.  Un viaggio affascinante tra le creazioni di Caratti, Castelvedere e Grassi che prevede tre incontri nella sala del pianoforte del Municipio e la mostra "Terra, aria, fuoco - Arts & Crafts in Franciacorta", visitabile il sabato e la domenica dalle 15 alle 19 sicuramente fino al 5 dicembre (ma probabilmente sarà prorogata).

Alla scoperta delle creature immortali di Aldo Caratti

Si dice che l’arte renda immortali. Quel che è certo, ammirando le opere di Aldo Caratti in mostra nella sala espositiva della Ricchino, è che esse trasudano di vita e che, a distanza di 23 anni dalla morte del maestro, non hanno perso la loro capacità comunicativa. "Quello che le opere di mio padre trasmettono non ha bisogno di spiegazione, parlano da sole - ha spiegato Donata Caratti, la figlia di Aldo, ospite venerdì 19 dicembre in Municipio al primo dei tre incontri. Dopo gli interventi del presidente della Ricchino Gianpietro Costa e del vicesindaco Simone Agnelli, che ha evidenziato l’enorme lavoro fatto dal presidente, dai maestri e dal Direttivo della scuola nell’ultimo anno e mezzo per non disperderne il patrimonio, dicendosi "pieno di orgoglio di fare parte di questa comunità, quello che la Ricchino ha donato è inesprimibile a parole", è toccato al presidente di Fondazione Cogeme Gabriele Archetti. "Come distinguo il lavoro artigiano da quello di una qualsiasi persona? - ha esordito - Il lavoro non richiede l’apprendimento attraverso un maestro, l’arte sì. L’attività artistica ha un valore perché riconosciuta rilevante per la crescita di una comunità. Le opere d’arte sanno dirci qualcosa che racconta il senso profondo della nostra esperienza di umanità". L’avvincente dialogo con Donata Caratti ha portato alla luce alcuni aspetti della personalità del padre, nato a Rovato nel 1912 e iscritto alla scuola Ricchino fin da bambino (ha iniziato dal disegno e tra i suoi maestri c’era Gerolamo Calca). Formatosi come fabbro nell’officina paterna, dopo la Seconda Guerra mondiale ha potuto dedicarsi alla sua grande passione: la scultura in ferro battuto. E’ stato il fondatore del gruppo i bruzafer della Franciacorta. "Lui voleva realizzare qualcosa che diventasse immortale, nelle sculture vediamo la sua anima, le definiva le sue creature - ha spiegato la figlia - Quando lavorava lo osservavo da lontano, il fuoco gli illuminava il viso e io lo vedevo come un Dio. Per me è stato un maestro di vita, oltre che un buon padre". Profondamente schivo di carattere, Caratti era un maestro immensamente generoso. "Lui voleva tramandare la sua arte, dedicava ore all’insegnamento e non aveva segreti per i suoi allievi", ha aggiunto Donata. La professoressa Francesca Stroppa, che ha curato il catalogo della mostra collettiva, ha spiegato innanzitutto il titolo, che riprende tre elementi primordiali della creazione, collegandoli ai tre artisti (il fuoco al ferro di Caratti, l’aria al vetro di Castelvedere e la terra alla pietra e al marmo delle sculture di Grassi). "L’arte è composta da schemi compositivi antichi che vengono ripresi in base alle esigenze della società, un’opera d’arte è una concentrazione di significati", ha sottolineato.

