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Alla scoperta dell'Universo con Paolo De Bernardis

Alla scoperta dell'Universo con Paolo De Bernardis
Cultura 26 Aprile 2017 ore 18:58

Quanto è grande l’universo? Quanto durerà? Tutti, almeno una volta nella vita, si sono posti certe domande e Paolo De Bernardis, del Dipartimento di Fisica all’Università della Sapienza di Roma, nel suo libro «Solo un miliardo di anni? Viaggio al termine dell’Universo» ha provato a dare delle risposte.

Villa Brunati, nella sala delle conferenze, ha accolto le sue spiegazioni, sempre supportate da Giancarlo ed Eliana, i genitori dello studioso, abitanti di Rivoltella.

Ha articolato la sua presentazione spiegando che lo studio dell’Universo, tema molto affascinante ma allo stesso tempo complesso, si può svolgere in due modi, ovvero guardando al passato (cos’è e come si è formato?), ma anche al futuro (questa volta in modo diverso, estrapolando quello che si è capito studiando il passato direttamente).

Nel primo caso infatti ci avvaliamo della possibilità di osservare come era fatto. Esempio lampante è la luce del sole, che noi vediamo otto minuti dopo che è stata emessa. Allo stesso modo si può analizzare l’Universo, con i suoi spazi bui tra le stelle, che non sono effettivamente scuri, visto che la luce emessa dalle galassie lì presenti non è «soltanto» in grado di raggiungerci. Si giunge così a ipotizzare che l’Universo o non è infinitamente esteso o lo è ma non nel tempo (sono così lontane che la luce non riesce a raggiungerci). È una spiegazione giusta, che giustifica l’evoluzione dell’Universo, in continua espansione, e che ci fa capire come sia nato e cresciuto. La luce quindi esiste, bisogna solo saperla catturare: se non si intrappola la luce visibile, bisogna prendere quella non visibile, sotto forma di raggi ultravioletti, ad esempio. De Bernardis è stato in grado di farlo, con svariati esperimenti da lui condotti. 

Cosa succederà, però, in futuro? Si studiano ambiti più vicini a noi, all’interno del sistema terra-sole, la cui distanza può essere variabile, arrivando così all’alterazione di equilibri fin troppo instabili che potrebbero portare all’estinzione della vita sulla terra. Tra un miliardo di anni (da qui il titolo del libro) sul nostro pianeta farà troppo caldo, ma ci sono delle soluzioni già proposte che fanno riflettere per quanto siano già state pubblicizzate da film ma che mai come ora risultano possibili: perché non trasferirsi su Marte o addirittura su un altro pianeta?

 

DA GARDAWEEK DEL 14 APRILE


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