Immersi nella silenziosa Bassa si trovano tesori nascosti, vivi solo nei ricordi d’infanzia di un tempo ormai passato. E’ questo il caso del Campazzo, frazione di Pontevico famosa per i suoi palazzi del Seicento e Settecento, ormai messi all’incanto e inaccessibili dietro i portoni serrati. Qui vivono una quarantina di persone, per lo più agricoltori con i terreni nelle vicinanze e da qualche tempo, tra questi antichi muri, sta nascendo un sogno.
Tutto nasce dall’amore per la cultura e il territorio
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Giovedì 24 settembre al Castello di Padernello, dove se non qui, l’ingegner Angelo Carini di Verolanuova ha presentato il “Progetto Campazzo”.
“Tutto è partito dalla mia biblioteca: ho 20mila volumi, tra i miei, insegno Ingegneria all’Università di Brescia, quindi ne ho parecchi per motivi di studio e lavoro, quelli di mio padre che era un architetto, dei miei zii di Urbino, Francesco Carini che insegnava Filosofia all’Università di Urbino e Rosa Rinaldi Carini che si è sempre occupata di didattica, specialmente nell’insegnamento della matematica, portando importanti contributi, infine avevo acquistato 5mila libri dall’Istituto Galvani di Brescia quando ha chiuso – ha spiegato l’ingegner Carini – dunque dovevo trovare un posto per i libri che per lo più ora sono inscatolati, così mi è venuto in mente che quando ero ragazzino venivo in bicicletta alle Vincellate e un giorno ero entrato nel palazzo Salvadego, davvero molto bello e quindi ho pensato di acquistare qualcosa qui per la mia biblioteca”.
Carini ha acquistato palazzo Salvadego, un edificio del 1700, con 33 stanze, tutte affrescate, con annessi edifici per la servitù e un grande parco, l’intero lotto si estende su una superficie di 9mila metri quadrati, ma non si è fermato qui: ha acquistato anche una cascina adiacente al Palazzo e una davanti ad esso. Di spazio per i libri ce ne sarà sicuramente, ma tra quelle stanze, ormai diroccate a causa del prolungato abbandono, si è fatto spazio un progetto ben più ampio.
Il Progetto Campazzo
L’idea è quella di creare una Fondazione di partecipazione che, proprio come a Padernello, si spenda per recuperare i fondi necessari al restauro di palazzo Salvadego e cerchi di acquistare, sempre ai fini del recupero, gli altri immobili dismessi della frazione, naturalmente il passo successivo sarà di aprirli alla comunità.
“Mi piacerebbe creare spazi per centri di ricerca sia legati al mondo universitario, ma anche a quello dell’impresa, quindi centri di ricerca con trasferimento tecnologico che servano anche alle ditte del territorio – ha spiegato Carini – poi si pensava anche ad un fine sociale, come realizzare una fattoria didattica o comunque iniziative che potessero essere utili ai frammenti più fragili della popolazione”.
Questa è solo l’idea iniziale, ancora tutta da costruire, per il momento si è costituito un Comitato promotore, su consiglio di Domenico Pedroni, presidente della Fondazione castello di Padernello, sicuramente la persona giusta per aiutare Carini in questa impresa decisamente epica, che si occuperà di trovare quelli che saranno i soci fondatori. Nel comitato ci sarà Carini, Pedroni, Maurizio Tira dell’Università di Brescia e una persona della comunità di Campazzo. Il primo passo è stato fatto, spesso questo è proprio il più difficile, ora non resta che rimboccarsi le maniche e su ispirazione del grande lavoro fatto a Padernello mettersi all’opera, del resto riuscire non solo a restaurare gli edifici dismessi di Campazzo ma aprirli alla comunità è un sogno per cui vale la pena spendersi.