La famiglia Castelvedere

Alla seconda serata, venerdì 26 novembre, dedicata alla famiglia Castelvedere, erano presenti anche il vicesindaco Simone Giovanni Agnelli e il sindaco Tiziano Alessandro Belotti, oltre al presidente della scuola Ricchino e al presidente di Cogeme spa Dario Lazzaroni. A moderare l’incontro, la professoressa di Storia dell'arte contemporanea all’Università Cattolica, Francesca Stroppa, che ha dialogato con Davide Castelvedere, in rappresentanza della sua famiglia, e con Laura Del Bono, professoressa e dottoranda alla Cattolica di Brescia. Davide ha presentato suo nonno, Giuseppe Castelvedere, come un "galantuomo d’altri tempi", un grande decoratore, figlio di Paolo, che si occupava di stuccature e dorature. Giuseppe ha studiato alla scuola Ricchino e ne è stato poi insegnante, dal 1967 al 1982, con una pausa nel 1977, per dare spazio al figlio Giovanni, che in quell’anno divenne sindaco. Nato nel 1910 e scomparso nel 1985, Giuseppe era una persona modesta e autodidatta, che diventò vetraio e trasmise questo mestiere ai suoi discendenti. "Nei confronti di noi nipoti aveva un atteggiamento giocoso ed era sempre pronto alla battuta - ha ricordato Davide -. Questo dimostra la sua attenzione per i più piccoli". Nel 1982 ci fu il delicato passaggio di attività, in cui subentrò Giovanni. Molto importante, nella bottega, che è un luogo di formazione, è imparare a progettare: il vetro nasce dal disegno preventivo, perché ogni opera d'arte deve avere una sua funzione. Anche Giovanni, infatti, ha proseguito i suoi studi nella scuola Ricchino, ma, a differenza del padre Giuseppe, ha frequentato anche l’Accademia delle belle arti di Carrara, a Bergamo. "Un ricordo che ho di mio padre, è di quando frequentavo il liceo artistico e prendevo bei voti - ha raccontato Davide -. Poi arrivavo a casa e gli 8 si trasformavano in 2, ma non lo faceva per ergere un muro, non voleva essere cattivo: semplicemente era il suo modo per farmi capire che esistevano diversi punti di vista, oltre a quello della formazione scolastica. Inoltre, ricordo un viaggio che abbiamo fatto in famiglia, tra la Toscana e l’Umbria, sulle tracce di Piero della Francesca. Papà in quel momento è riuscito a trasmettere a noi figli la sua passione per il Rinascimento, ma allo stesso tempo si è emozionato insieme a noi per l’arte contemporanea". Negli ultimi anni, Davide ha lavorato insieme al padre. Nel 1996 l’opera dal titolo “Utopia (La visione)”, nasce dal progetto del figlio, in cui Giovanni interviene, cercando la perfezione. Si tratta di una vetrata in piombo con l’aggiunta di qualche elemento pittorico. Si lavora con la grisaglia, un ossido di ferro che si stende a pennello: quando si asciuga diventa una polvere, ed è necessario mettere il vetro a 600°C in forno, affinché il chiaro-scuro si vetrifichi. "Il titolo vuole esplicitare la visione unica di quando ci sono due unità opposte - ha spiegato Davide - che, in questo caso, sono i due elementi rossi, verticali, accomunati da un unico cerchio, che può essere inteso come un occhio: da qui “La visione”. Il mio scopo era quello di rappresentare come l’opposto possa aiutare a sentirsi completi. A posteriori, forse, voleva essere un implicito riferimento al mio rapporto con papà". Infine, nella parrocchiale di Rovato, si trova una lunetta che lega Davide a suo nonno, perché nell’estate del 2018 l’originale era stata distrutta. Giuseppe aveva realizzato tutte le vetrate, ritraendo i Santi con l'elemento iconografico che li distingueva. Davide ha dovuto ricostruire quella di San Paolo con la spada, partendo da un vetro bianco sabbiato.

Gran finale con i Grassi

L’ultima serata, in programma venerdì 3 dicembre in Municipio, sarà dedicata alla famiglia Grassi. La ditta Grassi è una delle più antiche botteghe artigiane in Franciacorta, risalente al 1849, che si è tramandata di generazione in generazione, la lavorazione del marmo. Per saperne di più, non resta che partecipare all’incontro in programma alle 20.30 nella sala del Pianoforte.

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