Yana Malaiko, tre anni dopo la scomparsa: il femminicidio che sconvolse Castiglione delle Stiviere.
Per i giudici non c’è stata premeditazione
Per i giudici non c’era premeditazione nell’omicidio di Yana Malaiko : l’ex compagno, Dumitru Stratan, secondo la sentenza, ha agito senza aver pianificato in anticipo il delitto, anche se la dinamica ricostruita agli atti mostra un’escalation di violenza che durava da giorni. Dopo la fine della convivenza, la giovane ucraina era stata oggetto di minacce e persecuzioni: Stratan la seguiva, l’aveva aggredita fisicamente in passato e più volte fuori dal bar dove lavorava le intimava che se avesse frequentato un altro uomo, l’avrebbe uccisa. Una pressione costante, fatta di controllo ossessivo e intimidazioni.
Il 19 gennaio la trappola
Avendo manomesso la telecamera di sicurezza dell’appartamento che la coppia aveva condiviso, ha telefonato a Yana sostenendo che il cane, affidato a lui dopo la rottura, era malato. La giovane, preoccupata, si è convinta ad entrare nell’appartamento per recuperare l’animale, rendendosi subito conto che si trattava di un inganno. Una volta dentro, secondo la ricostruzione dei RIS, è avvenuta una colluttazione. La ragazza ha riportato traumi alle mani e al volto, segni evidenti di tentativi di difesa contro i colpi ricevuti. Le percosse, ripetute e violente, hanno provocato tumefazioni importanti, mentre le tracce di sangue rilevate sulla maniglia della porta della camera da letto e sul letto confermano la violenza del gesto. Yana è stata poi avvolta in cellophane e inserita in un trolley di piccole dimensioni. Gli investigatori ipotizzano che fosse ancora viva al momento della chiusura, e che il soffocamento possa aver causato la morte, oltre ai traumi subiti. Il corpo è stato trascinato giù per le scale fino al garage, caricato in auto e spostato in campagna per essere abbandonato.
Yana Malaiko: dinamica confermata
L’autopsia ha successivamente confermato la dinamica: traumi multipli compatibili con percosse e difesa da parte della vittima, soffocamento da cellophane e occultamento del cadavere. Le prove avevano confermano la violenza sistematica subita da Yana e il tentativo dell’assassino di eliminare tracce e responsabilità.
Nonostante le versioni contrastanti dell’imputato e gli elementi raccolti mostrassero come il delitto fosse maturato nei giorni precedenti, per i giudici non era premeditazione.